In Darfur, Sudan, la guerra e il collasso del sistema sanitario stanno alimentando epidemie di malattie prevenibili con i vaccini: in poco più di 2 anni, MSF ha curato quasi 30.000 pazienti, tra cui oltre 28.000 casi di morbillo. Il 75% dei pazienti curati per il morbillo non era vaccinato e il 69% aveva meno di 5 anni.
Malattie che i vaccini potrebbero fermare
Quasi 30.000 pazienti affetti da malattie prevenibili con la vaccinazione sono stati curati dalle nostre équipe nel Darfur tra gennaio 2024 e aprile 2026, nel corso del conflitto in Sudan. Il morbillo è stata la malattia più diffusa trattata, soprattutto tra i bambini non vaccinati.
È quanto emerge dal nostro nuovo rapporto, in cui esortiamo le autorità sanitarie e politiche sudanesi a rimuovere le barriere e gli ostacoli amministrativi che attualmente impediscono l’ingresso dei vaccini nel Darfur. Chiediamo inoltre ai paesi donatori e all’ONU di aumentare i finanziamenti e garantire la fornitura di vaccini alle autorità sanitarie.
Senza un intervento immediato per ripristinare le attività di immunizzazione nel paese, le epidemie continueranno a diffondersi e le persone continueranno a morire a causa di malattie che oggi è possibile prevenire.
In un periodo di poco più di 2 anni, le strutture sanitarie che supportiamo in 4 stati del Darfur, vasta regione nel Sudan occidentale, hanno registrato oltre 28.000 casi di morbillo e quasi 2.000 casi di pertosse. Il 75% dei pazienti curati per il morbillo non era vaccinato e il 69% era costituito da bambini di età inferiore ai 5 anni.
I nostri team curano costantemente bambini affetti da malattie che avrebbero potuto essere prevenute con un vaccino. Molti di loro arrivano nelle nostre strutture in condizioni critiche e non sempre riescono a sopravvivere”. Sebastián Traficante coordinatore delle emergenze di MSF nel Darfur
Crollo del sistema sanitario in tempo di guerra: problemi di approvvigionamento e carenze di personale
Secondo il nostro rapporto, la trasmissione è stata particolarmente elevata nel Darfur meridionale, dove solo nei primi 4 mesi del 2026 sono stati segnalati 10.600 casi sospetti di morbillo, superando il numero totale di casi registrati nel 2025.
Le malattie prevenibili con il vaccino sono particolarmente pericolose se associate alle complicanze di altre patologie, come la malaria e la malnutrizione, ampiamente diffuse in tutto il Darfur.
Con la guerra ormai giunta al quarto anno, il Sudan si trova ad affrontare una delle peggiori crisi umanitarie al mondo: nel 2026, 34 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari e 21 milioni non possono ricevere cure mediche di base o salvavita a causa del collasso del sistema sanitario del paese.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 37% delle strutture sanitarie in tutto il paese non è operativo. Quelle ancora attive nel Darfur segnalano gravi carenze di personale, medicinali, vaccini, attrezzature e forniture.
Inoltre, molte dispongono di sistemi della catena del freddo solo parzialmente funzionanti o del tutto inattivi per conservare i vaccini in condizioni adeguate.
I servizi di vaccinazione di routine faticano a raggiungere la popolazione, soprattutto nelle aree più remote. L’approvvigionamento, il trasporto e la conservazione dei vaccini incontrano ostacoli significativi, dovuti principalmente a ritardi amministrativi, come quelli legati all’ottenimento delle autorizzazioni all’importazione e dei permessi di viaggio”. Saiful Islam coordinatore medico di emergenza di MSF per il Darfur meridionale
Sia la disponibilità che l’accessibilità rappresentano gravi motivi di preoccupazione per le comunità. Nel Darfur meridionale, dove si registra il più elevato numero di casi di malattie prevenibili con il vaccino, solo una minima parte delle strutture dispone di una catena del freddo pienamente funzionante.
Ostacoli che costano vite
Nel Darfur centrale, dove si sono verificati recenti focolai di morbillo e pertosse, le nostre équipe hanno segnalato ritardi nell’arrivo dei vaccini. Le approvazioni amministrative e la mobilitazione dei vaccini hanno rallentato in modo significativo le attività di risposta all’epidemia.
Quando i servizi non raggiungono le comunità, le famiglie sono costrette a spostarsi per accedervi. Ma la guerra ha distrutto i mezzi di sussistenza e fatto impennare i prezzi, lasciando alle famiglie ben pochi guadagni. Persino il costo del trasporto per raggiungere la struttura sanitaria più vicina per molti è insostenibile.
Faiz era stato ricoverato all’ospedale di Rokero, nel Darfur centrale, con un sospetto di pertosse. Dopo averlo visitato, la nostra équipe medica ha confermato che il bambino era affetto anche da meningite e tetano. Dopo 16 giorni trascorsi nel reparto di isolamento Faiz è morto.
Mio figlio non era mai stato vaccinato perché viviamo in una zona agricola, a circa 3 ore di distanza dalla città di Sortony. La stagione delle piogge poi rende difficili gli spostamenti. Molti bambini della mia zona sono affetti da malattie prevenibili con il vaccino”. Fauziamadre del piccolo Faiz di 3 anni
Le campagne di vaccinazione d’emergenza non sono sufficienti
Anche il sistema di sorveglianza delle malattie rappresenta una grave lacuna. A causa delle limitate attività di monitoraggio e follow-up, spesso i focolai non vengono individuati finché la malattia non si è diffusa su vasta scala, e le campagne di vaccinazione d’emergenza vengono avviate troppo tardi.
Dal 2024 sono state condotte alcune campagne d’emergenza in varie zone del Darfur, che possono contribuire a contenere i focolai. Tuttavia, è necessario che queste campagne siano più efficienti, idealmente includendo antigeni per diverse malattie, e non possono sostituire la vaccinazione di routine.
Ad esempio, a Tawila, nel Darfur settentrionale, un grave focolaio di morbillo ha portato al trattamento di oltre 1.900 casi presso l’ospedale di Tawila tra gennaio e aprile 2026. A seguito di una campagna di vaccinazione di massa d’emergenza che ha raggiunto 130.000 bambini nella città di Tawila e nei campi per sfollati interni, la trasmissione della malattia nella comunità è stata arrestata e il numero dei casi è sceso a soli 96 tra aprile e settembre 2026, con una riduzione del 95%.
Sebbene queste campagne di emergenza mirate siano fondamentali per salvare vite e abbiano contribuito a ridurre il numero di casi, senza investimenti costanti nella vaccinazione di routine, nelle infrastrutture della catena del freddo, nel personale addetto alle vaccinazioni e nella sorveglianza delle malattie, i focolai di morbillo, pertosse e altre malattie prevenibili continueranno a ripresentarsi in tutto il Darfur.
La vaccinazione nel Darfur e nel resto del Sudan deve essere adattata alla realtà del conflitto. Ciò significa organizzare servizi mobili, attività di sensibilizzazione e di recupero gestiti da squadre di vaccinazione professionali”. Sebastián Traficante coordinatore delle emergenze di MSF nel Darfur
Chiediamo alle autorità sanitarie, ai donatori e alle agenzie delle Nazioni Unite di finanziare e agevolare la vaccinazione mobile e di recupero in tutto il Darfur e nel resto del Sudan. Esortiamo inoltre tutte le parti in conflitto e le autorità sudanesi a rimuovere immediatamente gli ostacoli amministrativi all’importazione e al trasporto dei vaccini.