Libano: centinaia di migliaia di persone costrette a fuggire sotto i bombardamenti

Libano: centinaia di migliaia di persone costrette a fuggire sotto i bombardamenti

Lanciamo un appello per chiedere che le strutture sanitarie non vengano colpite nel rispetto del diritto internazionale umanitario.

Incertezza e sfollamento

Forse il mio destino è continuare a muovermi per sempre da un posto all’altro?” Khadija persona sfollata del Libano

Questa domanda se l’è posta Khadija, una donna sfollata in Libano, ma riflette la realtà di oltre 822.000 persone costrette, in meno di due settimane, a lasciare le proprie case. Circa il 14% del territorio è sotto ordine di evacuazione mentre quasi 200 villaggi e città si sono svuotati.

Non c’era vita, non era rimasto più nessuno. Il villaggio è stato devastato. Puoi immaginare il dolore di chi ha lavorato per 35 anni per costruire una casa, solo per vederla distrutta alla fine?” Khadija persona sfollata del Libano

Le famiglie vivono nell’incertezza, spesso senza sapere dove andare, cercando riparo in rifugi sovraffollati, auto o sistemazioni di fortuna, dove mancano acqua, cibo e servizi essenziali. L’accesso alle cure mediche è sempre più difficile. In alcune strutture, centinaia di persone condividono i pochi bagni a disposizione.

Gli spostamenti di massa stanno rendendo ancora più vulnerabili persone come Khadija, che oggi vive a Marwaniyeh con sua sorella, vedova e madre di tre figli. Ogni giorno è una lotta per trovare il necessario: cibo, medicine, carburante. Alcuni giorni hanno un solo pasto, talvolta non mangiano, per sfamare i bambini. La paura e l’ansia sono costanti.

Khadija non chiede lusso né sicurezza assoluta: desidera soltanto fare ritorno, anche se sa che ciò che è andato perduto non potrà mai tornare com’era. Il suo desiderio diventa un atto di dignità. La sua storia è quella di centinaia di migliaia di libanesi costretti a spostarsi, che sperano di ricominciare da qualche parte, senza mai davvero poterlo fare.

Ovunque vada, la gente mi chiede: ‘Da dove vieni?’ Io rispondo, ‘Dal Sud…’ ‘Sei sfollata?’ No! Sono libanese. Perché mi chiami ‘sfollata’ quando questo è anche il mio paese?” Khadija persona sfollata del Libano

Sistema sanitario sempre più fragile di fronte all’emergenza

Il sistema sanitario in Libano è sempre più in difficoltà. Molti centri di assistenza sanitaria primaria e ospedali hanno dovuto chiudere a causa dei continui attacchi, mentre il numero di feriti cresce di giorno in giorno.

Secondo l’OMS, al 12 marzo cinque ospedali sono stati costretti a chiudere, oltre 45 strutture sanitarie e 11 ambulanze sono state danneggiate, e almeno 18 operatori sanitari sono morti, altri 45 sono rimasti feriti.

Le evacuazioni e i bombardamenti hanno messo a rischio anche i pazienti, alcuni dei quali sono deceduti durante il trasporto, mentre la crisi economica e la fuga di parte del personale sanitario riducono ulteriormente la capacità di risposta.

In alcune zone sono stati segnalati attacchi con fosforo bianco, un’arma proibita che provoca gravi ustioni e danni respiratori, aumentando il rischio per i civili e costringendo gli ospedali a richiedere kit specifici per le ustioni, oltre a forniture mediche di base.

I centri già al completo rischiano di collassare di fronte a un improvviso aumento di pazienti, mentre la pressione su chi lavora nei servizi sanitari cresce ogni giorno.

Noi di MSF, stiamo cercando di rispondere a un’emergenza sempre più grave, anche se i bisogni sono molto più grandi delle risorse disponibili. Stiamo adattando rapidamente il nostro lavoro per continuare a garantire assistenza sanitaria e sostenere le strutture che accolgono i feriti. Oggi gestiamo 12 cliniche mobili portando cure di base, distribuendo beni essenziali e farmaci e fornendo supporto psicologico alle persone colpite dalla crisi.