Popolazioni in fuga: una crisi umanitaria globale aggravata da politiche occidentali disumane

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MSF lancia la campagna #Milionidipassi, con un appello alla mobilitazione a tutti i livelli della società.  

La fuga di milioni di persone da guerre, violenza e povertà è una crisi umanitaria globale, aggravata dalle politiche disumane dei paesi occidentali.

Lo afferma MSF, testimone delle loro sofferenze in decine di paesi del mondo e sempre più anche in Europa, che lancia la campagna #Milionidipassi dedicata alle persone in fuga, con un appello all’opinione pubblica e ai governi perché sia ridata umanità al tema delle migrazioni forzate e venga garantito il diritto di tutti ad avere salva la vita.

Mentre il mondo assiste a una concomitanza di crisi di gravità e durata straordinarie, sono sempre più i civili a pagare il prezzo di guerre che non combattono.

Dai conflitti in Medio Oriente alle violenze croniche nell’Africa sub-sahariana, all’instabilità in Ucraina, Libia e Nigeria, oltre 51 milioni di persone sono costrette a fuggire e vivono in condizioni disperate, spesso senza accesso a beni di prima necessità e assistenza.

È l’esodo più imponente degli ultimi cinquant’anni, cui MSF sta dedicando risorse sempre maggiori. Ma la risposta internazionale è inadeguata.

I governi occidentali si concentrano sulla protezione dei propri confini invece che sui bisogni delle persone in fuga e considerano la questione come un problema di sicurezza invece che una crisi umanitaria di dimensioni colossali, mentre gli aiuti umanitari non riescono a far fronte ai bisogni immensi di sfollati e rifugiati nei paesi che accolgono la maggior parte di loro.

Queste persone sono costrette a fuggire perché non hanno altra scelta – ha detto Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere – Stanno cercando di salvarsi la vita, ma vengono considerate una minaccia.

Serve un nuovo approccio umanitario, che guardi alle loro indicibili sofferenze e alle ragioni della fuga, non alle modalità – legali o illegali – del loro viaggio o ai timori dei paesi di arrivo.

Come MSF siamo testimoni del loro esilio, in aree remote come sulle coste italiane. Chiediamo a tutti di fare il proprio passo perché abbiano salva la vita e trovino l’aiuto e la protezione che meritano.”

Secondo i dati ufficiali, il 95% delle persone in fuga rimane nei paesi d’origine o in quelli confinanti e nella classifica dei primi 10 paesi per rifugiati ospitati non compare nessuna nazione occidentale (l’Italia è al 35° posto con 78.000, il Libano ospita da solo 1.120.000 rifugiati siriani).

Ma l’Europa vive la migrazione forzata come un’invasione minacciosa e risponde con politiche restrittive che peggiorano le cose: chiusura delle frontiere, respingimenti, ostacoli burocratici, detenzione e standard di accoglienza inadeguati – il tutto condito da un dibattito pubblico che spesso punta alla criminalizzazione delle persone in arrivo – non solo non sono efficaci ma spingono persone disperate ad alternative estreme, che hanno gravi impatti sulla loro salute e sicurezza.

Come la via del Mediterraneo, responsabile del 75% dei decessi lungo le rotte migratorie a livello globale: una trappola mortale, tanto da essere l’area più pericolosa per chi fugge nonostante l’Europa accolga meno del 10% dei rifugiati al mondo.

Con le sue politiche restrittive, l’Europa sta creando una nuova crisi umanitaria – continua De Filippi – I governi portano la responsabilità di scelte disumane che impediscono alle persone di fuggire e tradiscono il loro diritto a ricevere assistenza e protezione, alimentando un meccanismo mortale che va disinnescato al più presto.

All’Europa, e al governo italiano, chiediamo vie legali e sicure per raggiungere il continente, il ripristino di attività di ricerca e soccorso in mare, e piani di emergenza per garantire sempre adeguate condizioni di accoglienza.”

Oggi MSF offre assistenza medico-umanitaria a sfollati. rifugiati e richiedenti asilo in 30 paesi (leggi il dossier qui).

Nei sovraffollati campi per rifugiati siriani, nei deserti africani, nei boschi della Serbia, tra le montagne dello Yemen, lungo le strade dal centroamerica agli Stati Uniti, sulle isole greche e alle banchine dei porti siciliani, migliaia di medici, infermieri, psicologi, logisti di MSF (di cui circa 400 italiani) compiono i loro passi per raggiungerle e dare loro l’aiuto di cui hanno bisogno: offrono assistenza medica e psicologica, curano i feriti e le vittime di violenze, assistono le madri nel dare alla luce i loro bambini, effettuano campagne di vaccinazione, forniscono cibo e acqua pulita.

Forte di questa esperienza, MSF lancia la campagna #Milionidipassi per raccontare i passi di chi è costretto a fuggire, i passi degli operatori umanitari per assisterli e quelli che tutti possono fare per sostenere questa azione.

Un appello rivolto anche ai governi, che devono assumersi le responsabilità a loro demandate e rispettare gli obblighi di protezione e assistenza, anche in termini di fondi destinati ai paesi in via di sviluppo che si fanno carico del maggior numero di rifugiati; all’opinione pubblica e ai mezzi d’informazione, perché promuovano una discussione più matura, rifiutando strumentalizzazioni e allarmismi; alle ONG perché rafforzino la propria capacità d’intervento.

Solo riconoscendo i volti e le storie che sono dietro i passi di chi fugge sarà possibile restituire loro la dignità, l’assistenza e la protezione che meritano.

“Ero in trappola” racconta Moussa Zarre, giovane della Costa d’Avorio che nel 2011, quando aveva 16 anni, ha fatto il viaggio attraverso il Mediterraneo e oggi collabora come mediatore culturale nei progetti di MSF in Sicilia.

Non potevo restare, perché nel mio paese rischiavo la vita per la guerra. Non riuscivo a fuggire: in Libia sono stato incarcerato come ‘clandestino’, poi ho preso il mare ma le onde ci hanno riportato a riva.

Solo mesi dopo sono sbarcato a Lampedusa, dopo due giorni su un gommone strapieno in cui ti sembra di impazzire.

Oggi ho di nuovo una vita e sono contento di aiutare persone con la mia stessa storia, che non hanno più niente e hanno bisogno del nostro aiuto.”

Il simbolo della campagna #Milionidipassi sono le scarpe rovinate, ricucite, distrutte, segno del dramma ma anche strumento di salvezza, rappresentate dalla giovane fotografa americana Shannon Jensen, che nel 2012 documentò l’esodo di trentamila sudanesi che cercavano rifugio in Sud Sudan per salvarsi dalla violenza dell’esercito.

Oggi quelle scarpe, un oggetto che accomuna tutti indipendentemente dalla propria storia e paese d’origine, rivivono nella campagna, nel provocatorio spot girato in un negozio di Roma con lo stile della candid camera, nell’evento di lancio, con la performance di Marco Baliani, Sonia Bergamasco, Giuseppe Cederna, Stefano Fresi, Laura Morante e Valerio Mastandrea nella cornice di un “temporary store”.

Per tutto l’anno, testimonianze, dibattiti, installazioni itineranti e iniziative sul web, come quella dello shoe-selfie, che invita tutti a inviare una foto e una storia delle proprie scarpe attraverso la app gratuita.

Per aderire alla campagna e sostenere l’azione di MSF www.milionidipassi.it.

Cosa facciamo per i rifugiati

MSF offre assistenza a sfollati, rifugiati e richiedenti asilo in 30 paesi, siano di origine, di transito o di destinazione.

Tra essi Libano, Iraq, Giordania e Turchia – che accolgono rifugiati siriani – Afghanistan/Pakistan, Nigeria/ Niger/Ciad, Yemen, Repubblica Centrafricana/Ciad/Camerun/Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan/Etiopia, Ucraina, Messico, Mali/Mauritania, Grecia, Serbia.

In Italia MSF ha lavorato dal 2002 all’assistenza agli sbarchi a Lampedusa, tra i lavoratori stagionali nel Sud Italia, all’interno dei centri per migranti in diverse regioni.

Oggi offre un servizio medico agli sbarchi e all’interno del CPSA di Pozzallo, in Sicilia, in collaborazione con le autorità sanitarie locali; e un servizio di assistenza psicologica nei centri di accoglienza straordinaria della provincia di Ragusa.

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