Medici Senza Frontiere accoglie positivamente la sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Catania, rispetto alle accuse relative alla gestione dei rifiuti a bordo della nave di ricerca e soccorso Aquarius di MSF, operativa nel Mediterraneo centrale dal 2016 al 2018.
L’assoluzione dopo un lungo processo
Dopo una lunga fase di indagine (2017-2021) e un processo durato ancora più a lungo (2021-2026), il Tribunale di Catania ha finalmente accertato che tutte le attività legate all’Aquarius, comprese le operazioni portuali e lo smaltimento dei rifiuti, erano conformi alla normativa vigente.
Questi procedimenti giudiziari hanno avuto un profondo impatto personale e professionale sul personale coinvolto e hanno compromesso le operazioni di ricerca e soccorso in mare volte a salvare vite umane.
La sentenza rappresenta un importante momento di riconoscimento per i team che hanno lavorato sotto forte pressione politica mentre cercavano di salvare vite umane lungo la rotta migratoria più letale al mondo. Segna un passo importante per mettere fine all’infondata criminalizzazione delle operazioni di ricerca e soccorso in mare”. Paul Brockmann responsabile operativo di MSF
Nel corso di questo procedimento, durato quasi un decennio, gli attacchi contro le operazioni civili di ricerca e soccorso sono proseguiti e si sono intensificati. Oggi, alcuni membri del nostro staff sono ancora sotto processo a Catania per accuse analoghe relative alla gestione dei rifiuti a bordo della nave Vos Prudence. Siamo fiduciosi che questa decisione contribuirà anche a un esito positivo del procedimento tuttora in corso.
Le persone continuano a fuggire dalla violenza, dallo sfruttamento, dall’insicurezza e da condizioni di estrema difficoltà, e molte continuano a rischiare la vita tentando traversate mortali alla ricerca di sicurezza o di una vita migliore.
Le persone continuano a morire in mare
Nel Mediterraneo centrale, siamo testimoni della catastrofe umanitaria causata dall’insufficiente capacità degli Stati di condurre operazioni di ricerca e soccorso e dalle dannose politiche migratorie europee, che continuano a lasciare le persone a morire in mare o a essere rimpatriate con la forza verso violenze, detenzione arbitraria in condizioni disumane e abusi in Libia.
Nel corso degli anni, gli Stati europei – e l’Italia in particolare – hanno intensificato politiche restrittive, ostacoli amministrativi, fermi delle navi e azioni legali nei confronti delle organizzazioni umanitarie impegnate nelle operazioni di soccorso in mare. Queste politiche hanno avuto conseguenze devastanti per le persone che tentano la traversata del Mediterraneo.
L’inizio del 2026 ha visto un drastico aumento dei decessi e delle scomparse in mare, con almeno 655 persone segnalate come decedute o disperse tra gennaio e febbraio, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. Alla fine di giugno 2026, sono oltre 1.400 le persone morte o disperse nel Mar Mediterraneo.
Ribadiamo il nostro appello alle autorità italiane e agli Stati membri dell’Unione europea affinché smettano di ostacolare le operazioni civili di ricerca e soccorso, garantiscano lo sbarco tempestivo in porti sicuri, istituiscano adeguate capacità europee di ricerca e soccorso e pongano la tutela della vita e della dignità umana al centro delle politiche migratorie.
Le nostre équipe hanno avviato le operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo nel 2015, per supplire al vuoto lasciato dalla chiusura dell’operazione di soccorso Mare Nostrum del Governo italiano. Da allora, nove diverse navi MSF (da soli o in collaborazione con altre ONG) hanno contribuito a soccorrere oltre 94.200 persone nel Mediterraneo centrale, tra cui l’Aquarius, con cui abbiamo operato tra il 2016 e il 2018 assistendo quasi 30.000 persone.
Nonostante gli ostacoli, continuiamo a essere fortemente impegnati nel Mediterraneo centrale e i nostri team stanno preparando le prossime operazioni di ricerca e soccorso a bordo della nave Oyvon.
