Spostamenti forzati in Cecenia: la condanna di MSF

Mosca, 9 luglio 2002 – L'organizzazione di soccorso medico internazionale, Medici Senza Frontiere condanna lo spostamento forzato di sfollati ceceni e russi verso località provvisorie a Grozny, dove violenza e insicurezza sono all'ordine del giorno. La chiusura domenica scorsa di un campo a Znamenskoye, nel nord del paese, è stata compiuta da parte delle autorità con una campagna ben organizzata di abusi e coercizione, che non ha lasciato alla popolazione alcuna alternativa allo spostamento.

MSF condanna le autorità russe per questa azione e giudica l'inazione dell'OCSE, delle Nazioni Unite e della comunità internazionale inaccettabile considerata la natura coercitiva dell'intervento.
Gli stati membri dell'OCSE sono stati informati della violenza usata sia a Znamenskoye che in altri campi e ciononostante, nessuna azione è stata intrapresa per prevenire tali misure. Secondo MSF, la missione esplorativa delle NU a Znamenskoye, deve indagare sui fatti avvenuti per fare chiarezza su questa riallocazione forzata della popolazione.

"E' ovvio che non si tratta di uno spostamento volontario" ha detto José Bastos, direttore delle operazioni di MSF a Amsterdam. "Le madri di Znamenskoye ci hanno detto che sono terrorizzate all'idea di tornare a Grosny perché temono per la propria vita e per quella dei propri figli".

Gli avvenimenti di Znamenskoye fanno sospettare che questa modalità di cosiddetto "ritorno volontario" è destinata a ripetersi altrove nella regione caucasica, dove altri 180.000 sfollati hanno cercato riparo dalle violenza in Cecenia, dove bombardamenti, arresti arbitrari e tortura sono ormai parte della vita quotidiana.

"I monitoraggi che abbiamo condotto a Grozny hanno evidenziato condizioni di vita per il ritorno degli sfollati non accettabili", afferma Bruno Lab, coordinatore del programma per la Cecenia a Ginevra, "l'assistenza fornita alle persone rientrate è decisamente insufficiente e non sussistono garanzie per la loro sicurezza."

Durante le ultime settimane le tende del campo di Znamenskoye, che ospitava circa 2.200 sfollati, sono state strappate e le latrine chiuse. Le persone che ancora non avevano abbandonato la struttura sono state incoraggiate ad andarsene annunciando che le forniture di gas, acqua ed elettricità sarebbero state tagliate. Un'ulteriore pressione psicologica è stata la minaccia fatta ai residenti di perdita dei loro diritti e delle sovvenzioni ricevute se non si fossero trasferiti a Grozny.

Il "piano in 20 punti" per risistemare più di 180.000 sfollati ceceni in Inguscezia nelle prossime dodici settimane è stato recentemente avviato dalle autorità federali che hanno assicurato un suo svolgimento su base volontaria. Secondo MSF, tuttavia, qualunque campagna di ritorno volontario deve includere la possibilità di restare. I servizi essenziali e le agevolazioni devono essere garantiti anche a chi volesse rimanere dove si trova.

Oggi, la missione della Nazioni Unite arriva troppo tardi per aiutare i 2.200 ceceni e russi, rimandati a Grozny da Znamenskoye, ma potrebbe occuparsi degli sfollati rimasti e che rischiano lo stesso destino. MSF chiede che le autorità russe pongano fine al rientro forzato degli sfollati russi e ceceni.

Lascia un Commento

Condividi con un amico