Jamila Badran, ostetrica presso la clinica mobile di Nabatieh di MSF e residente a Harouf, è stata costretta a lasciare la propria abitazione durante la notte tra il 6 e il 7 settembre insieme al marito, anche lui infermiere MSF, e alla loro figlia piccola.
Nuovi attacchi israeliani
Nel corso del primo fine settimana di settembre, gli attacchi israeliani si sono intensificati in tutto il sud del Libano, in particolare nel distretto di Nabatieh, con ripetuti raid aerei e demolizioni segnalati in diverse città e villaggi.
Secondo il ministero della salute pubblica libanese, gli attacchi hanno causato 27 morti e oltre 69 feriti, mentre abitazioni e altre infrastrutture civili sono state danneggiate o distrutte.
L’escalation ha inoltre provocato nuovi sfollamenti tra le comunità del sud, andando ad aggiungersi agli oltre 375.000 sfollati già registrati secondo l’OIM, con residenti costretti a lasciare le aree colpite dagli attacchi israeliani e dai cosiddetti ordini di evacuazione.
Il deterioramento della situazione di sicurezza ha avuto un impatto diretto sulle nostre operazioni umanitarie, coinvolgendo anche il personale dell’organizzazione, alcuni dei quali sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni.
Testimonianza MSF di Jamila Badran
Jamila Badran, ostetrica di MSF e residente a Harouf, è tra le persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa insieme al marito e alla figlia piccola. La sua storia racconta gli eventi di quella notte e il profondo impatto che hanno avuto sulla sua famiglia.
La cosa più difficile per Jamila è stata prendere in braccio la bambina addormentato e lasciare la propria abitazione senza sapere dove sarebbero andati né cosa sarebbe accaduto nelle ore successive. Quella notte ha vissuto, in parte, la stessa realtà che osserva ogni giorno nelle donne in gravidanza con cui lavora nel sud del Libano: la paura, l’insicurezza e l’incertezza di non sapere cosa riserverà il futuro.
Le esplosioni e gli attacchi israeliani che hanno colpito il distretto di Nabatieh hanno costretto Jamila e la sua famiglia a fuggire dalla propria casa. Hanno trovato rifugio a Deir ez-Zahrani, nell’abitazione dei genitori di Jamila, nella speranza di raggiungere un luogo più sicuro.
Tuttavia, intorno alle due del mattino, un nuovo attacco israeliano contro un edificio a Deir ez-Zahrani li ha nuovamente svegliati. Ancora una volta, la famiglia è stata costretta a raccogliere in fretta le proprie cose e a cercare riparo altrove.
Per Jamila, questa esperienza è stata particolarmente difficile non solo come madre, ma anche come ostetrica e donna in gravidanza. Nel suo lavoro con MSF assiste quotidianamente donne che affrontano la gravidanza in questo clima di paura e insicurezza. Ascolta le loro preoccupazioni e vede quanto sia complesso vivere questo momento della vita mentre si teme costantemente per la propria sicurezza, per quella dei propri familiari e per ciò che potrebbe accadere da un momento all’altro.
Quella notte è stata lei a portare in braccio la figlia e a lasciare la propria casa senza sapere quale sarebbe stata la destinazione successiva. Ma sono tante le famiglie nel sud che vivono continuamente con questa sensazione.
Nessuna madre dovrebbe essere costretta a decidere dove dormirà quella notte, e nessuna donna incinta dovrebbe affrontare la propria gravidanza con la paura per la propria vita e per la sicurezza della propria famiglia. Questo non dovrebbe essere normale”. Jamila Badranmadre e ostetrica MSF
Tutto questo non dovrebbe essere normale.