Sostegno psicologico ad Aceh – trattare la devastazione psicologica dello tsunami

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Il 31 dicembre, cinque giorni dopo lo tsunami, sono arrivati a Banda Aceh da due psicologi indonesiani, di Medici senza Frontiere (MSF), con l’obiettivo di accertare i traumi psicologici causati dal disastro. Dal 5 gennaio era già operativo un team composto da due psicologi internazionali e da quattro indonesiani, tutti esperti nel supporto psicosociale di emergenza. Fino ad ora , il team ha condotto oltre cento visite individuali e terapie di gruppo per circa settanta persone colpite dallo tsunami.

I membri del team di igiene mentale di MSF viaggiano insieme agli ambulatori mobili di MSF, operativi in svariati posti a Banda Aceh, Lamno, Meulaboh e Sigli. Quando arrivano persone con sintomi quali mal di testa, insonnia, problemi gastrici, ansia e altri possibili disturbi psicosomatici, vengono visitate dal personale medico e quindi mandate dallo psicologo per le visite individuali. Una piccola tenda vicino all’ambulatorio o un telone montato dietro un veicolo di MSF offrono un minimo di privacy. Spesso le persone vengono solo per parlare della loro esperienza ed è importante che parlino con qualcuno che non è stato colpito dal disastro ed è concentrato sul loro ascolto.

Il primo problema che abbiamo dovuto affrontare è stata la mancanza di informazioni. Solo poche persone sapevano cosa fosse veramente uno tsunami e quali fossero le sue cause” ha detto Silvia Cauzi, psicologa di MSF. “Molti trovano un senso in questo evento interpretandolo come una punizione divina. Il comprendere che si tratta di un fenomeno naturale e che è possibile prendere delle misure per proteggersi da esso, contribuisce veramente a far diminuire la loro ansia“.

MSF sta distribuendo volantini in lingua indonesiana e acenese per spiegare cos’è uno tsunami e quali reazioni potrebbero avere le persone colpite. Malattie psicosomatiche, cambiamenti nel comportamento, disturbi emotivi e forte stress sono reazioni normali in caso di eventi eccezionali e imprevedibili.

Nelle prime 72 ore dopo un disastro, le persone si trovano in stato di shock a cui segue una fase acuta di stress. Hanno bisogno di tornare il prima possibile a essere padrone della loro vita e di venir fuori dal senso di impotenza. Una volta che sono in grado di sopravvivere, di trovarsi un lavoro, guadagnare un po’ di soldi, soddisfare i bisogni primari e tornare alla vita allora le persone cominciano a capire veramente cosa gli è successo” ha detto Silvia. “All’inizio la gente non è neanche capace di piangere e concentra tutte le energie nella ricerca di un modo per sopravvivere. Ciò gli impedisce di esprimere momentaneamente la grande tristezza e lo smarrimento provati“.

L’approccio degli psicologi di MSF è quello di usare terapie brevi basate sulla risoluzione del problema. Il primo passo è aiutare le persone a stabilire una relazione tra lo stress cui sono sottoposte e i sintomi fisici provati, consentendo loro di aprirsi e cominciare a esprimersi. Il secondo passo è lasciare che esse trovino la soluzione da sé per sentirsi meglio. Durante le visite, i pazienti apprendono inoltre a rilassarsi attraverso la respirazione e le tecniche di rilassamento.

Chiediamo se nelle ultime tre settimane il paziente ha fatto qualcosa che gli/le ha consentito di stare un pochino meglio” dice Faye, uno psicologo di MSF. “E’ importante che comincino a utilizzare i brevi attimi di positività come risorsa cui attingere nei momenti di bisogno. E anche per noi è molto importante ascoltarli mentre esprimono le loro emozioni e la loro tristezza“.

Nelle prossime settimane, quattro team di psicologi di MSF, ciascuno composto da uno psicologo internazionale e da due psicologi indonesiani, cominceranno a lavorare in postazioni fisse, in collaborazione con le strutture sanitarie pubbliche locali di Meulaboh, Sigli, Lamno e Banda Aceh. Saranno anche organizzate “Case di ascolto” dove le persone colpite dallo tsunami possono andare per riposarsi o per parlare, in modo informale o formale e MSF opererà con le comunità di ciascun posto per dare aiuto ai più deboli e fornire sostegno psicosociale nella comunità.

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