Cecenia l’assordante silenzio

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Lettera di Medici Senza Frontiere e Amnesty International pubblicata su “Il Corriere della Sera”

Venerdì 18 luglio, a Roma, si è tenuta una tavola rotonda sul tema “Per la libertà e il rispetto dei diritti umani del popolo ceceno. No ad ogni forma di terrorismo”. L’incontro, promosso dal Sindaco di Roma, Walter Veltroni, e a cui hanno partecipato Emma Bonino, Piero Fassino, Francesco Rutelli e Rocco Buttiglione, intendeva raccogliere l’appello lanciato da Adriano Sofri per “una svolta cruciale per la dignità del popolo ceceno”.

Amnesty International e Medici Senza Frontiere erano presenti per portare la testimonianza di chi si è sempre battuto per non dimenticare la tragedia di un popolo abbandonato. Purtroppo non è stato possibile offrire il nostro contributo, ma per noi l’importante è che la politica torni a occuparsi della Cecenia, dopo un lungo e colpevole silenzio.

Nel nuovo scenario della “guerra internazionale contro il terrorismo”, le operazioni russe in Cecenia sono viste in una luce più tollerante da una parte della comunità internazionale. Tre anni di operazioni “antiterrorismo” dell’esercito russo hanno fatto sì che le persone rimaste in questa repubblica segnata dal conflitto vivano ogni giorno con il terrore e la violenza. Durante l’anno trascorso neppure le condizioni di vita delle centinaia di migliaia di ceceni rifugiati nelle repubbliche vicine sono migliorate.

Come spesso accade, il silenzio della politica è stato accompagnato dal silenzio dell’informazione. Chi ha provato a rompere il muro di omertà ha pagato un prezzo altissimo. E’ il caso di Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale, ucciso per essersi voluto occupare di un conflitto dimenticato e di quelle organizzazioni umanitarie che hanno continuato a denunciare le violazioni dei diritti umani e a portare assistenza là dove ormai era stato tutto distrutto. Dal 1995 sono stati rapiti 56 operatori umanitari e ancora oggi di Arjan Erkel, volontario di MSF scomparso il 12 agosto 2002, si sa molto poco né si hanno notizie di Zelimkhan Murdalov “scomparso” a Grozny il 2 gennaio 2001, come denunciato da Amnesty International.

L’azione umanitaria e la testimonianza in contesti dimenticati rappresentano spesso la sola presenza della comunità internazionale a fianco di intere popolazioni vittime della guerra. Riponiamo molte speranze per il passo compiuto a Roma e mettiamo a disposizione tutta la nostra esperienza per compierne altri. Allo stesso tempo, però, chiediamo alla politica di ascoltare chi, come Amnesty International e Medici senza Frontiere, nonostante l’assordante silenzio, ha continuato a curare e a dare voce alle sofferenze di un popolo.

Marco Bertotto – Presidente Amnesty International Italia
Enrico Dàvoli – Direttore generale Medici Senza Frontiere

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