Sri Lanka si affievolisce la speranza che la pace possa tornare.

Alcuni passeggeri sono rimasti uccisi e decine feriti. Non appena la situazione lo permetterà, le ambulanze cercheranno di recuperarli. Dall’ospedale chiedono all’anestesista, ai due chirurghi e all’infermiere di MSF di raggiungerli immediatamente.

Gli operatori di MSF capiscono che per questa notte hanno finito di dormire. È la seconda volta nell’arco di un mese che un bus viene colpito da una mina anti-uomo Claymore: una bomba controllata a distanza piena di biglie d’acciaio nascosta lungo il lato della strada. Nel giro di poco tempo le ambulanze portano 33 persone in ospedale, tra cui nove donne e tre bambini. Una donna muore durante il tragitto. La maggior parte dei feriti presenta ferite multiple a causa dei tanti piccoli proiettili di metallo. Alcuni sono fortunati, e hanno solo ferite superficiali; altri hanno invece emorragie interne e ossa rotte. Altri, ancora, sono feriti in maniera così grave che i dottori possono fare ben poco per aiutarli.

L’equipe di MSF ha precedentemente preparato un piano di emergenza per l’ospedale a Vavuniya per questo tipo di incidente. Non c’è stato il tempo di provarlo, ma le misure di soccorso vanno secondo il piano. All’ingresso, l’anestesista seleziona i feriti che non possono attendere nemmeno un minuto per essere soccorsi. Anzitutto, i feriti con problemi respiratori e gravi emorragie vengono stabilizzati e curati, e solo successivamente quelli con ferite agli arti e ossa rotte. Ognuno fa la propria parte. Grazie ai medici e agli infermieri srilankesi, che si ritrovano a dovere curare spesso vittime di guerra, tutti i feriti vengono curati in breve tempo. Poiché le vittime di una precedente esplosione non sono stati ancora dimessi dall’ospedale, c’è una penuria di letti e alcuni pazienti devono essere fatti sdraiare sul pavimento.

“In quanto chirurgo, curi le ferite”, racconta Jim Balz, che ha iniziato a lavorare con MSF in Sri Lanka da poco tempo. “L’immensità della tragedia umana ti colpisce solo più tardi, quando ti rechi in terapia intensiva e vedi la famiglia in piedi intorno al letto di un uomo con un proiettile di metallo nel cervello e con poche possibilità di sopravvivere. Queste cose ti colpiscono. Fare saltare in aria il passeggero di un bus ordinario non è un modo di combattere una guerra – non che ci sia un buon modo di farlo – ma questo è davvero sbagliato”.

Vavuniya si trova nella morsa della violenza dallo scorso anno. La città, controllata dal governo dello Sri Lanka, si trova a soli 17 chilometri a sud della linea del fronte. I tamil, i cingalesi e i musulmani vivono gli uni accanto agli altri, ma occasionalmente scoppiano tensioni tra i differenti gruppi etnici. Dalla fine di gennaio, quando MSF ha iniziato a lavorare a Vavuniya, l’ospedale ha curato decine di feriti. Il responsabile del progetto, Megan Hunter, sente la tensione e la paura nell’aria. “La violenza ricorda alle persone quella degli anni ’90. La speranza che la pace possa tornare si affievolisce sempre più”. Quasi ogni giorno, le persone nelle strade odono il rumore dell’artiglieria, delle esplosioni di bombe e delle armi da fuoco. Tutti aspettano gli attacchi e gli scontri armati che possono scoppiare nella città in ogni momento.

A causa della violenza, molti specialisti medici hanno abbandonato le zone di frontiera come Vavuniya. Gli ospedali andavano avanti a volte anche per mesi senza un chirurgo. I feriti e gli altri pazienti dovevano essere trasportati nel sud del paese per essere curati. L’arrivo di MSF aiuta molti dei feriti di guerra fornendo loro cure più tempestive, migliorando così le loro possibilità di sopravvivenza. Il chirurgo Jim Balz è spesso colpito dai suoi pazienti srilankesi. “Il modo in cui riescono a sopravvivere alle loro ferite è una rivelazione per me. Sono molto più bravi di noi a sopportare le ferite, nonostante la loro assistenza medica sia meno avanzata rispetto all’Occidente. Forse sono abituati alla violenza che li circonda, o forse siamo noi che siamo troppo viziati”.

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