Repubblica Centrafricana la popolazione in fuga da banditi ribelli ed esercito.

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In seguito a una missione di valutazione condotta ad agosto nell’estrema parte nord-occidentale della Repubblica Centrafricana, MSF aprirà un progetto medico-nutrizionale a Bocaranga. L’insicurezza nell’area è aggravata, oltre che dal conflitto armato tra il gruppo di ribelli APRD e le forze governative, anche da attacchi sferrati da gruppi di banditi di strada, che si sono aggiunti negli ultimi anni. Questa cronica insicurezza soffoca l’attività economica e limita drasticamente l’accesso della popolazione all’assistenza sanitaria.
MSF lavora a Paoua dal marzo 2006. Malgrado il clima di violenza latente, la popolazione recentemente è riuscita a muoversi di nuovo su gran parte delle strade, in un raggio di 30 km dalla città. L’ospedale della città è estremamente affollato e MSF sta per riprendere le attività nell’area circostante, dando sostegno alle postazioni sanitarie.

Hai preso parte a una missione di valutazione nell’estrema parte nord-occidentale della Repubblica Centrafricana: com’è la situazione in questa zona?
La valutazione, condotta in agosto, ha interessato prevalentemente la sottoprefettura di Bocaranga. Questa città è situata nella zona dei banditi di strada. Questi banditi, noti anche come zaraguinas, rapiscono a scopo di estorsione i presunti possessori di beni della comunità (in particolare bestiame, che viene valutato moltissimo) oppure assalgono i passanti e i veicoli che transitano sulla strada.
Ci siamo spinti anche un po’ più a nord, fino alla sottoprefettura di Ngaoundai. In seguito agli attacchi del gruppo ribelle APRD (Esercito popolare per la restaurazione della repubblica e della democrazia) questa area è stata sottoposta a due ondate di violente rappresaglie da parte delle forze governative, in aprile e in giugno.
Oggi l’APRD ha esteso la sua zona di influenza ad alcune sezioni di strade tra le due città e i banditi di strada sono stati spinti un po’ più a sud. Negli ultimi mesi il numero di estorsioni perpetrate dai diversi gruppi armati ai danni dei civili è diminuito ma il rischio che la situazione possa degenerare è molto reale. Le strade sono ancora pericolose perché l’area tra Bocaranga e Ngaoundai è regolarmente teatro di scontri tra ribelli, banditi ed esercito per il controllo del territorio, con villaggi e strade che fanno da prima linea.

In che modo questa situazione incide sulla popolazione locale?
La popolazione vive in uno stato di insicurezza costante a causa degli attacchi dei banditi, dell’APRD e delle rappresaglie delle truppe governative. Si stima che dal 2004 30.000 Fulbhe, famiglie di pastori particolarmente prese di mira dai banditi di strada, siano scappati in Camerun per sfuggire alle violenze. Almeno lo stesso numero di persone è fuggito nelle foreste vicino ai loro campi, a pochi chilometri dai loro villaggi e vivono sotto ripari di fortuna. Inoltre la minaccia di nuovi attacchi fa sì che la gente tenda a scappare al minimo allarme.
L’insicurezza paralizza anche le attività commerciali. I veicoli commerciali vengono messi a dura prova dai diversi gruppi armati e hanno paura a circolare, anche sotto scorta armata, e di conseguenza i rifornimenti non arrivano nella regione come in precedenza. I coltivatori non possono vendere i loro raccolti in eccedenza o la produzione di cotone. Il risultato è che i mercati hanno sempre meno merci e i prezzi sono aumentati, soprattutto in città, mentre il reddito della popolazione è precipitato.
L’impoverimento e lo sfollamento della popolazione nella foresta hanno gravemente danneggiato la qualità della vita.

Questa situazione ha ripercussioni sulla salute della popolazione?
Gli abitanti dei villaggi che sono fuggiti nella foresta sono particolarmente vulnerabili alla malaria, soprattutto durante la stagione delle piogge che va da aprile a novembre. Inoltre la scarsità di acqua potabile e il fatto di vivere sotto ripari di fortuna rendono la popolazione molto vulnerabile alla diarrea e alle affezioni respiratorie. L’accesso all’assistenza sanitaria è estremamente limitato perché la popolazione non può spostarsi liberamente a causa dell’insicurezza e anche perché le cure sono costose e i soldi sono pochi.
In quest’area non sono presenti organizzazioni umanitarie di emergenza. Fino ad ora, MSF non ha potuto lavorare qui. Le autorità sanitarie non riconoscono il livello di emergenza e senza dubbio temono che la nostra presenza disturberà le attività mediche ancora presenti nell’area.
Nel corso della nostra missione di valutazione a Bocaranga, abbiamo rilevato che una piccola parte delle famiglie Fulbhe sfollate è affetta da malnutrizione. Queste famiglie hanno perso il bestiame che era la loro unica fonte di cibo e di commercio e si sono stabilite in città a causa dei banditi. Abbiamo visto molti dei loro bambini affetti da malnutrizione.

Che tipo di lavoro sarà in grado di fare MSF in quest’area?
Nell’area di Ngaoundai, la vicinanza di un grande mercato a Mbaiboum, in Camerun, rende possibile una certa attività economica. Inoltre il costo delle cure in ospedale e nelle 27 postazioni sanitarie dell’area circostante, è diminuito grazie al sostegno delle missioni religiose (una missione cattolica e un missionario laico che hanno costruito l’ospedale della città) attraverso una serie di sistemazioni di emergenza. Ovviamente queste misure funzionano più sul piano teorico che su quello pratico. Potremmo rifornirli di medicinali di tanto in tanto ma per il momento sentiamo che è prioritario aprire un progetto a Ngaoundai. La situazione deve essere ancora monitorata e occorre fare una valutazione ancora più approfondita.
D’altra parte, nelle sottoprefetture di Bocaranga e Koui l’accesso all’assistenza sanitaria è scarsa come a Ngaoundai ma in più non hanno il vantaggio di avere un missionario che contribuisce al costo delle cure. Inoltre, poiché mancano le strutture di cura per la malnutrizione acuta grave di cui abbiamo individuato alcuni casi tra le famiglie Fulbhe, la cura della malnutrizione riveste particolare importanza. Perciò vogliamo avviare un progetto per curare i bambini affetti da malnutrizione, abbinato alla distribuzione di razioni alimentari alle loro famiglie. La nostra presenza nella zona ci farà conoscere meglio i problemi della regione e, se necessario, ci consentirà di ampliare le nostre attività o di allertare altri operatori di emergenza circa i bisogni da mobilitare.

Com’è la situazione a Paoua, dove MSF lavora dal marzo 2006?
Nell’area di Paoua c’è stato un periodo di relativa tranquillità dopo la morte di Elsa, la nostra collega uccisa mentre si trovava in missione esplorativa a Ngaoundai. In agosto si sono verificati nuovi incidenti sulla sicurezza anche se in misura minore rispetto al 2006. Attualmente il governo e i ribelli stanno negoziando un cessate il fuoco. Si verificano meno scontri violenti perché i militari restano nello loro caserme mentre i ribelli controllano i raccordi stradali. Ma il processo è lento e in qualsiasi momento la situazione potrebbe degenerare.
Per il momento la popolazione che vive nei dintorni di Paoua è in grado di raggiungere un centro medico, arrivando da nord, sud, ovest e a volte anche da un raggio di 30 chilometri. Per questo motivo l’ospedale è estremamente affollato: si effettuano oltre 1000 visite ambulatoriali a settimana, 200 visite prenatali, circa 30 parti, il reparto pediatrico ospita in media dai 30 ai 50 bambini, ecc.
Negli ospedali in cui vige il “recupero costi”, vale a dire nei quali si deve pagare per farsi curare, viene effettuata solo una minima parte delle attività! Ciò dimostra l’importanza delle cure gratuite in un contesto come questo. La presenza di MSF è quindi molto apprezzata dalla popolazione che può andare a farsi curare in ospedale malgrado il proprio attaccamento alla medicina tradizionale e un approccio in qualche modo mistico verso la malattia.

Vi sono stati problemi legati alla ripresa delle nostre attività nell’area intorno a Paoua?
Le nostre attività sono state sospese a giugno, dopo la morte di Elsa. Abbiamo ripreso a muoverci nell’area circostante a luglio. Ma non ripristineremo il servizio di cliniche mobili operativo fino a giugno. In una situazione di tensione, inviare un team di medici per fare visite in giornata nel “bush” o in un villaggio non rappresenta una soluzione soddisfacente. E’ verosimile che i veicoli di MSF potrebbero venire associati ad alcuni gruppi di persone, il che metterebbe a rischio tutti, la gente che vogliamo curare e anche gli stessi team. Tuttavia la nostra priorità assoluta è quella di aumentare l’accesso della popolazione sfollata nel “bush” a causa delle violenze.
Abbiamo individuato tre postazioni sanitarie nei villaggi circostanti, Betoko, Bedaya and Pougol, nelle quali daremo sostegno agli “infermieri di emergenza” che fanno del loro meglio per curare la gente del posto. Hanno fatto poca formazione, hanno scarse risorse e sono obbligati a farsi pagare le cure per finanziare la loro attività. Perciò forniremo loro le medicine necessarie per curare le malattie più comuni (malaria, diarrea, scabbia e congiuntivite) e faremo dei corsi di formazione presso l’ospedale di Paoua. In una seconda fase speriamo che saranno in grado di curare la malnutrizione senza complicazioni e anche altre patologie leggermente più complesse come le affezioni respiratorie.
Un’altra attività fondamentale nell’area è quella di essere in grado di trasferire i pazienti all’ospedale di Paoua. Gli infermieri di emergenza potrebbero individuare i pazienti che necessitano di cure più specialistiche. MSF pagherà il biglietto, per il taxi-bicicletta per esempio, in modo che possano andare all’ospedale. Tuttavia dobbiamo ancora scoprire un modo per curare le popolazioni isolate nel “bush”, dove non ci sono né postazioni sanitarie né operatori sanitari.

 


Medici Senza Frontiere è presente in tutte le regioni colpite dalla violenza nel nord della Repubblica Centrafricana. Forniamo cure mediche di primo e di secondo livello grazie a un sistema di ospedali, centri di salute e cliniche mobili nella città e nei dintorni di Paoua, Boguila, Markounda, Batangafo, Kabo, Kaga Bandoro, Gordil e Birao. MSF impiega attualmente in Repubblica Centrafricana 55 operatori internazionali, 485 operatori locali e dispone di un budget annuale di 7.7 milioni di euro.

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