Nella Striscia di Gaza, l’impegno MSF nell’assicurare servizi essenziali, dagli interventi di cura alle attività di assistenza, dai beni di prima necessità alla distribuzione di acqua potabile in un territorio devastato, è diventato un compito sempre più complesso.
Queste azioni rappresentano un sostegno vitale per migliaia di famiglie che vivono in condizioni estremamente difficili e che dipendono da questo aiuto per poter affrontare la giornata.
Tra feriti e ospedali ridotti a tende, l’assistenza umanitaria non può fermarsi
I bombardamenti hanno distrutto infrastrutture, case, ospedali, lasciando la popolazione in condizioni estreme: mancano cure, farmaci, cibo, acqua, e la vita quotidiana è segnata da traumi fisici e psicologici profondi. All’interno di questo contesto, le organizzazioni umanitarie rappresentano spesso l’unico punto di riferimento sanitario per migliaia di persone.
Nella nostra clinica di Gaza City, che oggi è una tenda, continuiamo a ricevere ogni settimana centinaia di pazienti. Vengono per curare ferite che raccontano due anni di conflitto, due anni in cui l’accesso agli aiuti è stato spesso ostacolato. Le persone arrivano con arti amputati, ustioni, traumi complessi. E arrivano anche con malattie croniche che non possono più essere curate perché i farmaci non si trovano.
Per noi di Medici Senza Frontiere, essere presenti a Gaza significa confrontarci ogni giorno con ferite fisiche e psicologiche che non si rimarginano, con bisogni che crescono più velocemente della capacità di risposta.
In questo scenario, la voce di Roberto Scaini, nostro medico e responsabile delle attività a Gaza City e nel nord della Striscia, racconta ciò che vive ogni giorno:
La guerra continua quando l’aiuto umanitario non è garantito, quando i pazienti arrivano con ferite che non dovrebbero esistere, quando la sofferenza diventa routine”. Roberto Scaini Responsabile medico delle attività a Gaza City e nel nord della Striscia