Covid-19 a Mosul: casi aumentati di 30 volte, più di 160.000 in tutto il paese

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Covid-19 a Mosul: casi aumentati di 30 volte, più di 160.000 in tutto il paese
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Da un lato le conseguenze del conflitto finito tre anni fa che ha distrutto molte strutture sanitarie, dall’altro l’arrivo del Covid-19 in un governatorato di 3,5 milioni di abitanti dove si conta un solo letto d’ospedale ogni 3.000 persone.

È la realtà della città di Mosul dove all’inizio di agosto il numero dei pazienti affetti da Covid-19 era 30 volte più alto rispetto ai mesi precedenti, mentre i casi in tutto l’Iraq sono passati dai 10.000 di inizio giugno ai più di 160.000 di oggi.

Le misure adottate dal governo iracheno all’inizio della pandemia sono riuscite a rallentarne la diffusione, ma negli ultimi due mesi i casi sono aumentati vertiginosamente. Abbiamo deciso di supportare le autorità locali trasformando temporaneamente il proprio centro post-operatorio da 62 posti letto a Mosul Est in una struttura di trattamento per il Covid-19.

Il nostro intervento contro il Covid-19 a Mosul

Nel frattempo dall’altro lato del fiume, in una Mosul Ovest fortemente danneggiata dal conflitto, gestiamo un ospedale che fornisce servizi essenziali, come assistenza medica d’emergenza, cure ostetriche e pediatriche e salute mentale, per garantire cure di base alla popolazione anche in epoca di pandemia.

Con l’emergenza, abbiamo dovuto riadattare i nostri protocolli di cura e la nostra struttura per l’isolamento e il trattamento dei pazienti Covid-19, arrivando a trattare più di 750 casi”. Ali Alzubaidi Responsabile del team infermieristico di MSF

In un paese come l’Iraq, lavorare su due fronti garantendo assistenza medica di base e contemporaneamente rispondere alle altre emergenze è fondamentale in questo momento. La pandemia non cancella tutti gli altri bisogni medici della popolazione. Il nostro è uno dei pochi ospedali funzionanti in questa martoriata parte della città. Arrivano ancora circa 100 persone al giorno con diversi tipi di ferite o patologie, e nel reparto maternità ci sono ancora tante partorienti”. Humam Nouri Medico ospedale MSF di Mosul Ovest

In tutta la città la pandemia ha posto anche ulteriori sfide: per i pazienti è più difficile raggiungere un ospedale a causa delle restrizioni di movimento per contenere il virus e spesso arrivano solo i casi urgenti, mentre chi vive fuori città deve negoziare a diversi posti di blocco la possibilità di raggiungere le cure.

Mi si spezza il cuore quando un paziente arriva troppo tardi al pronto soccorso. Penso che queste morti siano un effetto collaterale della pandemia che le persone tendono a sottovalutare”. Humam Nouri Medico ospedale MSF di Mosul Ovest

Lo stigma associato al Covid-19 è un altro problema importante con un impatto diretto sull’accesso ai servizi sanitari essenziali.

I nostri team di promozione della salute si sono resi conto che la disinformazione e lo stigma sociale rispetto al Covid-19 creano riluttanza nel cercare assistenza tra i pazienti che manifestano i primi sintomi. È importante far capire che curare tempestivamente i primi sintomi di Covid-19 è meglio sia per i pazienti che per la comunità intera”. Itta Helland-Hansen Coordinatrice del centro di trattamento Covid-19 di MSF a Mosul Est

Potremmo assistere a un ulteriore aumento dei casi se le persone continuano a non adottare le misure protettive e a non recarsi tempestivamente da un medico”. Ali Alzubaidi Responsabile del team infermieristico di MSF

Il nostro intervento contro il Covid-19 in Iraq

Per affrontare il problema della disinformazione, abbiamo recentemente avviato una campagna online per diffondere la conoscenza sulle misure di protezione contro il Covid-19.

Anche in altre parti del paese, stiamo lavorando per sostenere il sistema sanitario contro la pandemia. A Baghdad, la città più colpita dal virus, supportiamo due centri di trattamento Covid-19 (Ibn Al-Khateeb e Al-Kindi), svolgiamo attività di formazione sul triage dei pazienti e la prevenzione e controllo delle infezioni, e organizziamo attività di coaching al personale dell’unità di terapia intensiva di Al-Kindi.

Oltre a questo, le nostre équipe hanno svolto formazioni presso le strutture sanitarie nei governatorati di Erbil, Dohuk e Ninewa, e creato una struttura di isolamento e cura da 20 letti nel campo di Laylan, in preparazione ad un potenziale picco di casi.

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