Ex-MOI/Torino: persone vulnerabili che hanno bisogno di protezione

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Ex-MOI/Torino:

In questi giorni si è scatenato un acceso dibattito sulla situazione di via Giordano Bruno a Torino. Come è noto, nelle palazzine dell’Ex Villaggio Olimpico vivono più di mille cittadini stranieri, tra cui numerose donne e minori. In gran parte sono in possesso di un regolare titolo di soggiorno per una qualche forma di protezione internazionale o umanitaria (in un’intera palazzina, ad esempio, alloggiano solo persone dalla Somalia, devastata da un conflitto interno senza fine).

Vivere nell’Ex MOI non è una scelta: è una necessità, determinata dall’assoluta mancanza nel nostro Paese di programmi per favorire l’inserimento sociale dei rifugiati. Già lo scorso anno Medici Senza Frontiere aveva denunciato le criticità di quell’insediamento. Nel nostro rapporto avevamo anche evidenziato le difficoltà che i suoi abitanti riscontrano nell’accedere ai servizi sanitari sul territorio: sebbene sia previsto dalla legge, una parte rilevante di loro non è iscritta al Servizio Sanitario Nazionale e non ha un medico di famiglia.

Da alcuni mesi, MSF ha avviato un intervento all’interno dell’ex MOI. Non è nostra intenzione sostituirci a servizi che devono essere garantiti dalle istituzioni competenti, che peraltro stanno dimostrando la massima disponibilità. Abbiamo attivato uno sportello d’informazione socio-sanitaria, attraverso il quale spieghiamo alle persone come poter accedere al medico curante e all’assistenza sanitaria di base. Un’azione che si basa su due elementi per noi cruciali: la considerazione che in quegli stabili vivono persone vulnerabili e bisognose di protezione, e la necessità di trasmettere un chiaro segnale di vicinanza, perché crediamo che gran parte del problema risieda nell’isolamento e nella marginalizzazione di cui quelle persone sono vittime.

Siamo convinti che la situazione attuale non sia sostenibile nel lungo termine e debba essere superata. Ma qualsiasi intervento non può prescindere dalla necessità di individuare, in via preliminare, soluzioni abitative alternative per una popolazione così vulnerabile. A tutti gli abitanti dell’ex MOI, indipendentemente dal loro stato giuridico, devono essere garantiti diritti di base come l’accesso a un riparo sicuro e a un’assistenza medica adeguata. È una posizione che ci sembra non discostarsi molto da quanto espresso dall’Amministrazione comunale, con la quale vorremmo confrontarci. Per questa ragione, abbiamo chiesto di poter incontrare il Sindaco di Torino non appena possibile. 

Lettera di Tommaso Fabbri, capomissione di Medici Senza Frontiere in Italia, pubblicata su La Stampa Torino, il 30 novembre 2016

 

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