Focolaio di peste in Congo: MSF interviene.

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23 febbraio 2005. Due team di MSF sono nell’area intorno a Buta, nel nord est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) per rispondere ad un’epidemia di peste polmonare. Una missione esplorativa condotta tra il 14 e il 16 febbraio ha individuato 93 casi di questa malattia mortale nel distretto sanitario di Dingila che include Zobia, Kana e Mambenge.

Secondo i rapporti, l’epicentro del focolaio nella città di Zobia, a circa 190 km dalla città di Buta. Un nostro team si concentrerà su Zobia, mentre l’altro batterà le vie principali, cercando di identificare e curare coloro che sono fuggiti da Zobia a causa delle violenze o timorosi di contrarre la peste.

La malattia è una forma di peste che attacca principalmente i polmoni. Nonostante sia endemica in questa regione della RDC, l’attuale epidemia è inusuale nel numero di persone colpite. La peste polmonare è virulenta, si diffonde tra gli esseri umani attraverso trasmissione aerea (come tosse e starnuti) ed è mortale in tempi rapidissimi. Il periodo di incubazione va dalle 24 alle 72 ore e la morte per asfissia sopraggiunge in un giorno.

La peste è causata dal batterio Yersinia Pestis e colpisce primariamente animali selvatici, come i ratti” spiega Alain Decoux, capomissione per MSF nella RDC. “Poiché la trasmissione alle persone avviene spesso attraverso morsi di pulci infette, un credo comune è che il modo di fermarne la diffusione sia sterminare i ratti. Ma questo peggiora la situazione poiché priva le pulci di sangue da succhiare, il che significa che cercheranno più facilmente alternative come gli essere umani”.

La peste può facilmente essere curata attraverso un semplice trattamento con antibiotici, sempre che il malato sia trovato in tempo. Ma interrompere la catena della trasmissione è difficile, poiché i pazienti devono essere isolati durante il decorso della malattia. “E fare ciò, in aree gravemente sottosviluppate – come Buta – è una sfida enorme” continua Decoux. “Mentre la peste è piuttosto facile da curare, la natura della regione colpita rende il lavoro di MSF molto più difficile. Il fatto che Zobia sia un’area di estrazione di diamanti ne aumenta il livello di insicurezza: gli scontri tra forze presenti nell’area – l’ultimo risale al 14 febbraio – rendono precario il lavoro dei nostri team oltre a causare un improvviso spostamento di popolazione. Il risultato è che i malati di peste vengono raramente identificati in tempo”.

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