Sea Watch 4: un porto sicuro per 353 sopravvissuti

  • Ricerca e soccorso
  • Mediterraneo
Sea Watch 4: un porto sicuro per 353 sopravvissuti
  • Ricerca e soccorso
  • Mediterraneo

Insieme a Sea-Watch, siamo tornati in mare nel Mediterraneo centrale il 15 agosto, a bordo della nuova nave Sea-Watch 4. Ieri, 11 giorni dopo il primo salvataggio, ci è stato assegnato un porto sicuro, Palermo, dove i 353 sopravvissuti – tra loro un centinaio di minori non accompagnati – saranno trasferiti su una nave quarantena.

Tra le persone a bordo, 202 sono state soccorse attraverso tre operazioni di salvataggio effettuate tra il 22 e il 24 agosto. Le restanti 152 sono state trasferite da un’altra nave umanitaria, la Louise Michel.

La nostra équipe ha effettuato centinaia di visite mediche a bordo. Insieme a mal di mare e disidratazione abbiamo medicato molte ustioni da carburante.

Un ragazzo è stato evacuato perché aveva ustioni troppo gravi per poterle curare nella clinica d’emergenza a bordo. Abbiamo curato anche ferite che sono segni evidenti degli abusi e delle torture subite in Libia.

Come organizzazione medica e umanitaria, siamo ben consapevoli dei rischi posti dal Covid-19. Abbiamo risposto a questa pandemia in più di 70 paesi, tra cui l’Italia.

Sosteniamo fortemente la necessità di prendere tutte le precauzioni necessarie e a bordo della Sea Watch 4 abbiamo implementato protocolli Covid molto severi.

Ancora una volta, come da anni ormai, abbiamo dovuto salvare persone dal mare e continuiamo a farlo perché lasciarle morire, nell’indifferenza degli Stati europei, non è un’opzione possibile. In epoca di pandemia, la quarantena per staff e persone soccorse è una misura accettabile e necessaria. Non è, invece, accettabile che le navi umanitarie vengano fermate per motivazioni pretestuose e strumentali dopo i soccorsi, come è accaduto in passato. Queste crudeli situazioni di stallo devono finire. Le persone non possono essere abbandonate in mare né respinte nello stesso luogo da cui stavano cercando di fuggire. Gli Stati europei devono ripristinare un meccanismo di ricerca e soccorso efficace nel Mediterraneo” Claudia Lodesani Presidente di MSF in Italia

 

Condividi con un amico