Una giornata tipo del team di MSF a Lampedusa

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Alle otto sono già tutti in piedi per la riunione nella casa – ufficio che si trova a poche centinaia di metri dall’ingresso del paese. Il team è composto da un medico, un’ostetrica, due mediatori culturali, un logista e un responsabile del progetto. La prima cosa da fare è aggiornare i dati sugli sbarchi avvenuti nelle ore precedenti: quante persone sono state assistite, in che condizioni sono arrivate, quante donne e quanti bambini, paesi di provenienza dei migranti. Può capitare che siano arrivate anche sei imbarcazioni nella giornata precedente e anche due contemporaneamente, in questo caso il team deve dividersi per assistere i migranti all’arrivo.

L’equipe di MSF è reperibile 24 ore su 24, sette giorni su sette, e viene avvertita, in caso di sbarchi, con qualche ora di anticipo, se si è fortunati, direttamente dai soccorritori in mare o dal responsabile della ASL. In altri casi la telefonata arriva solo qualche minuto prima, anche nel cuore della notte, o addirittura quando lo sbarco è in corso. “Sabato sono arrivati una trentina di tunisini in una cala abbastanza isolata” – dichiara Mery Dongiovanni, responsabile del progetto – “non erano stati intercettati dalle motovedette ed è stato un abitante dell’isola a dare l’allarme. Questo genere di situazione è chiamato in gergo ‘sbarco orfano’, la nostra equipe deve essere pronta a intervenire in qualunque parte dell’isola”.

La giornata tipo degli operatori di MSF a Lampedusa non esiste, tutto è scandito dai tempi degli sbarchi. “Sabato notte stavamo per andare a cena dopo aver prestato assistenza durante quattro sbarchi per un totale di oltre 400 persone per l’intero pomeriggio, quando siamo stati richiamati dalla Guardia Costiera”, dice Vittoria Gherardi, medico di MSF. “Siamo rimasti sul molo fino alle 3 del mattino per prestare soccorso a un barcone proveniente dalla Tunisia con una trentina di migranti, fortunatamente in buone condizioni”, continua Vittoria.

Purtroppo non è sempre così: a volte prestiamo primo soccorso medico a migranti con ipotermia severa, stato di coscienza alterato dovuto a colpo di calore o ustioni provocate dall’acqua di mare mista al carburante delle imbarcazioni. In generale le patologie maggiormente osservate sono la conseguenza delle difficili condizioni di viaggio, che a volte può durare anche cinque, sei giorni”, conclude Vittoria.

Quando non ci sono arrivi, ci si occupa di tutta la logistica del progetto: dalla gestione della casa in cui risiede il team, fino alle vetture, passando per l’approvvigionamento dei medicinali e delle coperte e dei vestiti per i migranti. “Lampedusa è una piccola isola, spesso è complicato trovare sul posto le quantità dei materiali di cui abbiamo bisogno e siamo quindi costretti ad andare in Sicilia che dista otto ore di nave. In due giorni abbiamo distribuito direttamente sul molo oltre 1.000 litri d’acqua potabile” racconta Norina Liccardo, la logista del progetto.

Il mediatore culturale è molto più di un traduttore tra i pazienti e il personale sanitario, “quando arrivi in un paese straniero, dopo giorni trascorsi in un barcone nella stessa posizione, senza cibo e acqua, è importante avere qualcuno che parli la tua lingua e ti dia le informazioni essenziali. Alcuni chiedono anche la conferma di essere arrivati in Italia” dichiara Mohammed Marmouze, mediatore algerino che ha già lavorato in passato con MSF nei progetti rivolti agli immigrati nel sud Italia

Tra i migranti spesso ci sono donne incinte o madri con neonati, l’attenzione del personale medico è rivolta innanzitutto a queste categorie vulnerabili. “Sul molo mi assicuro che tutte le donne in evidente o conclamato stato di gravidanza, ricevano adeguato supporto. I casi più gravi vengono direttamente trasferiti a Palermo in elicottero. Chi riferisce sintomi compatibili con minaccia d’aborto, viene inviata al poliambulatorio dell’isola”, dice Angelina Perri, infermiera e ostetrica di MSF. “In ambito ostetrico-ginecologico la presenza di una donna è un elemento indispensabile per migliorare l’accesso alle cure delle migranti. Ogni giorno visito i due centri in cui i migranti si trovano, per garantire continuità nelle visite. In questo conteso d’incertezza rispetto alle condizioni future, il supporto di un’ostetrica ha anche una valenza psicologica importante”, conclude Angelina.

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