Somalia se la speranza non basta

Comunicato di sintesi della conferenza stampa odierna a Roma per la presentazione del Rapporto di MSF

Puoi visualizzare l'introduzione e il sommario del rapporto:
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"La situazione umanitaria in Somalia non è migliorata, la presenza della cooperazione diminuisce e non è sufficiente a coprire le necessità del Paese e a superare difficoltà e problemi quotidiani". Lo ha detto oggi a Roma Ayham Bayzid, capomissione di Medici Senza Frontiere in Somalia, durante la presentazione del rapporto "Somalia: la tenacia della speranza". Secondo Bayzid "la tenacia della speranza del popolo somalo non è più sufficiente" e, ha aggiunto il capo missione, "sbaglia chi crede che sia solo una questione di soldi e che sia sufficiente aumentare i fondi. Quel che occorre è aumentare la presenza della cooperazione, garantire l'accesso degli operatori umanitari in tutto il paese e rafforzare l'embargo sulle armi che continuano a transitare tranquillamente nella regione. Non va inoltre dimenticato che non è nemmeno sufficiente parlare di pace se il processo negoziale non viene seguito in parallelo dall'assistenza umanitaria e da un monitoraggio del rispetto dei diritti fondamentali".

Secondo il rapporto reso noto oggi da MSF, più di mezzo milione di persone rischiano di morire di fame, il 77% della popolazione non ha accesso alle cure mediche e il 77% della popolazione non dispone di acqua potabile. Il tasso di malnutrizione della popolazione raggiunge il 17%, ma in alcune aree è ancora più alto. Il 16% delle donne continua a morire a causa del parto: il terzo più alto tasso di mortalità materna al mondo. Quasi un quarto dei bambini somali (22,4%) muore prima di raggiungere i cinque anni. In assenza di salde strutture statali, il 90% delle cure mediche è attualmente fornito da strutture private. L'aspettativa di vita è di soli 44 anni per gli uomini e di 47 anni per le donne. Dodici anni di guerra civile hanno dunque lasciato il segno sulla popolazione somala.

Ma la comunità internazionale sembra aver dimenticato l'emergenza somala. Secondo il rapporto di MSF, nel 1992 oltre 200 organizzazioni non governative erano attive in Somalia. Attualmente ne restano soltanto 61. E solo pochissime tra queste lavorano nelle aree più conflittive e periferiche dove più sarebbe necessario il loro intervento. L'aiuto è infatti concentrato nel Somaliland, nel Puntland e in poche altre aree del paese, mentre è quasi assente nelle altre aree, dove le bande armate mettono quotidianamente a rischio la vita degli operatori umanitari. Anche i fondi sono stati fortemente ridotti. Per la sola missione Onu UNOSOM II furono spesi 1,6 miliardi di dollari. Nel 2001, l'aiuto alla Somalia si è ridotto a soli 115 milioni di dollari e comprende sia le attività dell'Onu che quelle delle Ong.
Lontana dai riflettori che l'avevano santificata come terra in via di pronta guarigione ai tempi di Restore Hope, la Somalia è ormai stata quasi completamente abbandonata..

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