Tre anni, nessuna decisione: l’inazione dell’UE mentre le norme italiane ostacolano i soccorsi in mare

Tre anni, nessuna decisione: l’inazione dell’UE mentre le norme italiane ostacolano i soccorsi in mare

La Commissione europea non ha ancora fornito una decisione definitiva né indicato quali azioni intenda intraprendere, a tre anni dalla presentazione di un esposto da parte di Medici Senza Frontiere, dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), di EMERGENCY, Oxfam Italia e SOS Humanity riguardo alle norme italiane che disciplinano le attività civili di ricerca e soccorso in mare.

Ricerca e soccorso: tre anni di attesa

In occasione dell’anniversario dell’esposto, rinnoviamo il nostro appello affinché la Commissione si esprima e adotti una decisione. L’esposto riguarda il Decreto-Legge 1/2023, noto come decreto Piantedosi, nonché la pratica italiana di assegnare porti lontani alle navi di soccorso e l’utilizzo improprio delle ispezioni di Port State Control. Queste misure continuano a limitare l’efficacia delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. L’assegnazione di porti distanti costringe le navi di soccorso a trascorrere meno tempo nell’area SAR e ritarda l’accesso delle persone soccorse ai servizi essenziali a terra. Tra gennaio 2023 e dicembre 2024, la nostra nave di ricerca e soccorso Geo Barents è stata costretta a percorrere ulteriori 64.966 chilometri e a trascorrere 163 giorni aggiuntivi in mare.

Il decreto Piantedosi introduce una serie di norme restrittive che, nella pratica, impongono significativi vincoli operativi alle attività di soccorso civile. Le organizzazioni che non vi si conformano rischiano multe, fermi amministrativi o persino la confisca delle proprie imbarcazioni. Dal 2023, le navi delle ONG sono state fermate in 43 occasioni, per un totale di oltre 1.100 giorni di fermo imposti. Tuttavia, tali sanzioni hanno ripetutamente dimostrato di non reggere al vaglio dei tribunali: ad oggi, nessuna delle 43 sanzioni è stata confermata da una sentenza definitiva.

Mentre la Commissione continua a rimandare una decisione, le persone continuano a morire in mare. Alla fine di luglio 2026, quasi 1.500 persone risultavano morte o disperse nel Mediterraneo, dopo le 1.745 vittime registrate nel 2025. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, il Mediterraneo centrale continua a essere la rotta migratoria più letale al mondo, con oltre 26.700 persone morte o disperse dal 2014.

Dietro questi numeri ci sono persone — uomini, donne e bambini — che avevano il diritto di essere soccorse. Queste misure hanno ripetutamente dimostrato di non reggere nei tribunali italiani quando vengono contestate le sanzioni contro le organizzazioni di soccorso. È necessario che l’Italia riveda le proprie politiche in materia di ricerca e soccorso in mare affinché le operazioni salvavita possano svolgersi senza ostacoli. La Commissione europea deve agire e assumere una posizione chiara”.Julie Melichar rappresentante di MSF per la Ricerca e il Soccorso in Mare

Queste politiche e pratiche non sono in linea con gli obblighi degli Stati membri dell’UE previsti dal diritto europeo e internazionale in materia marittima e di diritti umani. Mettono a rischio la vita delle persone in movimento e compromettono il lavoro delle organizzazioni impegnate nel salvare vite umane in mare.

La Commissione europea non può continuare a ignorare questa situazione.

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