Terremoto in Ecuador: “Le persone sono spaventate. Molte hanno dovuto lasciare le proprie case”

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Concha Fernández coordina le attività di due delle équipe di MSF che stanno attualmente intervenendo in Ecuador dopo il terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito il nord-est del Paese, lo scorso sabato 16 aprile. Secondo gli ultimi dati ufficiali, 525 persone sono rimaste uccise dal terremoto.
 
 
Quando sei arrivata in Ecuador e cosa hai trovato?
 
MSF gestisce un progetto a Tumaco, in Colombia, che è molto vicino al confine ecuadoriano. Due équipe sono partite da lì per dirigersi verso l’area più colpita dal terremoto. Io ero con il primo gruppo in automobile e sono arrivata a San Lorenzo domenica sera. Da qui siamo andati verso sud, nella regione di Esmeralda, una delle aree più danneggiate. La seconda équipe è arrivata lunedì direttamente a Pedernales, nella regione di Manabi, con un motoscafo.
 
L’Esmeralda meridionale è una regione vasta dove la maggior parte degli edifici e delle infrastrutture sono state distrutte dal terremoto. In alcune aree sono state danneggiate tra il 70 e il 90% delle costruzioni. Fortunatamente in questa zona non ci sono stati molti morti o feriti, perché le persone sono riuscite a fuggire dalle loro case, la maggior parte costruite con materiali flessibili come il legno, prima che crollassero.
 
Quali sono le condizioni in cui versa la popolazione?
 
Le persone sono molto spaventate. Molte di loro hanno dovuto abbandonare la propria casa. Per esempio nell’isola di Muisne, dove vivono 9.000 persone, 3.000 sono state evacuate verso la terraferma e si trovano in quattro rifugi. Anche l’isola di Portete, di 322 abitanti, è stata completamente evacuata e le persone adesso vivono in due ripari di fortuna in condizioni molto precarie. Nelle zone dove le case non sono crollate, le persone stanno costruendo rifugi su un terreno più elevato perché hanno paura di dormire all'interno o vicino all’oceano. Dobbiamo tenere a mente che ci sono state oltre 400 scosse di assestamento da sabato in poi e alcune sono state molto forti. È altrettanto sorprendente vedere le persone che non vogliono lasciare le proprie case (in alcuni casi sono abitazioni estremamente danneggiate e rischiano di crollare) perché hanno paura di venire derubate delle poche cose che possiedono. Si tratta soprattutto delle persone più anziane.
 
Cosa sta facendo MSF? 
 
Nell’Esmeralda meridionale, abbiamo ispezionato varie aree per capire in che modo intervenire. Una di queste è stata Cabo de San Francisco, che abbiamo visitato martedì pomeriggio, e dove abbiamo scoperto che 200 persone vivevano in rifugi di fortuna con praticamente nulla. Erano molto spaventati e hanno chiesto di parlare con un nostro psicologo, così abbiamo iniziato a lavorare fornendo supporto psico-sociale a gruppi di donne e bambini. Durante una di queste sessioni c’è stata una scossa di assestamento di 5.2 della scala Richter. Le persone hanno iniziato a correre terrorizzate e quindi i nostri psicologi le stanno ora aiutando ad affrontare questo tipo di crisi.
 
Il nostro logista ha iniziato a ispezionare i servizi idrici e fognari, spiegando alle persone come organizzarsi al meglio mentre sono sfollate: per esempio con la creazione di comitati per affrontare e risolvere le questioni più importanti. Abbiamo curato 13 persone, di cui un bambino asmatico e una donna con una ferita infetta.
 
Quali sono i bisogni di Pedernales? 
 
Parte dell’équipe arrivata a Pedernales si è diretta verso l’ospedale principale della città, ed è pronta a far arrivare tutte le forniture mediche necessarie. L’équipe è giunta con un primo kit per assistere 500 persone (tra cui generi di primo soccorso, farmaci, ecc.) e stanno assicurando che ci siano scorte sufficienti e accessibili quando necessario. Gli operatori di MSF e il personale dell’ospedale sono andati casa per casa nei quartieri più colpiti per fornire assistenza psicologica e provare a convincere le persone a lasciare le proprie case e dirigersi verso i rifugi. Arrivare a Pedernales via strada è praticamente impossibile da quando c’è stato il terremoto ma io conto di raggiungerli presto.
 
Quali sono le esigenze principali nelle aree colpite?
 
Per ora i bisogni più critici sono l’assistenza psicologica, l’acqua e i servizi igienici. Questo è il motivo per il quale nei pochi giorni successivi, tre psicologi e un logista di MSF Colombia ci hanno raggiunto qui. A Esmeralda faremo degli interventi mirati nei rifugi di Chamanga, Muisne, Portete e Cabo de San Francisco.
L’azione umanitaria si è decisamente concentrata su Pedernales ma pensiamo che ci possano essere aree nelle vicinanze dove l'assistenza non è arrivata. Ci recheremo in quelle zone per avere informazioni di prima mano sui bisogni.
Una terza équipe dal Messico ha visitato Manta, Portoviejo, Chone e Flavio Alfaro, a sud di Pedernales. Una quarta è in viaggio verso l'Ecuador.

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