Sud Sudan senza acqua uno dei campi rifugiati: la crisi peggiora di giorno in giorno

  • Sud Sudan

 Juba/Roma – A pochi giorni dal primo anniversario della nascita dello Stato del Sud Sudan (9 luglio), Medici Senza Frontiere (MSF) denuncia che – secondo alcune analisi preliminari – in uno dei campi rifugiati dell’Upper Nile State (Sud Sudan) il tasso di mortalità è quasi il doppio della soglia di emergenza. Il campo accoglie un quarto dei circa 120.000 rifugiati fuggiti dal Blue Nile State in Sudan a partire dallo scorso anno.

I tassi di mortalità sono stati calcolati con un primo studio epidemiologico realizzato nel campo di Jamam nella Contea di Maban, prima dell’inizio della stagione delle piogge che hanno allagato il campo e hanno aumentato pesantemente il rischio di malattie per i rifugiati, già fortemente indeboliti. Tutte le agenzie coinvolte nell’assistenza umanitaria, a partire dall’Altro Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), devono trovare opzioni migliori per le persone che si trovano a Jamam. Se ciò non accadesse, la situazione precipiterebbe, portando a ulteriori morti e sofferenze.


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Queste persone sono fuggite da violenze terribili in Sudan e hanno perso i propri familiari durante il difficile viaggio in cerca di salvezza. Adesso si trovano nei campi rifugiati, seduti su terreni allagati e muoiono per malattie facilmente curabili, a causa delle pessime condizioni di vita”, dichiara Tara Newell, coordinatore dell’emergenza per MSF a Jamam.

MSF ha dispiegato 50 operatori umanitari internazionali e circa 300 locali. Per portare avanti le principali attività mediche salva-vita nei prossimi mesi sono necessari fondi urgenti. “La vita e la sopravvivenza dei rifugiati dipende al 100% dall’assistenza umanitaria. Servono aiuti d’emergenza. Subito! Chiediamo di sostenere le nostre attività per salvare la vita di migliaia di persone”, dichiara Konstantinos Moschochoritis, Direttore generale di MSF Italia.

Raccontano storie di violenza e di condizioni strazianti nel Blue Nile State in Sudan, e arrivano in Sud Sudan spesso già malati e costretti a vivere in luoghi totalmente inadeguati a ospitare ben 100.000 rifugiati. Si tratta di una terra desolata e arida per una parte dell’anno, che diventa una pianura fangosa durante la stagione delle piogge, quando rimangono solo pochi fazzoletti di terreno asciutto ed è estremamente difficile trivellare i pozzi. I ripari, le strutture e i sistemi igienico-sanitari sono totalmente inadeguati mentre l’acqua disponibile è ben al di sotto degli standard minimi.

Dopo le forti piogge, buona parte del campo di Jamam – dove si trova il 30% dei rifugiati – si è allagato. Le latrine straripano contaminando l’acqua stagnante che non è adatta per il consumo umano e vi è inoltre scarsità di acqua potabile. Molte persone, bambini inclusi, dormono con i vestiti bagnati sotto coperte fradicie, con forti rischi di ipotermia.

Nelle scorse due settimane, le équipe mediche di MSF a Jamam hanno curato 2.500 persone per malattie diarroiche, problemi respiratori, malaria e ipotermia. I bambini sono i più vulnerabili.

La nostra clinica è già sovraffollata di bambini che soffrono di polmonite, malnutrizione, diarrea. Se continuano a rimanere in queste condizioni, ci potrebbero essere conseguenze drammatiche”, dichiara Erna Rijnierse, medico di MSF a Jamam.

I dati medici preliminari raccolti da MSF nel campo di Jamam, prima dell’inizio della stagione delle piogge, rivelano un tasso di mortalità tra i bambini di 2,8 morti ogni 10.000 al giorno, al di sopra della soglia di emergenza di 2 decessi ogni 10.000 persone. Ciò significa che muoiono ogni giorno circa 3 bambini. Il 65% delle morti sono causate dalla diarrea acuta. Il tasso di mortalità tra gli adulti era invece di 1,8. Una morte ogni 10.000 persone al giorno è la soglia critica che definisce un’emergenza umanitaria.

La terra allagata rende i trasporti estremamente difficoltosi. Per dare una risposta immediata ai bisogni dei rifugiati, le strade e le piste di fortuna devono essere migliorate per facilitare il trasporto degli operatori umanitari e dei materiali per fornire un adeguato livello di assistenza.

È inaccettabile che vi siano queste condizioni di vita a Jamam”, dichiara Tara Newell. “C’è bisogno che tutte le agenzie coinvolte, a partire dall’UNHCR, si uniscano in uno sforzo comune per trovare una soluzione che possa evitare ai rifugiati i rischi sanitari associati alle condizioni di vita. Bisogna lavorare urgentemente in questo senso”.

MSF, da novembre 2011, fornisce assistenza ai rifugiati nell’Upper Nile State in Sud Sudan, attraverso l’installazione di ospedali da campo, centri nutrizionali di terapia intensiva, vaccinazioni di massa contro il morbillo. Le équipe di MSF effettuano 6.000 visite mediche la settimana. L’organizzazione distribuisce inoltre kit igienico-sanitari (con ripari di plastica, coperte e taniche), attivando punti di reidratazione di distribuzione di acqua, monitorando la mortalità fra i nuovi arrivati e fornendo assistenza umanitari d’emergenza.

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