A 2 mesi dalla dichiarazione ufficiale dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la malattia continua a diffondersi in nuove aree e a un ritmo senza precedenti, con quasi 2.000 casi confermati e oltre 700 decessi, mentre gli sforzi per contenerla rimangono insufficienti.
L’epidemia continua a crescere a un ritmo senza precedenti
In soli 2 mesi, l’attuale epidemia, causata dal virus Bundibugyo, è diventata la terza più vasta epidemia di Ebola mai registrata e quella con la crescita più rapida. In meno di 5 settimane, il numero di casi confermati è triplicato, passando da 650 a quasi 2.000 al 12 luglio, mentre il numero di decessi è aumentato di oltre 5 volte, passando da 130 a oltre 700.
L’epidemia ha già superato la metà dei casi registrati durante l’epidemia di Ebola del 2018-2020 nella RDC, durata quasi 2 anni.
Ogni ritardo costa vite umane. Stiamo ancora rincorrendo l’epidemia invece di anticiparla. Il numero delle persone contagiate aumenta, sempre più famiglie perdono i propri cari e diventa sempre più difficile contenere la situazione. Abbiamo bisogno di un’azione internazionale più forte e coordinata per agire più rapidamente e migliorare l’accesso sia alle cure per l’Ebola, che ad altri servizi sanitari essenziali”. Trish Newportresponsabile del programma di emergenza di MSF
La situazione è particolarmente allarmante poiché l’epidemia continua a espandersi geograficamente. L’accesso limitato alle cure mediche, un sistema di sorveglianza sovraccarico e la crescente pressione sui centri di cura fanno sì che intere comunità al di fuori delle principali aree urbane rimangano prive di un sostegno adeguato.
La provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia, rappresenta circa il 90% di tutti i casi confermati.
Avvicinare la risposta alle comunità
Sebbene altre organizzazioni mediche stiano collaborando con il ministero della salute nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, restano notevoli lacune.
Il sistema di sorveglianza epidemiologica nella RDC è progettato per individuare precocemente i casi attraverso solide reti comunitarie e il sistema sanitario locale. Tuttavia, l’attuale epidemia di Ebola, unita a numerose altre minacce sanitarie, ha portato il sistema al limite delle sue capacità.
La chiave per rallentare e fermare la diffusione dell’epidemia consiste nell’avvicinare la risposta alle comunità, potenziando al contempo la risposta medica e il sistema di sorveglianza, in modo che i casi possano essere identificati e isolati il prima possibile. Devono inoltre proseguire gli sforzi volti ad ampliare i test, il tracciamento dei contatti e il coinvolgimento delle comunità.
Le restrizioni alla mobilità, tra cui la chiusura delle frontiere, gli obblighi di automonitoraggio e le misure che interessano il personale umanitario applicate dalle autorità della Repubblica Democratica del Congo e di altri paesi, stanno creando ulteriori difficoltà per il dispiegamento e la rotazione del personale specializzato nella gestione dell’Ebola.
Attualmente gestiamo 7 e più di 15 unità di isolamento nelle province di Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu e Tshopo, con una capacità complessiva di oltre 430 posti letto. Dall’inizio dell’epidemia e fino al 14 luglio, i nostri team hanno ricoverato più di 968 pazienti, tra cui 357 casi confermati.
Abbiamo inoltre accompagnato il percorso di guarigione di 116 sopravvissuti, fornendo cure e assistenza. Affianchiamo il ministero della salute nelle attività di sorveglianza e individuazione dei casi, nel coinvolgimento delle comunità, nella formazione e negli sforzi volti a garantire un accesso sicuro ad altri servizi sanitari essenziali.
Una crisi in un contesto di emergenze multiple
L’epidemia di Ebola si sta sviluppando in un contesto segnato da conflitti armati, sfollamenti e molteplici emergenze sanitarie concomitanti. L’insicurezza continua a limitare l’accesso ad alcune comunità, mentre le nostre équipe rispondono contemporaneamente ad altre necessità mediche urgenti, tra cui il colera e la malaria. Si prevede inoltre che l’avvicinarsi della stagione delle piogge provochi un’impennata dei casi di malaria, mettendo ulteriormente a dura prova un sistema sanitario già sovraccarico.
È fondamentale accelerare gli sforzi per migliorare l’accesso alle cure per l’Ebola, garantendo al contempo la fornitura di altri aiuti umanitari di base, tra cui assistenza sanitaria, acqua e servizi igienico-sanitari.
Non possiamo continuare a rispondere all’epidemia con risorse così limitate, mentre il virus continua a diffondersi più velocemente della nostra capacità di contenerlo. Solo una risposta medica solida e dotata di risorse adeguate, che rifletta realmente l’entità dei bisogni sul campo, può impedire che questa epidemia si trasformi in una crisi che non saremo più in grado di contenere. Per raggiungere questo obiettivo, è urgentemente necessario un maggiore sostegno internazionale”. Trish Newportresponsabile del programma di emergenza di MSF
Invitiamo le autorità sanitarie e gli attori umanitari ad aumentare rapidamente le risorse per la risposta all’Ebola, tra cui il coinvolgimento delle comunità, la sorveglianza epidemiologica, i test e la diagnosi, l’assistenza ai pazienti, il supporto ai sopravvissuti e la gestione sicura e dignitosa delle salme e delle sepolture, garantendo al contempo che vengano soddisfatte anche altre esigenze sanitarie urgenti.