Terremoto in Perù.

 

 

Pisco, Humay e in decine di altre città della regione la vita sta lentamente ritornando alla normalità. Per i sopravvissuti del terremoto, ricordi dolorosi che finora erano stati rimossi tornano alla luce. Oggi l'assistenza psicologica è una priorità per MSF.

 

 

Reportage da Humay, con un team di psicologi MSF

 

La loro casa è il campo da basket nel piccolo stadio di Humay, il Complejo Deportivo. Sono conosciuti come gli "olvidados", i dimenticati. Le loro case sono state completamente distrutte durante il terremoto del 15 agosto. Bambini, adulti, anziani e persino una manciata di cani oggi vivono in tende improvvisate e capanne arrangiate con teli di plastica.

 

La piccola città di Humay, con una popolazione di circa 6mila persone, è situata a 45 km da Pisco. È stata colpita così violentemente dal terremoto che rimane solo un terzo della sua popolazione. E una chiesa semidistrutta.

 

Questa mattina gli abitanti del Complejo Deportivo partecipano a una sessione psico-educativa organizzata dagli psicologi di MSF. Patricia Salazza e Michele Shutz fanno parte del team di cinque psicologi che sta portando avanti un progetto di salute mentale a Pisco e dintorni. La sessione consiste in una serie di esercizi e discussioni di gruppo che permettono alle persone di esprimersi e gestire le loro sensazioni dopo un'esperienza traumatica come il terremoto.

 

"Stiamo cercando di spiegare che la perdita di appetito, l'ansia, l'insonnia e la nausea non sono inusuali ", spiega Michele . "Sono reazioni normali nell'ambito di un'esperienzae estremamente anormale. Queste persone hanno spesso perso i loro cari, e il terremoto ha sconvolto le loro vite, la quotidianità è stata bruscamente cancellata. Alcuni stanno elaborando il lutto, e c'è ancora molta paura a causa delle scosse di assestamento".

 

A Pisco e nelle località più interne, il programma di salute mentale di MSF è stato avviato parallelamente alle cure mediche così come la distribuzione di coperte, materiale per cucinare e kit igienici.

 

Mentre Michele inizia una sessione di disegno per bambini, Patricia riunisce insieme una dozzina di adulti e anziani. Uno degli esercizi è una sorta di mimo collettivo, il primo gruppo si finge una casa. Questo non crolla e anzi il gruppo si scioglie in un attacco di risate. Al termine della sessione una donna, visibilmente commossa, ringrazia Patricia per il suo aiuto, è tutto quello che ha ricevuto dal momento del terremoto. Alcuni di loro avranno una sessione individuale con lo psicologo.

 

Vicino a un tv, sistemata sopra un mobile all'aperto, i bambini finiscono i loro disegni. Maria Luisa ha 10 anni ed è piena di energia. Porta con se il messaggio del giorno che verrà appeso su una capanna fatta di cartone " dobbiamo essere uniti in questi momenti difficili e vivere tutti in amicizia, armonia, amore, fiducia e tenerezza".

 

Ma quando Michele parla a Maria Luisa, cercando di andare più a fondo sul momento in cui il terremoto si è scatenato, le immagini di quella notte buia e fredda ritornano in superficie. Il rumore interminabile e l'inferno di polvere sono ancora lì. Le lacrime sono inevitabili.

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