Libano, la testimonianza del capomissione MSF

Libano, la testimonianza del capomissione MSF

In molte aree del Libano, le persone dormono nelle auto per strada perché non hanno altro posto dove andare.

Gli ordini di evacuazione – che coinvolgono circa il 25% della popolazione libanese – costringono le persone ad avere bisogno di protezione, acqua, beni di prima necessità e accesso all’assistenza sanitaria.

Il racconto di Jeremy Ristord, capomissione di MSF in Libano

I nostri team sono presenti a Beirut, nella Bekaa e nel Chouf, e hanno distribuito oltre 350.000 litri d’acqua e oltre 7 tonnellate di beni di prima necessità alla popolazione sfollata, compresi bambini e anziani.

Stiamo inoltre intensificando la risposta a livello nazionale e inviando cliniche mobili nei campi per sfollati.

Molti membri del nostro staff e colleghi nel sud del Libano, nella Bekaa e nel sud di Beirut stanno vivendo in prima persona questa situazione. Alcuni sono fuggiti con le loro famiglie, rimanendo bloccati per ore su strade congestionate mentre cercavano di evacuare, mentre molti altri che hanno scelto di rimanere raccontano dei violenti attacchi aerei e della devastazione che li circonda.

Questo avviene dopo 15 mesi di cessate il fuoco che non ha mai posto fine agli attacchi israeliani, lasciando le famiglie, ancora una volta, di fronte a scelte impossibili: fuggire dalle loro case o rimanere esposti a minacce.

La risposta d’emergenza di MSF

In tutto il Libano i nostri team hanno allestito una nuova clinica mobile a Saida, la terza città più grande del sud del paese, dove sono state effettuate più di 70 visite in un giorno e fornito primo soccorso psicologico.

È stata anche avviata un’altra clinica mobile a Barja, una città nella zona di Chouf, sul Monte Libano, dove si stima che siano rifugiate 10.000 persone. Inoltre, il 6 marzo abbiamo installato una terza clinica mobile a Bebnine, nell’Akkar, nel nord del Libano, e nel primo giorno di attività abbiamo curato più di 50 sfollati provenienti dal sud.

Ci stiamo mobilitando per installare altre cliniche mobili per fornire un sostegno simile alle persone sfollate interne a Beirut e nella regione della Bekaa, insieme a linee di assistenza telefonica per la salute mentale per fornire supporto psicologico alle persone in viaggio o che non possono raggiungere i servizi.