“Nel Villaggio delle Donne aiutiamo le pazienti a partorire e a superare le violenze subite”
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Dal 2 al 4 ottobre saremo al Festival di Internazionale a Ferrara

Sono stata nel Nord Kivu circa 3 anni fa come ostetrica di MSF, prestando assistenza medica in sala parto. Tra i parti che ho assistito, ricordo sicuramente quello di una donna che, dopo aver camminato per 20 km, ha partorito davanti casa mia. Non è riuscita a raggiungere l’ospedale davvero per pochi metri e quindi mi sono ritrovata a recuperare velocemente l’attrezzatura necessaria e a raggiungerla per assisterla. Dopo il parto, abbiamo portato lei e il bambino in ospedale. Per fortuna, entrambi stavano bene.

A Mweso, un villaggio non lontano da Masisi, sono stata responsabile del programma di violenza sessuale che prevedeva anche assistenza psicosociale alle donne vittime di abusi. Molte delle consulenti locali che hanno lavorato con noi, sono state a loro volta vittime di violenza da bambine e prendono molto a cuore le ragazze che arrivano perché hanno vissuto la loro stessa esperienza. Ho ascoltato le storie di molte ragazze, di non più di 14 anni, tutte vittime di violenza sessuale.

Una di loro era orfana, viveva con gli zii che non le permettevano di andare a scuola per lavorare nei campi. Un giorno, lungo il tragitto verso il lavoro, è stata violentata da un uomo sconosciuto ed è rimasta incinta. Non si è subito resa conto di quello che le era accaduto. Nonostante i numerosi programmi di sensibilizzazione rivolti alla popolazione dei villaggi, molte donne interiorizzano la violenza subita come un avvenimento normale nella loro vita. La ragazza aveva sentito parlare dell’esistenza del nostro centro e del programma di violenza sessuale. Ha camminato un giorno intero per arrivare da noi e chiedere aiuto ma ha perso il bambino.Le donne vittime di violenza in Nord Kivu vivono una forte esclusione sociale: una ragazza o una donna vittima di abusi è considerata colpevole ed è emarginata, anche dalla famiglia.

La violenza è ormai talmente endemica in questo contesto che è entrata nella quotidianità e nessuno ne parla. Frequenti episodi avvengono anche all’interno del nucleo familiare.

Le donne non sanno che è un problema grave e va affrontato, per questo teniamo delle sessioni informative e attraverso spettacoli teatrali. Cosi le donne riescono a identificarsi con quelle storie e, per la prima volta, si rendono conto della gravità di ciò che è successo e della necessità di agire.In caso di esclusione ed emarginazione, MSF accoglie queste donne nel Villaggio delle Donne, un luogo sicuro in cui trovano ascolto e assistenza sanitaria.  Non tutte hanno però la fortuna di superare il senso di colpa che la stigmatizzazione della violenza sessuale porta con sé. Ho assistito al caso di una donna, vittima di violenza, che, dopo il parto, ha gettato il bambino nel fiume. O, ancora, il caso di una ragazza disabile che è rimasta incinta dopo una violenza. Arrivata presso l’ospedale di MSF, non ha parlato a nessuno della violenza. Lo abbiamo capito perché non voleva farsi assistere da ostetrici uomini. 

Natalie, ostetrica MSF

Come donare

Bastano 10 euro per garantire a una donna un parto sicuro. Dal 21 settembre al 4 ottobre puoi donare 2 o 5 euro via SMS o chiamata al numero 45509.

Puoi anche fare una donazione online >>

Con l’aiuto di tutti possiamo garantire un parto sicuro per migliaia di donne e di bambini e assicurare assistenza medica gratuita a tutte le persone sfollate a causa della violenza nell’area di Masisi.

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