Sud Sudan: accesso alle cure drammaticamente ridotto a causa della crescente violenza

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MSF, che assiste circa 60.000 pazienti al mese in tutto il paese, è profondamente preoccupata per l’impossibilità di accesso all’assistenza sanitaria di decine di migliaia di persone sfollate nel paese, a causa dei continui combattimenti. 
 
Nell’ultima settimana i combattimenti intorno a Wau, Lee e in alcune zone di Equatoria hanno influito sulla capacità di migliaia di persone di accedere all’assistenza medica e umanitaria necessaria. La continua violenza e il rischio di attacchi impediscono a molti di cercare aiuto. Inoltre, la crescente insicurezza ha spinto numerose ONG a ridurre il proprio staff e i progetti o addirittura a evacuare del tutto, limitando ulteriormente il sostegno a queste popolazioni.
 
Dopo 35 anni in Sud Sudan, MSF ha osservato un deterioramento del rispetto verso il diritto internazionale umanitario e verso la protezione che questo offre alla popolazione, alle strutture mediche e la loro libertà di operare senza ostacoli e senza essere prese di mira. Un mese fa, due cliniche di MSF sono state distrutte durante i combattimenti nella regione dell’Alto Nilo, costringendo con la forza la popolazione a scappare e lasciando quest’area senza alcuna via di accesso a strutture sanitarie.
 
Considerato il bisogno delle persone di accedere alle cure mediche e al supporto umanitario, tutte le parti in conflitto devono assicurare il libero spostamento dei civili e l’accesso alle organizzazioni umanitarie in queste aree colpite. Al momento l’accesso all’assistenza umanitaria, comprese le cure mediche, il cibo, l’acqua e i rifugi, è quasi impossibile nelle zone più colpite.
 
Decine di migliaia di sfollati a Wau, Lee ed Equatoria stanno soffrendo lontano dai riflettori perché noi e altri attori umanitari non siamo in grado di raggiungerli. La situazione è ulteriormente aggravata da un aumento dei livelli di alcune patologie, tra cui la malaria.
 
La risposta umanitaria di MSF in Sud Sudan è una delle più grandi al mondo. Come tale MSF rinnova il suo impegno per la popolazione e, in collaborazione con le autorità sanitarie, sta continuando a fornire assistenza medica e umanitaria dove ce n'è più bisogno.
 
Per questo chiediamo a gran voce alle parti in conflitto di permettere l’accesso a MSF e alle altre ONG così da poter stabilire le esigenze della popolazione e fornire una risposta adeguata.
 
Il lavoro di MSF in Sud Sudan è portato avanti da più di 3.000 dipendenti locali e più di 300 internazionali per far fronte a una vasta gamma di emergenze mediche e fornire assistenza sanitaria gratuita e d’alta qualità in tutte le regioni del paese, attraverso 18 diversi progetti.
 
Durante i recenti scontri a Juba, MSF ha fornito assistenza medica e umanitaria essenziale per la popolazione sfollata e gli abitanti più colpiti, attraverso cliniche mobili, interventi chirurgi, una campagna di vaccinazione per il colera, un centro di trattamento del colera (CTC) in collaborazione con il Ministero della Salute e la fornitura d’acqua.
 

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