Rinnoviamo al governo siriano la richiesta di accedere alla popolazione

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Rinnoviamo al governo siriano la richiesta di accedere alla popolazione

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In Siria, i bisogni medici dei pazienti non cambiano quando le linee del fronte si spostano e il controllo di un’area passa da un gruppo all’altro. 

Dopo sette anni di accesso negato, chiediamo ancora una volta al governo siriano di garantirci l’accesso a tutte le aree, per fornire cure mediche ai siriani che ne hanno disperato bisogno, ovunque si trovino.

La Ghouta orientale, dove il governo siriano ha preso il controllo dai gruppi armati non governativi dopo anni di assedio e una violenta offensiva, è uno dei numerosi esempi in cui i bisogni medici della popolazione rimasta nell’area restano elevati.

Il livello dei traumi, mentali e fisici, causati durante l’offensiva di marzo per prendere il controllo della Ghouta orientale vanno al di là della mia comprensione. Le strutture supportate da MSF hanno registrato più di 5.600 pazienti feriti nei primi 16 giorni dell’offensiva. Conosciamo anche gli altri bisogni medici accumulati dagli uomini, donne e bambini nella Ghouta orientale durante gli anni dell’assedio, da patologie croniche a malattie infettive come la tubercolosi. Il numero di persone colpite e la gravità dei bisogni dimostrano come per questi pazienti sia necessaria una risposta medica significativa e urgente, indipendentemente da chi abbia il controllo del territorio. Meinie Nicolai direttore generale di MSF

 

Con l’unica motivazione di rispondere ai bisogni dei pazienti, confermiamo la propria volontà di far parte della risposta medica nell’area e richiediamo l’autorizzazione ufficiale per farlo. La nostra richiesta non si limita alla Ghouta orientale. Prenderemo in considerazione la possibilità di lavorare ovunque ci siano bisogni medici valutati in modo indipendente e in aree in cui l’accesso sia garantito e siano assicurate condizioni di lavoro adeguate. Questo può comprendere zone non controllate dal governo, le aree a nord di Homs passate recentemente sotto il controllo governativo e altre aree rurali o urbane controllate dal governo, qualora vi siano bisogni chiaramente identificati.

“MSF fornisce cure secondo i principi dell’etica medica, basando i trattamenti esclusivamente sui bisogni medici, non sulle opinioni o affiliazioni politiche del paziente”, afferma Nicolai di MSF. “Per questa ragione, la nostra richiesta è di poter fornire assistenza medica a ogni paziente, sia che si trovi nelle aree controllate dal governo sia al di fuori di esse. Le nostre azioni si basano esclusivamente sui bisogni dei pazienti, non sulla politica della guerra”.

Da maggio 2011, abbiamo più volte richiesto al governo siriano l’autorizzazione a fornire assistenza medica insieme al Ministero della Salute e alla Mezzaluna Rossa Araba Siriana. Questa autorizzazione non è mai stata concessa. Di fronte all’aumento dei bisogni medici senza risposta nelle zone non controllate dal governo, abbiamo deciso di avviare, in piena trasparenza, attività mediche in quelle aree. Una lettera ufficiale a firma del presidente internazionale di MSF ha informato il governo siriano della decisione, ribadendo la richiesta di autorizzazione a lavorare in tutto il paese.

Nel 2013 ulteriori discussioni hanno portato alla firma di un memorandum d’intesa con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana per un progetto di salute materna a Damasco, ma non è stato possibile implementarlo per la mancata concessione dei visti al personale di MSF che avrebbe dovuto lavorare in Siria. Dopo nuove negoziazioni, un altro incontro a Damasco nel 2016 ha prodotto una proposta concreta per lavorare direttamente in aree controllate dal governo. Anche in questo caso, nonostante l’accordo fra diversi alti funzionari, non è stato possibile attuare il piano per il mancato rilascio dei visti da parte del governo.

Durante la battaglia di Aleppo est, sempre nel 2016, MSF si è offerta di inviare un aereo cargo di forniture mediche e di assistere gli sfollati e i feriti evacuati ad Aleppo ovest, controllata dal governo. MSF non ha mai ricevuto risposta a queste proposte. Più recentemente, nell’aprile 2018, MSF ha presentato una nuova richiesta formale al Ministero degli Affari Esteri siriano, alla quale non è ancora stata data una risposta.

Con quasi 50 anni di esperienza nel fornire assistenza medica – spesso in contesti di conflitto o post-conflitto – in 72 paesi del mondo, MSF è in grado di fornire una capacità di assistenza medica ingente e rilevanteafferma Nicolai di MSF. “Possiamo mobilitare personale esperto da tutto il mondo per lavorare insieme ai medici siriani e possiamo portare le nostre stesse attrezzature per non essere un peso per i servizi sanitari siriani. Se fossimo autorizzati, potremmo iniziare il nostro lavoro in pochi giorni e svolgere un ruolo estremamente utile insieme ad altri professionisti del settore siriani e internazionali. Se la nostra richiesta verrà nuovamente negata, continueremo a fare tutto il possibile, ovunque potremo, perché c’è un gran numero di persone che ha un grande bisogno di cure, oggi in Siria”.

Il nostro lavoro in Siria

Supportiamo la fornitura di cure mediche alle comunità nella regione della Ghouta orientale dal 2012. Non potendo essere fisicamente presente, l’organizzazione supporta i medici siriani dai paesi circostanti fornendo materiali medicali, sostegno finanziario per coprire i salari dello staff impegnato in ospedali e strutture sanitarie, indicazioni su questioni di salute pubblica, risposta agli afflussi di massa dei feriti e gestione di ospedali e farmacie, consulenza tecnica a medici e paramedici quando devono affrontare condizioni cliniche o patologie che esulano dalla loro formazione medica.

In Siria settentrionale, in aree dove è stato possibile negoziare l’accesso, gestiamo o supportiamodirettamente sei ospedali e sette centri sanitari, e ha avviato sei cliniche mobili e sei équipe di vaccinazione. Continuiamo a  fornire supporto a distanza a circa 25 strutture sanitarie in tutto il paese, in aree dove le proprie équipe non possono essere presenti in modo permanente.

A oggi, le nostre attività in Siria si sono svolte in aree non controllate dal governo siriano perché le nostre ripetute richieste di autorizzazione non hanno ancora portato alla possibilità di accedere. Per garantire indipendenza dalle pressioni politiche, non riceviamo alcun finanziamento governativo per il proprio lavoro in Siria.

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