Yemen: un pò di respiro per gli abitanti di Aden

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A fine luglio, i combattenti della Resistenza meridionale, supportati dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita, hanno ripreso il controllo di Aden. Cosa è cambiato?

La situazione ad Aden è leggermente migliorata da quando le forze della coalizione hanno ripreso l’area del porto, che era stata occupata dai ribelli Houthi a metà luglio. Le barche hanno potuto attraccare e consegnare gli aiuti umanitari – specialmente cibo, ma anche carburante e ruspe. Così è iniziata la pulizia delle strade. La strada costiera, che porta dall’aeroporto al quartiere di Crater, è stata riaperta. La coalizione ora controlla anche l’aeroporto, che è stato riabilitato. La popolazione ha un po’ di respiro, ma la città è distrutta.

Ci vorrà tempo per ricostruire tutto e dipende da come evolveranno le cose. Ma è una situazione completamente diversa da quella che abbiamo vissuto da maggio a metà luglio. Quello è stato un periodo di insicurezza quotidiana, giorno e notte. La città era circondata dalle forze settentrionali – ribelli Houthi alleati con le forze repubblicane dell’ex presidente Saleh – mentre la Resistenza meridionale era concentrata nei distretti del nord e del nord-ovest. C’erano spari e bombardamenti ogni giorno, a volte anche vicino al nostro ospedale, che era a 400 metri dal fronte.

A causa di questa insicurezza estrema, muoversi era difficile e pericoloso. C’era un accesso molto limitato, quando c’era, ai generi alimentari di base. La popolazione doveva affrontare una grave carenza di farina, carburante, gas, acqua. Gli ospedali non potevano più accettare i pazienti e molti degli operatori sanitari qualificati avevano lasciato la città.

I cambiamenti adesso sono evidenti?

I combattimenti e i bombardamenti sono cessati nella maggior parte della città. Ma i ribelli Houthi si nascondono ancora negli edifici dei quartieri meridionali. E continuiamo a ricevere pazienti feriti nei centri in cui lavoriamo nel distretto di Carter e di Sheikh Othman.

Ci sono ancora posti di blocco. E la città è ancora pericolosa a causa dei cecchini e delle pallottole vaganti. Tutti sono armati. C’è chi spara per divertimento e chi spara per la rabbia. Di conseguenza, trattiamo ancora pazienti con ferite da arma da fuoco. Puoi raccogliere una manciata di pallottole vaganti ogni giorno nel nostro reparto all’ospedale di Sheikh Othman. Settimana scorsa, una pallottola ha sfiorato il vetro del mio ufficio e qualche giorno prima, un’altra pallottola era entrata attraverso il muro nella camera di uno dei nostri chirurghi.

Gli scontri tra la Resistenza meridionale e le milizie Houthi hanno causato un gran numero di vittime. Ne avete trattate molte?

Il 19 luglio abbiamo trattato 206 pazienti feriti in poche ore all’ospedale del distretto di Sheikh Othman. I primi pazienti sono arrivati intorno alle 9.30 del mattino. Erano stati colpiti da un frammento di proiettile dopo un bombardamento degli Houthi nel distretto di Dar Saad, un quartiere povero, dove le persone vivono ammassate in poco spazio, senza alcun interesse strategico. Quel giorno, abbiamo trattato un numero incredibile di feriti per tutto il giorno. C’erano donne, bambini, anziani… tutti civili. Abbiamo dovuto portare fuori i cadaveri. Macchine e camion portavano i feriti all’ospedale perché c’era pochissime ambulanze  rimaste ad Aden. A un certo punto sono salito su un camion che portava 15 corpi, ma qualcuno pensava che ci fossero ancora dei vivi tra loro e ho iniziato a cercarli per poterli curare. Era una situazione estremamente tesa.

Qualche giorno dopo, i combattenti della Resistenza meridionale hanno lanciato un altro attacco a nord di Aden. Il 25 luglio abbiamo trattato 167 feriti e il giorno dopo altri 111. Tutti combattenti.

All’ospedale la situazione è più tranquilla?

In generale sì, ma dobbiamo affrontare il problema ricorrente di uomini armati che vogliono entrare in ospedale quando portano i feriti. Sono molto agitati, guidano fuoristrada con mitragliatrici o cannoni. Noi chiediamo loro di andarsene il prima possibile. Le armi non sono ammesse negli ospedali dove lavora MSF. Ma qui dobbiamo gestire e assorbire un livello estremo di violenza, all’entrata dell’ospedale sulla strada, all’entrata dell’edificio stesso o anche nell’area del triage dove accogliamo i pazienti.  C’è sempre una folla di gente – combattenti, visitatori, operatori sanitari, pazienti che vengono per cure post-operatorie e che non possono essere trattate quando arriva un’ondata di feriti.

Ora lo staff è esausto. Il livello di violenza non ha fatto che aumentare dagli inizi di maggio. Ma le équipe chirurgiche hanno fatto un lavoro incredibile. Le due sale operatorie erano attive 24 ore al giorno. Grazie a tutto lo staff di MSF questo progetto ha avuto un grosso impatto. Hanno salvato molte, moltissime vite e continuano a farlo.

Stiamo anche lavorando in un centro traumatologico nel distretto di Crater, un’area fino a metà luglio controllata dagli Houthi. Siamo riusciti a mantenere la neutralità di questa struttura, a curare i civili come i combattenti Houthi e quelli della Resistenza meridionale. Anche nell’ospedale di Sheikh Othman, abbiamo ricevuto feriti di entrambi le parti del conflitto. E siamo riusciti a evitare che i combattenti della Resistenza attaccassero i feriti Houthi riconosciuti come prigionieri di guerra.  

Le condizioni di vita per la popolazione stanno migliorando?

C’è ancora una grave carenza d’acqua. Ma va meglio ora che le pompe possono operare. Finché c’è l’elettricità… negli ultimi due mesi non ce n’era. I generatori dell’ospedale dovevano funzionare 24 al giorno e uno si è rotto. Negli ultimi tre mesi, siamo stati molti giorni senz’acqua, senza nemmeno una goccia d’acqua. Nelle cisterne dell’ospedale c’era solo l’acqua sufficiente a sterilizzare gli strumenti. Le persone prendevano l’acqua dai vecchi pozzi della città, ma era molto salata e di scarsa qualità.  

Intervista con Thierry Goffeau, capo progetto di MSF a Aden, da metà maggio agli inizi di agosto, nel momento di picco della violenza.

 

MSF in Yemen

Mentre il violento conflitto in Yemen prosegue lontano dai riflettori, la situazione umanitaria continua a peggiorare e ha raggiunto livelli inaccettabili: i civili sono bloccati dietro le linee del fronte, senza cure mediche, beni alimentari, carburante e acqua. C’è un urgente bisogno di aumentare l’accesso alle cure mediche e ai beni di prima necessità per la popolazione yemenita. Siamo una delle poche organizzazioni ancora attive in Yemen. Stiamo lavoramdo in diversi ospedali, gestiamo ambulatori, cliniche mobili e forniamo acqua, beni di prima necessità e kit igienico-sanitari a migliaia di persone in tutto il paese. Maggiori informazioni sull'intervento di MSF in Yemen su: www.msf.it/yemen

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