Dopo quattro anni di guerra, il sistema sanitario yemenita è in rovina. Il conflitto si è intensificato per tutto il 2018, con le linee del fronte in rapida evoluzione e attacchi contro i civili in tutto il Paese.

Nel 2018 abbiamo lavorato in 13 ospedali e centri sanitari e abbiamo fornito assistenza a più di 20 strutture sanitarie in 12 governatorati. Tuttavia, i ripetuti attacchi a personale medico e strutture durante l’anno ci hanno costretto a sospendere le attività in diverse zone.

L’insicurezza e i limiti di accesso hanno inoltre impedito a noi e ad altre organizzazioni di raccogliere dati affidabili sulle necessità alimentari e umanitarie nel Paese. Le nostre équipe hanno curato 5.700 bambini per malnutrizione nei governatorati di Hajjah, Sa’ada, Amran, Ibb e Taiz, ma non hanno osservato segni di imminente carestia, contrariamente a quanto suggerivano le Nazioni Unite e altre fonti.

Anche il numero di decessi causati dalla guerra, e quindi l’entità del conflitto, sono stati travisati nel 2018, poiché il numero ufficiale di morti correlati alla guerra è rimasto pari a 10.000, invariato dal 2016. Da allora è stata proposta una stima più realistica, ma comunque limitata, di 60.000 morti.1 Tra marzo 2015 e dicembre 2018, oltre 119.000 persone con ferite causate dalla guerra e dalla violenza sono state curate nelle strutture che gestiamo e sosteniamo.

Assistenza medica e chirurgica sul fronte di Hodeidah

Il 13 giugno 2018, le forze fedeli al presidente Hadi, sostenute dalla coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati (SELC), hanno lanciato un’offensiva per strappare Hodeidah alle truppe del movimento Ansar Allah. In risposta agli intensi combattimenti lungo questa prima linea, nei tre mesi successivi, abbiamo aperto un ospedale chirurgico a Mocha nel mese di agosto e abbiamo eseguito quasi 1.300 interventi chirurgici importanti prima della fine dell’anno. Oltre ai pazienti con ferite di guerra, abbiamo accolto donne incinte con complicazioni che richiedevano interventi chirurgici urgenti. I pazienti sono stati trasferiti al nostro centro traumatologico di Aden, dove nel 2018 le nostre équipe hanno condotto più di 6.000 visite di emergenza ed eseguito oltre 5.400 interventi chirurgici, di cui il 90% correlati a episodi di violenza.

Dopo il fallimento delle trattative di pace, a metà settembre è iniziata una nuova offensiva contro Hodeidah. Gli scontri giornalieri hanno parzialmente bloccato la strada principale da Hodeidah a Sana’a e hanno fatto temere la possibilità di un assedio intorno alla città. A settembre, abbiamo iniziato a fornire assistenza medica e chirurgica d’emergenza presso l’ospedale di Al Salakhana, a nord-est della città, dopo la ristrutturazione del pronto soccorso e delle sale operatorie. All’inizio di novembre, mentre i combattimenti si intensificavano ulteriormente, Al Salakhana era uno degli unici tre ospedali pubblici operativi nella zona.

Al contempo, abbiamo iniziato a erogare donazioni e supporto tecnico ad altri ospedali del governatorato, ad Al Udayn, Far Al Udayn e Ad Dahi, poiché il conflitto ha causato un numero enorme di sfollati senza accesso all’assistenza sanitaria.

A metà dicembre, le parti in conflitto hanno accettato il cessate il fuoco. L’Accordo di Stoccolma prevedeva uno scambio di prigionieri, la creazione di una zona smilitarizzata attorno a Hodeidah e il ritiro delle truppe di Ansar Allah. È stato inoltre istituito un comitato per discutere il futuro della città di Taiz, che, dopo quattro anni, è ancora divisa da linee del fronte e rappresenta un triste esempio della necessità urgente di maggiori aiuti medici.

Attacchi a civili, personale medico e strutture

Secondo il gruppo di monitoraggio indipendente Yemen Data Project, 17.729 civili sono rimasti feriti o uccisi nei raid aerei della SELC tra il 2015 e tutto il 2018. Nel 2018 il governatorato più colpito è stato Sa’ada, che ha subito 1.306 raid aerei, il 39% di tutti i raid aerei registrati, e il numero più alto di ogni altro anno dal 2015. Le nostre équipe hanno proseguito le attività nell’ospedale Haydan di Sa’ada, che è stato completamente ricostruito dopo essere stato distrutto da un attacco aereo della SELC nel 2015.

L’11 giugno, un nostro centro per il trattamento del colera è stato bombardato a Abs, nel governatorato di Hajja, meno di due anni dopo il bombardamento dell’ospedale di Abs, provocando 19 morti e 24 feriti. Si tratta della sesta volta che una struttura di MSF è colpita dalle parti in conflitto dal 2015.

Inoltre, siamo stati costretti a chiudere i nostri progetti nel governatorato di Ad Dhale dopo che a novembre il nostro personale è stato preso di mira con esplosivi per ben due volte in meno di una settimana. Le nostre équipe lavorano ad Ad Dhale dal 2012, sostenendo le strutture sanitarie nei distretti di Ad Dhale, Qataba, Al Azariq e Damt e hanno trattato più di 400.000 pazienti. Alla fine di dicembre, abbiamo inoltre concluso il nostro sostegno all’ospedale di Razeh, nel governatorato di Sa’ada, a causa della sua vicinanza alla linea del fronte e dell’alto livello di rischio per i pazienti e il personale.

Le carenze più critiche dell’assistenza sanitaria

Il sistema sanitario yemenita è disastroso in tutto il Paese, ma in modo evidente nei governatorati settentrionali, dove gli attacchi aerei della SELC si sono intensificati alla fine del 2017 e nel 2018.

Molti operatori medici sono andati via perché non ricevono lo stipendio dal mese di agosto del 2016, e pochi ospedali sono ancora funzionanti. Gli yemeniti hanno difficoltà ad accedere alle cure e non possono permettersi beni di prima necessità, come carburante, cibo e medicine, a causa dell’economia devastata. La chiusura commerciale dell’aeroporto di Sana’a ha inoltre impedito alle persone di partire per l’estero alla ricerca di cure.

In risposta all’enorme carenza di servizi, in particolare per le donne e i bambini, nel 2018 le nostre équipe hanno fornito assistenza sanitaria materna e pediatrica nei governatorati di Ad Dhale, Amran, Hajjah, Ibb e Taiz.

Sulla costa occidentale, una delle maggiori problematiche sanitarie nel 2018 era la mancanza di strutture chirurgiche.

Nel tratto di 450 chilometri tra Hodeidah e Aden, che richiede da sei a otto ore di guida, il nostro ospedale a Mocha è l’unica struttura con una sala operatoria al servizio della popolazione locale. Tra agosto e dicembre 2018, le nostre équipe di Mocha hanno assistito oltre 150 persone ferite da mine terrestri, ordigni esplosivi improvvisati e ordigni inesplosi. Un terzo erano bambini che giocavano nei campi. A settembre, un rapporto di ricerca sui conflitti armati segnalava la produzione su larga scala di Ansar Allah di mine e ordigni esplosivi improvvisati, nonché l’uso di mine antiuomo, antiveicolo e navali.

Epidemie

Abbiamo trattato un numero molto inferiore di casi di colera rispetto al 2017, ma date le condizioni resta la minaccia che scoppino nuove epidemie. Abbiamo aperto un nuovo centro per il trattamento del colera per far fronte a un aumento dei casi confermati e sospetti a Ibb verso la fine del 2018.

Nel 2018 i nostri team hanno continuato a trattare casi di difterite in diverse aree dello Yemen, con 570 pazienti curati ad Abs, Ad Dhale, Ibb e Taiz. Anche il morbillo rappresenta un problema, specialmente nei governatorati di Sa’ada, Hajjah e Amran. Nel 2018, le nostre équipe hanno trattato 1.981 casi. L’immunizzazione rimane una grande sfida: le campagne di vaccinazione di massa sono state ritardate in numerose occasioni e ostacolate dai vincoli di accesso, specialmente nelle regioni remote, e dalla mancanza di autorizzazione in alcune zone.

  • 1986 anno del primo intervento di MSF nel Paese
  • 536 mila consultazioni ambulatoriali effettuate
  • 63 mila pazienti ricoverati in ospedale

Le nostre principali attività in Yemen

  • Conflitto

    Nelle zone di guerra non ci schieriamo con nessuna delle parti in conflitto. Offriamo cure mediche solo sulla base dei bisogni che identifichiamo e ci impegniamo a raggiungere le aree dove il nostro aiuto è più urgente.

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