Srebrenica 20 anni dopo: MSF diffonde i documenti che rivelano i dilemmi dell’organizzazione al tempo del massacro

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Srebrenica 20 anni dopo: MSF diffonde i documenti che rivelano i dilemmi dell?organizzazione al tempo del massacro

Venti anni dopo gli eventi che seguirono la caduta dell’enclave musulmana di Srebrenica, MSF diffonde per la prima volta il caso studio “MSF e Srebrenica 1993-2003”. L'enclave fu assediata nel 1993 e poi occupata dalle forze serbo-bosniache nel luglio del 1995. Durante l’occupazione, 8.000 uomini di età superiore ai 16 furono massacrati, nonostante la presenza delle Forze di pace delle Nazioni Unite che avevano il compito di assicurare protezione in quella che era stata dichiarata “zona di sicurezza”.

Dal marzo 1993, quando MSF entrò per la prima volta nell’enclave, chirurghi, anestesisti, medici e infermieri dell’organizzazione fornirono assistenza ai pazienti dell'ospedale di Srebrenica. Nonostante le difficoltà incontrate nel trasportare i materiali necessari, i logisti di MSF riuscirono a convertire alcuni edifici pubblici in alloggi per 20.000 persone che avevano cercato rifugio nella città. MSF, attraverso due medici volontari presenti, è stata testimone di quanto accaduto e ha esortato i vari paesi coinvolti a svolgere delle indagini e stabilire dove risiedesse la responsabilità militare e politica per la caduta dell'enclave e l'abbandono della popolazione di Srebrenica.

Il caso studio attinge ai rapporti interni sul campo, agli articoli di stampa, alle trascrizioni delle testimonianze del personale di MSF e raccoglie immagini video di MSF e dei media, rendendoli disponibili su www.speakingout.msf.org. Il tutto per far luce sulle dinamiche, i dilemmi e le discussioni che hanno fatto da sfondo alla risposta umanitaria di MSF per i fatti di Srebrenica.

Questa ricerca esplora i limiti e i dilemmi sollevati quando MSF ha parlato pubblicamente degli eventi: MSF avrebbe potuto chiedere l'evacuazione dei civili che volevano restare in quella zona, rischiando però di favorire la politica di pulizia etnica dell'esercito assediante? MSF ha dato la falsa impressione alle persone che sarebbero state al sicuro fino a quando la propria équipe fosse stata presente? Avendo creduto all'impegno preso dalle Forze di pace delle Nazioni Unite di proteggere la zona franca e la sua popolazione, MSF deve ritenersi colpevole di parziale complicità nell'abbandono delle Nazioni Unite dell'enclave e nella conseguente strage della popolazione? Al contrario, come può MSF non tentare di far luce sulle circostanze e le responsabilità, che, a livello globale, hanno portato all'abbandono e al massacro di una popolazione a cui le proprie équipe avevano fornito soccorso?

Il caso studio fa parte di un progetto che offre una visione senza precedenti delle decisioni di MSF durante le crisi umanitarie più importanti degli ultimi 40 anni: www.speakingout.msf.org

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