Dopo molti mesi di inutili tentativi di dialogo con le autorità israeliane e in assenza di garanzie sulla sicurezza del personale e la gestione indipendente delle operazioni, abbiamo deciso che, nelle attuali circostanze, non condivideremo una lista del nostro personale palestinese e internazionale.
Gaza, dichiarazione sulla condivisione della lista del personale
A marzo 2025, le autorità israeliane avevano annunciato che le organizzazioni intenzionate a registrarsi sarebbero state tenute a fornire informazioni personali sul proprio staff.
Fin dall’inizio, la nostra organizzazione ha espresso serie preoccupazioni riguardo a questa richiesta, in un contesto in cui gli operatori medici e umanitari sono stati minacciati, detenuti arbitrariamente e attaccati. Dall’ottobre 2023 sono stati uccisi 1.700 operatori sanitari e 15 membri del nostro staff.
Il 30 dicembre le autorità israeliane hanno annunciato che la precedente registrazione di MSF era scaduta e che pertanto eravamo tenuti a cessare le operazioni entro 60 giorni.
Nel tentativo di considerare ogni possibile opzione – per quanto limitata – per continuare a fornire assistenza medica essenziale, il 23 gennaio avevamo informato le autorità israeliane che, come misura eccezionale, saremmo stati disposti a condividere un elenco definito di nomi del personale palestinese e internazionale, soggetto a parametri chiari, mettendo al centro la sicurezza dello staff.
Questa posizione è stata definita dopo aver consultato i colleghi palestinesi e con la consapevolezza che nessuna informazione del personale sarebbe stata condivisa senza il deliberato consenso delle persone interessate.
Tuttavia, nonostante i ripetuti sforzi, negli ultimi giorni non è stato possibile instaurare un dialogo con le autorità israeliane sulla base delle garanzie concrete richieste.
Tra queste
- l’impegno a utilizzare le informazioni relative al personale esclusivamente per scopi amministrativi dichiarati senza mai mettere a rischio i colleghi
- la garanzia per MSF di mantenere piena autorità su tutte le questioni relative alle risorse umane e alla gestione delle forniture mediche umanitarie
- l’interruzione di tutte le comunicazioni che diffamano MSF e compromettono la sicurezza del personale.
In assenza di queste chiare garanzie, abbiamo deciso che non condivideremo le informazioni sul nostro personale nelle circostanze attuali. Inoltre, durante questa fase, nessuna informazione relativa allo staff è stata mai condivisa con le autorità israeliane.
Decisioni impossibili
Nel mezzo della catastrofe umanitaria in corso a Gaza e dell’estrema violenza contro gli operatori sanitari, le autorità israeliane stanno costringendo le organizzazioni umanitarie a prendere una decisione impossibile – scegliere di condividere informazioni sul proprio personale, o di dover interrompere l’assistenza medica salvavita.
Se venissimo espulsi da Gaza e dalla Cisgiordania, le conseguenze sarebbero devastanti, poiché i palestinesi si troverebbero ad affrontare un inverno brutale, tra case distrutte e urgenti necessità umanitarie.
Le condizioni umanitarie rimangono catastrofiche: quasi 500 persone sono state uccise da ottobre scorso, i servizi essenziali, tra cui cibo, acqua, alloggio, assistenza sanitaria, carburante e mezzi di sostentamento, sono stati in gran parte distrutti e il sistema sanitario non è quasi più funzionante, con molti servizi specializzati non disponibili, come ad esempio la cura delle ustioni.
Solo nel 2025, abbiamo fornito 800.000 visite, assistito in 1 parto su 3 e sostenuto 1 posto letto ospedaliero su 5, servizi che non possono essere sostituiti facilmente.
Rimaniamo aperti al dialogo con le autorità israeliane per poter continuare a fornire assistenza medica essenziale e salvavita a Gaza e nella Cisgiordania occupata.