A 4 settimane dall’intensificarsi del conflitto in Libano, Medici Senza Frontiere (MSF) avverte che i continui bombardamenti israeliani e il conseguente sfollamento forzato della popolazione stanno avendo gravi ripercussioni sulla vita delle persone, compromettendo il loro accesso ai servizi essenziali. MSF chiede che venga garantita la protezione dei civili e dell’assistenza sanitaria e che cessino le misure che costringono le persone ad abbandonare le proprie case.
Dal 2 marzo, i civili si trovano ad affrontare condizioni sempre più disperate: l’intensificarsi degli attacchi da parte delle forze israeliane ha costretto più di 1 milione di persone ad abbandonare le proprie case e ha interrotto il loro accesso all’assistenza sanitaria. Secondo il ministero della salute, tra il 2 e il 23 marzo sono state uccise 1.039 persone, il 12% delle quali sono bambini.
Insieme agli attacchi via terra e ai ripetuti bombardamenti aerei che prendono di mira infrastrutture civili, come i ponti nel sud del Libano, queste operazioni stanno di fatto isolando dal resto del paese le grandi città e i numerosi villaggi a sud del fiume Litani, insieme ai residenti che vi sono rimasti.
“Siamo preoccupati per la sicurezza dei civili che non hanno lasciato queste zone, sia per scelta che per mancanza di mezzi” ha dichiarato la dottoressa Tejshri Shah, direttrice generale di MSF, in visita in Libano. “Chiediamo che i civili e le strutture mediche siano protetti in ogni momento, per consentire alle persone di continuare ad accedere all’assistenza sanitaria e ad altri servizi essenziali”.
Gli ordini di evacuazione, che coprono complessivamente il 14% del territorio libanese, hanno portato allo sfollamento di 1 persona su 5 in Libano. Anche in aree al di fuori delle zone contrassegnate come “da evacuare”, comprese alcune parti di Beirut e le regioni meridionali del Paese, la popolazione vive sotto la minaccia immediata di ricorrenti attacchi aerei e di droni.
Nonostante gli ordini di sfollamento forzato, molte persone hanno scelto di restare, piuttosto che abbandonare le loro case e i loro villaggi, mentre altre non hanno avuto scelta a causa delle vulnerabilità socioeconomiche e mediche. Questa situazione rende estremamente difficile l’accesso alle cure mediche per i civili e, allo stesso tempo, ostacola il lavoro degli operatori sanitari e umanitari nel raggiungere le persone colpite.
“Il personale ospedaliero di Nabatiyeh, che ha deciso di continuare a lavorare lì, non ha altra scelta che rifugiarsi all’interno dell’ospedale, evitando gli spostamenti in auto” ha affermato la dottoressa Luna Hammad, coordinatrice medica di MSF che ha visitato l’ospedale governativo di Nabatiyeh, uno degli ospedali che oggi accoglie il maggior numero di feriti in Libano. “Da settimane sopportano questa situazione, con pochissimo riposo, sotto il peso di una pressione e di una paura costanti, mentre gli ospedali continuano a ricevere ondate di feriti.”
Diversi ospedali nel sud del Libano rimangono operativi e forniscono le prime cure di emergenza e il trasferimento dei pazienti. MSF supporta queste strutture con forniture mediche, carburante per l’elettricità e articoli di prima necessità come coperte e kit igienici.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), al 23 marzo sono stati registrati più di 63 attacchi contro strutture sanitarie, 40 operatori sanitari sono stati uccisi e altri 91 feriti. Inoltre, più di 5 ospedali sono stati costretti a evacuare e più di 54 centri di assistenza sanitaria di base in tutto il Libano hanno dovuto chiudere, limitando ulteriormente l’accesso ai servizi sanitari essenziali.
“Sono fuggito senza nulla e non ho un posto dove andare. Speravo di aver quasi sconfitto il cancro. Ora passo le notti in una tenda in un parco e non so dove troverò la prossima dose di farmaci né come potrò continuare la terapia” racconta un paziente di MSF affetto da leucemia, sfollato, che in seguito all’evacuazione degli ospedali non ha più accesso alle cure.
MSF in Libano
MSF ha lanciato una risposta di emergenza in Libano in seguito all’intensificarsi dei bombardamenti e degli sfollamenti. I team di MSF lavorano in 15 cliniche mobili distribuite in 34 località nelle regioni di Bekaa, Chouf, Beirut, Saida, Aley, Nord e Akkar, dove forniscono assistenza sanitaria di base, indirizzano i pazienti verso strutture specializzate e offrono sostegno per aiutare le persone a continuare le cure. Ma l’accesso continuativo alle cure specialistiche e a quelle per le malattie croniche rimane compromesso.
Al 22 marzo, i team di MSF hanno effettuato 6.826 visite mediche, 1.289 consulenze in materia di salute sessuale e riproduttiva, e sessioni individuali o di gruppo di salute mentale per 3.544 persone. I team di MSF hanno inoltre distribuito 7.196.000 litri di acqua, di cui 223.942 litri di acqua potabile, 9.315 materassi, 10.853 coperte e 7.879 kit igienici.