Resistenza agli antibiotici, il nemico invisibile dietro alle ferite di Mosul

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Resistenza agli antibiotici, il nemico invisibile dietro alle ferite di Mosul

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Senza un’azione urgente, le infezioni comuni potranno tornare ad essere letali.

Saad siede nel suo letto e fissa la finestra, godendosi per un momento la timida luce che ne filtra. È da solo nella sua stanza in isolamento, i medici hanno appena concluso il loro giro di visite quotidiano. Gli hanno detto che dovrà presto subire un altro intervento chirurgico, il quarto da quando è stato ferito.

Saad, 46 anni, viene da Mosul. La sua famiglia ha vissuto lì per generazioni. Ma la vita che conosceva è cambiata drammaticamente quando una bomba ha colpito il suo quartiere, mentre camminava verso la sua auto per andare al lavoro. “Era una mattina caldissima e nuvolosa, come ce ne sono tante qui” ricorda. “Ma all’improvviso un’esplosione mi ha colpito e sono caduto incosciente.”

L’esplosione non ha ucciso Saad, ma lo ha ferito gravemente alla gamba, fratturando tibia e perone. Con il primo intervento gli è stato inserito un fissatore interno, ma il recupero è stato difficile e doloroso e sono insorte complicazioni. Durante il ricovero, una biopsia ha rivelato la presenza di un’infezione multi-resistente ai farmaci.

Cos’è la resistenza ai farmaci e come si sviluppa

La resistenza agli antibiotici non è un fenomeno recente e si sta diffondendo in molti Paesi del mondo, perciò è urgente affrontarla con una risposta mirata prima che diventi una delle principali sfide per la salute pubblica di questo secolo.

In Medio Oriente e in Iraq, i tassi della resistenza agli antibiotici sono allarmanti.

Quasi il 40 per cento dei pazienti ricoverati nella clinica post-operatoria di MSF a Mosul est è arrivato con un’infezione resistente agli antibiotici, nel 90 per cento dei casi di tipo multiresistente.

Quando una persona ha un’infezione batterica viene generalmente trattata con antibiotici, gli unici farmaci disponibili efficaci contri i batteri. Ma i batteri possono adattarsi ai farmaci per garantire la propria sopravvivenza.

Le cause della resistenza agli antibiotici sono molteplici, a partire dall’utilizzo improprio o eccessivo degli antibiotici. In molti Paesi a basso e medio reddito spesso non è necessaria la prescrizione medica per accedere a questo tipo di farmaci, quindi l’utilizzo non regolamentato è un problema diffuso.

Sul lungo termine, la resistenza agli antibiotici può avere un impatto gravissimo sulla salute delle persone. Se gli antibiotici perdono la loro efficacia, anche procedure mediche di base possono diventare troppo rischiose e la capacità di recupero dei pazienti compromessa.

Un paziente con un’infezione resistente agli antibiotici ha meno opzioni di trattamento e generalmente queste sono più costose. Non tutti i Paesi o gli ospedali hanno accesso a questi costosi antibiotici di ultima generazione e ovviamente le difficoltà nell’accedere a questi medicinali sono più frequenti nei Paesi a basso e medio reddito.

Ricercatori e scienziati stanno cercando di sviluppare nuovi antibiotici, ma questo richiede molto più tempo di quello necessario ai batteri per sviluppare nuovi meccanismi di resistenza. Questa situazione mette a rischio la nostra capacità di trattare anche le malattie infettive più comuni, come le infezioni del tratto respiratorio superiore o le ferite infette. Senza un’azione urgente, il rischio è di entrare in un’era post-antibiotica in cui le infezioni comuni e le lesioni lievi rischieranno di non essere curabili tornando così ad essere mortali. Ernestina Repetto Infettivologa nei progetti di MSF in Medio Oriente

Trattare la resistenza agli antibiotici a Mosul

La resistenza agli antibiotici sta complicando la cura dei pazienti feriti da traumi violenti o accidentali ricoverati nella struttura post-operatoria di MSF a Mosul est.

Dal primo giorno di attività, MSF ha messo in atto misure di gestione degli antibiotici, di prevenzione e controllo delle infezioni per limitare l’impatto delle infezioni resistenti ai farmaci. Alcune di queste misure sono estremamente semplici e partono dal lavarsi le mani in modo corretto.

Anche le precauzioni da contatto sono fondamentali: i pazienti con infezioni resistenti vengono ricoverati in camere singole e non in reparti aperti. Si utilizzano strumentazioni dedicate e indumenti protettivi come guanti e camici, si limitano i movimenti dei pazienti e si garantisce una particolare cura nella pulizia e nella disinfezione delle loro stanze. In questo modo si evita la diffusione delle infezioni ad altri pazienti e al personale medico.

MSF chiede a tutti i medici e paramedici di evitare l’uso di antibiotici quando non è strettamente necessario e raccomanda vivamente il Ministero della salute iracheno ad adottare tutte le misure necessarie per rendere la popolazione consapevole del grave impatto che ha sulla salute l’abuso di antibiotici.

Salute mentale per i pazienti resistenti ai farmaci

A causa del loro isolamento all’interno dell’ospedale, i pazienti con infezioni resistenti ai farmaci hanno maggiori probabilità di incontrare difficoltà psicologiche legate alla loro condizione e alle sfide legate alla cura.

Chi viene curato in isolamento soffre maggiormente di ansia, depressione ed episodi di rabbia rispetto agli altri pazienti. Molti dei nostri pazienti hanno vissuto eventi traumatici e ritrovandosi soli in camere di isolamento hanno più tempo per pensare a ciò che hanno subito. Per far fronte a questa situazione stiamo sviluppando programmi psicologici individuali in base all’età e al livello di istruzione dei nostri pazienti. La psico-educazione è una fase cruciale, perché se il paziente è consapevole delle ragioni per cui è costretto all’isolamento diventerà più compiacente alle cure. Olivera Novakovic Psicologa di MSF a Mosul est

 

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