Combattere la resistenza ai farmaci nelle zone di guerra

  • Accesso ai farmaci

Combattere la resistenza ai farmaci nelle zone di guerra

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Dalla rivoluzione della medicina moderna all’inutilità. Potrebbe essere la fine degli antibiotici se non si mette un freno al loro abuso.

L’utilizzo eccessivo o improprio degli antibiotici, la vendita senza prescrizione medica, la loro diffusione in allevamento e agricoltura, sono i principali motivi per cui negli ultimi decenni i batteri hanno imparato a difendersi, sviluppando una resistenza sempre più diffusa.

L’antibiotico-resistenza è un problema di salute globale che affrontiamo ogni giorno curando i feriti di guerra in Medio Oriente, i pazienti ustionati ad Haiti, i neonati in Pakistan, i malati di tubercolosi multi-resistente in Sud Africa, India e Ucraina, dove le condizioni dell’emergenza rendono difficile garantire una adeguata disponibilità e somministrazione dei farmaci.

La resistenza agli antibiotici è un problema difficile da affrontare, anche in ospedali ben organizzati ed equipaggiati, tanto che l’Italia ha il triste primato europeo per infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. Affrontarla in situazioni di crisi o in aree devastate dalla guerra è una sfida enorme.Gianfranco De Maio Referente medico di MSF

In aree colpite da un conflitto armato la resistenza agli antibiotici è un problema particolarmente complesso. Le ferite di guerra sono facilmente soggette a infezioni e non sempre gli antibiotici sono disponibili o vengono usati correttamente. L’uso improprio di antibiotici stimola l’aumento della resistenza agli antibiotici nei batteri.

Mohammed, 28 anni, ha già subito 6 operazioni a causa di un proiettile che gli ha frantumato le ossa della gamba destra.

Una ferita di guerra può facilmente portare a un’infezione batterica. Un proiettile o un frammento di scheggia lacera la pelle e squarcia la carne, permettendo ai batteri di entrare, mentre se calpesti una mina inevitabilmente un po’ di terra entrerà immediatamente nella ferita fresca. Il rischio di infezione è enorme. Jorgen Stassijns Coordinatore delle attività MSF per la resistenza agli antibiotici

Oltre il 60% dei pazienti ricoverati nel nostro ospedale ad Aden, in Yemen, ha sviluppato una resistenza agli antibiotici. A Gaza molti dei nostri pazienti feriti durante gli scontri con l’esercito israeliano nel marzo 2018 hanno sviluppato infezioni croniche, che in molti casi sono state infettate da batteri resistenti agli antibiotici.

Un laboratorio specializzato all’ “Ospedale di tutte le guerre”, Amman

Esistono diversi tipi di antibiotici e la resistenza a uno di essi non significa che un altro non funzionerà. Un laboratorio di microbiologia può determinare il tipo esatto di batteri che causano un’infezione e gli antibiotici a cui è resistente. Trovare il giusto trattamento antibiotico è cruciale non solo per trattare i batteri resistenti, ma anche per evitare che i batteri diventino resistenti.

L’ospedale di chirurgia ricostruttiva ad Amman, in Giordania, nato nel 2006 per rispondere all’elevato numero di vittime della guerra in Iraq per poi accogliere i feriti provenienti da Siria, Yemen e Gaza, è una delle poche tra le nostre strutture ad avere un laboratorio di questo genere.

La maggior parte dei casi che trattiamo in questo ospedale sono resistenti agli antibiotici, perché i nostri pazienti provengono da zone di guerra, dove non hanno ricevuto gli antibiotici giusti. Facciamo chirurgia ricostruttiva, quindi la maggior parte dei campioni che analizziamo sono ossa o tessuti da parti infette. Seguiamo i passi giusti fino a quando non siamo in grado di determinare l’antibiotico giusto e aiutare i medici a decidere il giusto dosaggio. May Al Asmar Supervisore del laboratorio di microbiologia presso l’ospedale di MSF ad Amman

Non è facile creare un laboratorio per i test di microbiologia in paesi colpiti dalla violenza. Sebbene l’attrezzatura necessaria non sia particolarmente costosa o complessa, lo spazio deve essere molto ben organizzato. Occorre poi che sia gestito da personale altamente qualificato perché l’elaborazione dei campioni richiede conoscenze specialistiche e protocolli rigorosi.

Stiamo realizzando altri laboratori come quello di Amman, ampliando anche le collaborazioni con strutture esterne, e abbiamo iniziato a formare il nostro personale medico in Medio Oriente sulla corretta prescrizione degli antibiotici.

Prima di lavorare con MSF non seguivo un protocollo specifico e non avevo mai fatto affidamento sui risultati di laboratorio. Ma ora tutto è cambiato: abbiamo imparato a seguire un protocollo che stabilisce il tipo di antibiotico che deve essere usato per diversi tipi di infezioni. Abbiamo anche seguito dei corsi su come prescrivere gli antibiotici in base al tipo di batterio che ha causato l’infezione da curare.Marwa Qasim Mohammed Medico dell’ospedale di MSF in Yemen

Anche i pazienti hanno delle responsabilità. In alcuni casi, devono capire perché le nostre équipe stanno prendendo determinate misure, come sistemarli in una camera di isolamento, per evitare che la resistenza si diffonda. I nostri promotori della salute passano molto tempo a parlare con loro.

Waddah 15 anni, ha sviluppato un’infezione resistente ai farmaci e sta ricevendo assistenza in isolamento nell’ospedale di MSF ad Aden.

Molti pazienti si lamentano: ‘Perché non mi prescrivono gli antibiotici costantemente? Voglio che la mia ferita guarisca presto’ o ‘Voglio che la mia infezione diminuisca velocemente’. Io spiego sempre che gli antibiotici devono essere prescritti solo quando il corpo ha davvero bisogno del supporto degli antibiotici. Amal Abed Promotore della salute di MSF a Gaza

La lotta all’antibiotico-resistenza è una delle sfide della nostra Campagna per l’Accesso ai Farmaci, nata vent’anni fa per promuovere l’accessibilità delle cure, stimolare la ricerca e sviluppo di terapie innovative e abbattere le barriere politiche, economiche e legali che impediscono alle persone di ricevere i trattamenti di cui hanno bisogno.

La storia di Waleed: dallo Yemen alla Giordania per curare una ferita di guerra

Waleed è uno dei pazienti del nostro ospedale di chirurgia ricostruttiva ad Amman, in Giordania. Nel 2016, stava camminando per strada nella città yemenita di Ibb quando un aereo ha attaccato l’edificio accanto a lui. Un muro è crollato, ferendolo gravemente alla gamba e alla mascella.

L’impatto di un proiettile, un’esplosione o un muro che collassa su un corpo umano può essere molto grave. Può causare danni interni, che spesso richiedono un intervento chirurgico, mentre le fratture ossee esposte possono richiedere più interventi chirurgici, aumentando il rischio di infezione, sempre che l’osso non sia stato già stato infettato.

Oggi Waleed non si è ancora ripreso completamente perché le sue ferite sono state infettate da batteri che sono diventati resistenti ai farmaci che avrebbero dovuto curarlo. In tempo di guerra i sistemi sanitari spesso collassano, rendendo difficile per i pazienti ricevere cure adeguate, come è successo a Waleed nello Yemen devastato dal conflitto.

A Ibb ha ricevuto scarse cure mediche e si è dovuto spostare verso la capitale, Sana’a, per ulteriori trattamenti. Lì ha subito anche diverse operazioni chirurgiche ma l’assistenza medica era ancora precaria.

Alla fine Waleed è stato ricoverato presso il nostro ospedale ad Amman, dove i medici hanno scoperto che soffriva di una grave infezione alle ossa, causata da batteri resistenti agli antibiotici normalmente usati in questi casi.

I medici di MSF mi hanno detto che è colpa dell’abuso di antibiotici. Molti medici mi hanno dato molti antibiotici, e questo ha causato i batteri resistenti agli antibiotici. WaleedPaziente MSF

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