Un medico rifugiato

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Nel campo rifugiati di Kawargosk, a nord dell’Iraq, Muhammed Selim, chirurgo siriano MSF, trova un po’ di tempo nel suo fitto calendario di visite per raccontare com’è arrivato qui oggi. Dopo aver curato i pazienti siriani in una Siria distrutta dalla guerra finchè è stato possibile, Muhammed è stato costretto a intraprendere lo stesso viaggio dei pazienti che adesso cura. Adesso è un rifugiato, che cura altri rifugiati.

Muhammed non è il solo. Nei centri sanitari che gestiamo presso i campi di Kawargosk e Darashakran a nord dell’Iraq, ci affidiamo a personale fuggito dalla Siria. 9 medici siriani e 15 infermiere siriane lavorano nei due campi. Nel corso della sua storia, MSF ha beneficiato degli sforzi di professionisti determinati a continuare il lavoro anche dopo lo sfollamento.

Per commemorare la Giornata Mondiale del Rifugiato, oggi 20 giugno, abbiamo scelto di raccontare una storia come quella di Muhammed, che non è fuggito immediatamente dal conflitto, ma ha cercato di compiere il suo dovere in Siria finché non è stato più possibile, e oggi, continua ad assistere gli altri rifugiati. I medici come Muhammed, nonostante siano stati costretti a fuggire, lasciandosi alle spalle la loro vita precedente e i  loro averi, non si sono lasciati alle spalle la loro missione medica.

La storia di Muhammed

Muhammed, chirurgo da Qamishli, lavorava nel distretto di Al-Safirah, nel Governatorato di Aleppo dal 2006. La mattina svolgeva il suo lavoro in un ospedale del governo e la sera in una clinica privata. “Prima del 2011, era una vita felice e il lavoro andava bene. Lavoravo tanto e dopo il lavoro visitavo i miei amici nei dintorni di Aleppo”.

Ma quando è iniziato il conflitto nelle zone rurali di Aleppo, Muhammed e la sua clinica si sono ritrovati al centro degli scontri. “La mia clinica era nelle vicinanze di tre posizioni strategiche contese da più gruppi. Sono stato bloccato per otto mesi, non potevo lasciare la clinica per andare ad Aleppo o altrove, e c’erano cecchini tutto intorno”.

“Quando Al-Safirah è stata bombardata c’erano corpi a pezzi e sangue per le strade. Lavoravo di notte. Uomini, donne e bambini – alcuni senza mani, gambe, occhi – arrivavano alla mia clinica trasportati sui carrelli per la spesa. Avevamo una capacità chirurgica di base, nessun anestetico generale, ed eravamo solo tre medici – io e due pediatri – ma i vicini erano molto d’aiuto.”

Con gli scontri che continuavano ogni giorno, c’è stato un largo esodo di persone che hanno lasciato Al-Safirah. Muhammed ha cercato di fuggire, sotto il fuoco. “Siamo fuggiti sotto le bombe. Quel giorno, la mia clinica è stata colpita e distrutta. Sono scappato a 12 chilometri dalla città e ho installato un piccolo ospedale da campo. Nonostante avessimo una buona scorta di medicine e attrezzature, io ero l’unico medico. Non c’erano infermiere, tra i vicini solo i giovani aiutavano. Abbiamo lavorato duramente, ma c’erano scontri e rapimenti, e le bombe cadevano dal cielo. Eravamo intrappolati tra due fuochi.” 

“Ho promesso a me stesso di continuare a lavorare e rimanere fino alla fine. Non avevo paura degli aerei, ma ero l’unico curdo nella zona, e i curdi venivano attaccati.”

Muhammed ha deciso di andare via a gennaio 2014, perché la minaccia di rapimento era diventata troppo elevata. E ancora una volta era andato via giusto in tempo.

“La mattina seguente, l’ospedale è stato bombardato. L’intero palazzo è stato distrutto. I farmaci sarebbero stati abbastanza da rifornire un intero ospedale.”

Ricorda di un lungo e rischioso viaggio attraverso Ar-Raqqah e Al-Hasakah, passando vari checkpoint in cui doveva nascondere la sua identità curda, fino a raggiungere la città di Qamishli. Da lì, ha cercato di attraversare i confini dell’Iraq tre volte, ma erano chiusi. Ha dovuto affrontare un viaggio di undici ore a piedi attraverso le montagne e le valli da Wamishli in un’altra zona del confine, dove è riuscito a lasciare la Siria.

Dopo essersi sistemato nel campo rifugiati a Darashakran, Muhammed combatteva per continuare a praticare la sua professione di medico. Nel campo, ha lavorato come imbianchino per due settimane. Poi un giorno, mentre camminava nel campo e si sentiva depresso, le cose sono cambiate.

“Avevo perso la speranza. Stavo pensando al mio prossimo lavoro da imbianchino quando, per caso, ho incrociato alcuni operatori MSF all’interno del campo. Mi hanno detto che c’era una posizione aperta nel campo di Kawargosk e che potevo candidarmi. Avevo sentito di MSF prima, e sognato di lavorare con loro in passato.”

Dopo un colloquio scritto e orale, Muhammed ha iniziato a lavorare come medico generale per MSF nel campo di Kawargosk. “Lavorare è bello. Sono molto felice di lavorare nel mio campo – dice-  con tutta la mia energia. Le persone qui sono contente del servizio che rendiamo loro, soprattutto visto che parlo la loro stessa lingua, lo stesso dialetto. Conosco le loro sofferenze e il loro modo di pensare. A volte l’unico trattamento di cui hanno bisogno sono le parole, non i farmaci.”

Muhammed vive ancora nel campo di Darashakran, e fa il pendolare ogni giorno per il campo di Kawargosk, a dieci chilometri. Nonostante abbia dovuto fuggire due volte per salvarsi, e continui a fornire cure mediche agli altri rifugiati siriani, Muhammed combatte ancora con la sua coscienza.

“Tuttora mi sento in colpa per aver lasciato la Siria. Lavorare per MSF mi consola in qualche modo, ma a volte dico a me stesso che avrei dovuto servire il mio popolo fino in fondo e rimanere lì, anche se mi avrebbero ucciso. Forse avrei compiuto meglio il mio dovere.Il mio desiderio è che la crisi si risolva il prima possibile e che le persone tornino a casa.”

La presenza di MSF nel Paese

Attualmente ci sono più di 225.000 rifugiati in Iraq, la grande maggioranza dei quali sono nella regione autonoma del Kurdistan. Nella provincia di Erbil, che ospita circa 90.000 rifugiati, MSF ha avviato progetti nel campo di Kawargosk a settembre 2013, e nel campo di Darashakran a marzo 2014, fornendo assistenza sanitaria di base e servizi di salute mentale. Finora, sono state effettuate più di 50.000 visite. MSF lavora anche nella provincia di Dohuk, che ospita oltre 100.000 rifugiati, fornendo assistenza sanitaria di base, salute mentale e servizi di salute riproduttiva nel campo di Domeez, dove ha effettuato oltre 200.000 visite. Nel frattempo, i bisogni nella zona sono cresciuti ulteriormente, con il flusso di sfollati interni dal Kurdistan verso altre parti dell’Iraq a seguito di recenti escalation di violenza. MSF ha organizzato cliniche mobili per fornire assistenza medica, e sta cercando altri modi per supportare la popolazione sfollata.

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