SPECIALE AIDS. Progressi e sfide sul trattamento dell’HIV/AIDS nei paesi in via di sviluppo. MSF fa il punto.

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Il trattamento delle persone affette da HIV/AIDS con i farmaci antiretrovirali (ARV) ha dimostrato di essere efficace anche per i pazienti in uno stadio avanzato della malattia che vivono nei paesi in via di sviluppo. E’ quanto emerge dai dati presentati oggi dall’organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) durante la conferenza mondiale sull’Aids in corso a Bangkok.

La semplificazione delle terapie – e in particolare l’uso di combinazioni in dose fissa (FDC- fixed dose combinations) che riuniscono in un’unica pillola, da assumere due volte al dì, i 3 principi attivi necessari a combattere il virus – ha permesso a MSF di espandere rapidamente il numero di pazienti trattati. Nel 2002 MSF raggiungeva 1.500 pazienti in 10 paesi, oggi è arrivata a trattarne 13mila in 25 paesi.

Nonostante questo successo, MSF ha sottolineato le molte sfide che ancora rimangono aperte: in primo luogo i costi esorbitanti delle terapie di seconda linea per i pazienti che mostrano resistenze ai farmaci di prima linea e l’assoluta mancanza di formulazioni pediatriche.

Gli studi osservazionali sulla sicurezza e l’efficacia delle terapie condotti su 12.058 adulti (età media 34 anni, 55,6% donne) seguiti in 31 progetti di MSF hanno evidenziato un’incoraggiante risposta clinica e immunologica. Nonostante molti dei pazienti abbiano iniziato il trattamento quando erano già in uno stadio avanzato della malattia (l’87,7% erano allo stadio II o IV della classificazione OMS), la probabilità di sopravvivenza a 24 mesi dall’inizio della terapia sono dell’85,3% e la percentuale di pazienti che hanno abbandonato le terapie si è limitata al 12,1 per cento.

Tra i pazienti di MSF è stato osservato anche un continuo incremento dei CD4: la concentrazione di queste cellule del sangue che indicano lo stato di salute del sistema immunitario è aumentata in media da 101/mm3 dopo 6 mesi di trattamento a 208/mm3 dopo 24 mesi. I pazienti hanno anche mostrato significativi aumenti di peso corporeo da 3 a 5 chili. Il test che permette di misurare la “carica virale” non è disponibile nella maggior parte dei contesti dove MSF lavora e dunque non è eseguito di routine. Ma nel caso del programma MSF a Chiradzulu, in Malawi, è stato possibile misurare la carica virale di 477 pazienti che avevano ricevuto i farmaci negli ultimi 6 mesi: un’analisi preliminare dei dati mostra che in 407 di loro (cioè l’85%) la presenza del virus dell’HIV era impercettibile (meno di 400 copie per ml).

L’uso delle combinazioni in dose fissa, l’eliminazione della necessità di eseguire la conta dei CD4 e l’esame della carica virale per stabilire chi può iniziare il trattamento, il decentramento delle responsabilità dai medici agli infermieri e agli operatori sociali: sono questi gli ingredienti che hanno permesso a MSF di espandere così rapidamente il numero di pazienti in terapia. Oggi il 76% dei nuovi pazienti che iniziano la terapia nei progetti di MSF ricevono una combinazione in dose fissa (FDC) di 3 principi attivi (d4t/3tc/NVP, il regime di prima linea raccomandato dall’OMS) prodotta da un’industria di generici indiano. Questo regime consente di trattare i pazienti con due sole pillole al giorno: un elemento essenziale per facilitare l’aderenza alle terapie ed evitare così l’insorgere di resistenze.

Le combinazioni in dose fissa hanno rappresentato una svolta per le terapie di prima linea, ma i medici di MSF hanno espresso grande preoccupazione per i pazienti che hanno bisogno di un regime di seconda linea.

L’insorgere di resistenza agli ARV di prima linea è inevitabile nei paesi ricchi così come in quelli poveri – ha spiegato la dottoressa Alexandra Calmy, esperta di Aids di MSF. Ma nei paesi poveri offrire le terapie di seconda linea è quasi impossibile perché questi trattamenti costano più di 5mila dollari l’anno paziente, 15 volte di più rispetto ai trattamenti di prima linea. Questa differenza di prezzo è dovuta alla mancanza di concorrenza tra farmaci di marca ed equivalenti generici e è la causa di troppe morti evitabili”.

Un’altra grande preoccupazione dei medici di MSF è legata all’avvicinarsi della scadenza del 2005, anno in cui alcuni paesi poveri si dovranno adeguare alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio in materia di brevetti sui farmaci. Tra questi paesi ci sono anche l’India, il Brasile e la Tailandia, dove oggi si producono le copie generiche ed economiche dei farmaci anti-Aids.

Inoltre, MSF ha criticato il fatto che importanti iniziative internazionali per facilitare l’accesso ai farmaci sono state fin qui, sotto-finanziate, ostacolate dalla mancanza di volontà politica di combattere davvero l’epidemia e rallentate da inerzie burocratiche.

I governi possono e devono fare più – ha detto il dottor Myrto Schaefer di MSF. Medici Senza Frontiere e altre organizzazioni hanno dimostrato che è possibile curare l’Aids nei Paesi più poveri. Il fatto che solo il 7% di coloro che hanno urgentemente bisogno dei farmaci li stiano ricevendo è semplicemente una tragedia”.

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