Angola migliaia di persone lasciate morire di fame

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Le Nazioni Unite non sono riuscite ad aumentare le attività di soccorso per rispondere alla crisi attuale. L’OCHA (Agenzia per gli Affari Umanitari delle NU), malgrado le dichiarazioni in forma privata che hanno definito la situazione in Angola come il peggiore disastro umanitario nell’Africa contemporanea, non è riuscita a superare le discussioni politiche sul processo di smobilitazione per concentrarsi sui bisogni della popolazione angolana. Le Nazioni Unite inoltre non hanno mobilitato attivamente i donatori per l’Angola, accettando che tale crisi venisse inserita nel contesto globale dell’emergenza nutrizionale dell’Africa meridionale – una situazione che dipende da cause completamente diverse e che richiede dunque un’azione distinta.

La lentezza del PAM nell’intensificare il suo intervento umanitario è sbalorditiva. L’agenzia dell’ONU ha inoltre ridotto drasticamente le razioni di viveri per i rifugiati interni assistiti prima degli accordi del 4 aprile, lasciando così 335.000 persone senza alcun aiuto. Nella provincia di Huila, il PAM ha tagliato le razioni destinate ai rifugiati di guerra per aumentare la distribuzione in una delle regioni recentemente accessibili, invece di mantenere un livello di assistenza alimentare adeguato per l’intera popolazione, compresa la popolazione nelle ex-zone di guerra, le famiglie dei combattenti dell’UNITA nelle zone di accampamento e quei rifugiati che hanno ancora bisogno di assistenza. La distribuzione generale di cibo del PAM è appena iniziata nelle zone QFA, malgrado l’emergenza identificata già da oltre un mese. La distribuzione generale di viveri è ancora insufficiente in buona parte delle province di Bie, Modico, Huambo, e continua ad essere ridotta a Falange, Huila e in altre zone.

Dopo 27 anni di guerra, la popolazione dell’Angola dovrebbe poter guardare al futuro, invece di battersi con disperazione contro la fame e la morte. Qualche giorno fa, ho visitato e aiutato a caricare interi camion di bambini severamente malnutriti per trasportali nei nostri centri terapeutici di Bailundo. E’ impossibile vedere tutto ciò e non rendersi conto dell’urgenza della crisi in questo paese. Lo scoppio di un’epidemia di morbillo o di shigellosi (dissenteria) potrebbe uccidere buona parte di una popolazione già indebolita dalla malnutrizione“, ha aggiunto il dott. Rostrup, di ritorno da Caala, Bunjei e Bailundo. ” E’ uno shock vedere la dimensione dei bisogni, e malgrado ciò rendersi conto che la distribuzione di cibo nelle zone recentemente accessibili è irregolare e in certe zone totalmente assente. Senza una mobilitazione immediata e coordinata delle autorità angolane, delle agenzie dell’ONU – il PAM soprattutto – dei governi donatori e della comunità diplomatica, migliaia di persone moriranno di fame o malattia. Abbiamo tradito l’Angola in passato, non dobbiamo tradirla di nuovo adesso che gli accordi di pace ci hanno dato un’occasione per aiutare questo popolo“.

MSF è presente in Angola dal 1983. Oggi MSF ha dovuto triplicare i suoi team di volontari, portando a 180 i volontari internazionali, di cui circa 20 italiani, e a più di 2000 i collaboratori locali in 11 delle 18 province del paese. Si tratta del più imponente intervento umanitario intrapreso ad oggi dall’organizzazione in tutto il mondo.

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