Sud Sudan la pace incompiuta.

  • Salute mentale
  • Sudan

 

 

Roma, 23 maggio 2006 Un’improvvisa ondata di violenza ha provocato uno spostamento massiccio di persone, ferite e perdite tra i civili nelle province dell’Upper Nile e Jonglei in Sud Sudan. Secondo l’organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) dall’inizio di aprile sono avvenuti scontri tra gruppi armati e attacchi diretti ai villaggi nell’area situata a nord e sud del fiume Sobat. Il peggioramento delle condizioni di sicurezza ha inoltre costretto MSF a evacuare alcuni membri dello staff internazionale dall’area.

Il 20 aprile milizie armate hanno attaccato il villaggio di Ulang, dove MSF ha una clinica. La maggior parte dei pazienti e degli abitanti del villaggio, insieme al personale MSF, sono fuggiti in cerca di sicurezza. Trentuno persone sono state uccise e dozzine ferite, 15 di loro sono state curate nell’ospedale MSF della vicina città di Nasir.

 

Nuove minacce ed episodi di violenza hanno costretto lo staff internazionale di MSF a evacuare anche da Nasir e dalle cliniche di Wudier, Lankien e Pieri. A Pieri la maggior parte dei pazienti nelle cliniche MSF, tra di loro anche 120 persone in trattamento per la cura della tubercolosi (TB), è stato costretto a fuggire. Materiale sanitario, medicinali e cibo per i pazienti sono stati saccheggiati, lasciando la clinica completamente distrutta.

“Siamo preoccupati per il numero crescente di incidenti violenti” afferma Cristoph Hippchen coordinatore di MSF. “Questo significa che la già scarsa assistenza umanitaria per le persone nell’Upper Nile e a Jonglei ora diminuirà”.

MSF è una delle poche organizzazioni che fornisce assistenza sanitaria nelle province di Upper Nile e Jonglei dove dilagano malaria, TB e kala azar, una malattia tropicale mortale. Mentre in alcune località lo staff sudanese è stato in grado di continuare a curare alcuni dei pazienti, l’accesso alle cure mediche essenziali è al momento estremamente ridotto.

 

Dopo decenni di conflitto, la firma degli accordi di pace nel gennaio 2005 aveva fatto crescere le speranze per la popolazione del Sud Sudan. Nonostante ciò in alcune aree dell’Upper Nile e Jonglei nuovi scontri e tensioni hanno creato condizioni simili a quelle degli anni della guerra, con i civili minacciati dalla violenza e un accesso precario all’area per le agenzie umanitarie. Dalla firma degli accordi ben poco è cambiato nella vita di queste persone e i benefici della pace sembrano insignificanti al momento.

MSF lavora in sei località nella regione dell’Upper Nile con 50 operatori internazionali e 400 sudanesi. Nel 2005 MSF ha realizzato oltre 240mila consultazioni mediche delle quali oltre il 40% per bambini al di sotto dei 5 anni. In Sud Sudan MSF gestisce 19 tra ospedali e cliniche portando cure di primo e secondo livello alla popolazione e ha programmi estensivi per il trattamento di pazienti affetti da TB, malaria e kala azar.

Lascia un Commento

Condividi con un amico