Gaza, MSF: “Dopo 3 anni, Israele continua a ridurre lo spazio vitale della popolazione”

Gaza, MSF: “Dopo 3 anni, Israele continua a ridurre lo spazio vitale della popolazione”

Israele sta progressivamente soffocando Gaza e sta continuando il genocidio: lo spazio vitale della popolazione si riduce sempre di più e la sopravvivenza delle persone è minata da continue violenze, dal blocco deliberato delle forniture, nonché dalla distruzione dell’assistenza sanitaria e delle infrastrutture essenziali.

La linea gialla comprime la popolazione

Nell’ultimo anno, con la creazione della linea gialla da parte di Israele, la popolazione di Gaza è sempre più intrappolata. Presentata inizialmente come una misura difensiva temporanea e come elemento chiave per il mantenimento del cosiddetto cessate il fuoco, la linea è stata progressivamente rafforzata con postazioni militari, barriere e demolizioni continue, spostandosi sempre più verso ovest e comprimendo la popolazione in un’area sempre più ridotta.

Oggi le forze israeliane occupano circa il 65% della Striscia di Gaza e utilizzano la linea gialla come confine di fatto di quest’area.

Con l’avanzare della linea gialla, è sempre più imminente la minaccia per le persone che vivono nelle vicinanze. Ad aggravare la situazione, il fatto che la linea non è delimitata in modo chiaro né costante. Chi vi si avvicina rischia di essere colpito dalle forze israeliane e i nostri team continuano a curare persone con ferite da arma da fuoco riportate nelle aree circostanti.

Inoltre, il suo avanzamento ostacola la distribuzione di beni di prima necessità: abbiamo dovuto sospendere più volte la distribuzione d’acqua a causa delle sparatorie vicino alle comunità che vivono in prossimità della linea gialla.

La linea gialla non può essere considerata semplicemente una linea su una mappa. È diventata uno strumento di accerchiamento e pulizia etnica che isola le comunità dalle infrastrutture, dall’assistenza sanitaria, dall’acqua e da tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere”. Amande Bazerolle responsabile della risposta d’emergenza di MSF a Gaza

Una popolazione esposta a violenza e malattie

La violenza non si limita alle aree intorno alla linea gialla. Soltanto nei mesi di giugno e luglio, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, i nostri team a Gaza hanno assistito oltre 1.200 casi di traumi, tra cui ferite da esplosione, ustioni, ferite da arma da fuoco e lesioni dovute ad aggressioni fisiche.

Negli ultimi 3 anni, i nostri team hanno trattato oltre 200.000 casi di trauma, comprese lesioni causate da violenza fisica intenzionale, mentre l’offensiva militare israeliana ha provocato la morte di oltre 74.000 persone, di cui più di 20.000 bambini. Mentre Israele confina i palestinesi in aree sempre più limitate, le famiglie sono costrette a vivere in condizioni di sovraffollamento estremo e disumane, senza un accesso adeguato ad acqua pulita, servizi igienico-sanitari, rifugi e assistenza sanitaria. Condizioni che favoriscono la diffusione delle malattie.

Solo quest’anno, i nostri team hanno assistito oltre 11.000 casi di malattie della pelle come la scabbia e registrato più di 1.500 casi di varicella tra giugno e luglio. Nel mese di agosto, abbiamo distribuito circa 2,1 milioni di litri di acqua potabile al giorno, ma i bisogni restano enormemente superiori a quanto sia possibile garantire sotto le attuali restrizioni.

La maggior parte delle persone dispone di meno di 6 litri di acqua al giorno per uso domestico e ha un accesso limitato a beni essenziali per l’igiene. Stiamo assistendo pazienti con gastroenteriti, infezioni respiratorie acute, numerose malattie della pelle, epatite, infezioni batteriche cutanee, scabbia e pidocchi. Allo stesso tempo affrontiamo una grave carenza di forniture mediche. Perfino la crema necessaria per curare la scabbia è soggetta alle restrizioni imposte dalle autorità israeliane”. Murad Asaliyya responsabile delle attività mediche di MSF a Gaza

Una crisi che si estende oltre Gaza: rapido aumento degli attacchi in Cisgiordania e Gerusalemme Est

Negli ultimi 3 anni, l’accesso all’assistenza sanitaria è peggiorato drasticamente: gli ospedali esauriscono sempre più spesso le forniture di base e i pazienti non riescono ad accedere a farmaci e cure essenziali. Le restrizioni su beni indispensabili, come l’olio motore e pezzi di ricambio, compromettono inoltre il funzionamento delle infrastrutture necessarie a mantenere operativi ospedali, ambulanze e sistemi idrici. Molti generatori sono già fuori uso e le attività di distribuzione dell’acqua sono state ridotte.

La distruzione del sistema sanitario a Gaza, i danni subiti da oltre l’80% delle strutture presenti nella Striscia e le conseguenze fisiche e psicologiche permanenti causate da anni di violenza e sfollamento avranno effetti ben oltre l’emergenza attuale e impediranno qualsiasi reale processo di ripresa per molti anni.

La crisi non riguarda soltanto Gaza. Dal 2023, in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est si è registrato un rapido aumento di attacchi violenti da parte dei coloni, operazioni militari, incursioni nelle abitazioni, nei campi per le persone sfollate e nei terreni agricoli, l’espansione degli insediamenti illegali, sfollamenti, demolizioni di abitazioni e restrizioni alla libertà di movimento, in particolare nel corso di quest’anno.

I pazienti assistiti nelle nostre cliniche raccontano ai team di aver visto le proprie case demolite dalle forze israeliane, di aver subito attacchi da parte dei coloni e il furto del bestiame. Le politiche di violenza, intimidazione e sfollamento forzato che colpiscono i palestinesi si estendono quindi oltre Gaza, contribuendo a una crescente frammentazione del territorio palestinese occupato.

Ci vorranno generazioni per riprendersi dai danni causati negli ultimi 3 anni e nei decenni precedenti, mentre le devastanti conseguenze del genocidio in corso continuano a colpire la popolazione ogni giorno. Distruzione, sfollamento e privazioni sono ormai diventati la normalità: pratiche che Israele porta avanti impunemente. I governi devono agire subito per fermare distruzione e uccisioni, impedire la pulizia etnica e garantire che ai palestinesi non vengano negati i mezzi necessari alla sopravvivenza”. Amande Bazerolle responsabile della risposta d’emergenza di MSF a Gaza

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