Dichiarazione di MSF sull interrogazione parlamentare sui fatti di Kunduz

  • Afghanistan
In merito all’interrogazione parlamentare, che si è svolta ieri, sul bombardamento dell’ospedale di MSF a Kunduz il 3 ottobre scorso e l’avvio delle indagini da parte della Commissione d’Inchiesta Umanitaria Internazionale, MSF apprezza il rammarico espresso dal Governo italiano, nella persona del viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Mario Giro, per il tragico attacco al centro traumatologico e più in generale il riconoscimento dell’azione medico-umanitaria dell’organizzazione. MSF vede inoltre con favore l’impegno da parte del Governo italiano perché venga garantito il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nei conflitti in corso.
 
Ma quanto all’accertamento delle responsabilità, MSF non può accontentarsi della volontà espressa dalle parti coinvolte nel conflitto di chiarire gli eventi che hanno condotto all’attacco, e ribadisce con invariata forza la necessità di un meccanismo di inchiesta imparziale e indipendente, sia esso la Commissione o altro meccanismo adeguato, perché venga data finalmente risposta a un attacco inaccettabile, che ha colpito un ospedale pienamente funzionante, ucciso decine di medici e pazienti e privato migliaia di persone della possibilità di ricevere assistenza medica in una zona di conflitto dove è disperatamente necessaria.
 
MSF ribadisce che tale meccanismo indipendente dovrebbe essere attivato in occasione di ogni attacco di questo genere, da quello di Kunduz a quelli perpetrati nei mesi scorsi in Yemen e in Siria, dove strutture mediche con cui MSF collaborava sono state colpite più volte, con un bilancio altissimo di vite umane e feriti.
 
MSF auspica che tutti gli Stati, compresa l’Italia, si impegnino a sostenere e rafforzare, in tutte le sedi competenti, questi meccanismi indipendenti di accertamento di responsabilità per garantire il rispetto del Diritto Internazionale Umanitario e la sicurezza di medici e pazienti in tutte le zone di conflitto.

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