Giordania. Ricostruire il corpo e la mente dei feriti di guerra siriani

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Giordania. Ricostruire il corpo e la mente dei feriti di guerra siriani

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Cinque anni di guerra, l’instabilità politica e la mancanza di strutture sanitarie hanno lasciato molti feriti di guerra siriani in una situazione di vulnerabilità che li ha indotti a intraprendere un lungo percorso, dalla chirurgia d’urgenza alla riabilitazione, per ricostruire i loro corpi e le loro menti.

Per assicurare cure mediche ai siriani feriti abbiamo sviluppato un programma esclusivo costituito da un progetto di chirurgia d’urgenza presso l’ospedale statale di Al Ramtha nel distretto Ramtha della Giordania settentrionale e da un progetto di assistenza post-chirurgica nel campo profughi di Zaatari. Ogni giorno i nostri operatori umanitari vedono l’impatto della violenza quotidiana su uomini, donne e bambini siriani.

Il dottor David Elliott è un chirurgo che ha lavorato in varie missioni di MSF nel corso degli ultimi tre anni, dedicando sei mesi della propria vita al progetto Ramtha di MSF. Non vedo le bombe, ma vedo le loro conseguenze dirette” afferma. “Sono stato in diverse zone di guerra, tra cui la Somalia e Sudan del Sud. Le ferite di guerra sono spesso agghiaccianti e frequentemente letali, ma poche riescono a raggiungere il grado di devastazione del corpo umano che ho visto qui. Provate a immaginare che cosa possano fare al corpo umano delle armi ad alto potere esplosivo.

Purtroppo, la prima settimana di gennaio ha visto, ancora una volta, un aumento clamoroso del numero di ricoveri presso l’ospedale di Al Ramtha. A causa della riacutizzazione degli scontri nel governatorato di Dara’a e degli attacchi mirati alle strutture sanitarie situate nel territorio siriano, i servizi offerti dagli operatori MSF che lavorano al progetto continuano, purtroppo, a essere fondamentali.

“Ho trattato neonati con il cervello pieno di schegge, bambini che sono saltati su mine antiuomo, nonché madri e giovani donne che hanno perso braccia, gambe, fino a 10 kg di tessuti molli”, afferma un chirurgo di MSF. Il team incontra alcuni dei siriani più gravemente feriti, quelli sopravvissuti al superamento del confine e ai quali è stato concesso l’accesso da parte delle autorità giordane. Ma per ogni paziente trattato, all’interno della Siria ci sono centinaia di altre persone bisognose di cure.

Per questo motivo, chiediamo alla comunità internazionale di garantire un sostegno continuo volto ad assicurare una risposta medica e umanitaria costante ai feriti di guerra siriani in Giordania, nonché al governo della Giordania affinché continui a consentire l’ingresso nel paese ai feriti di guerra siriani in condizioni critiche. L’aumento di terapie a lungo termine, palliative e di convalescenza, dovrebbe essere una delle priorità fondamentali.

Evidenziamo, inoltre, la necessità urgente di agevolare il ricongiungimento familiare tra i bambini feriti e i rispettivi genitori che sono stati separati tra Siria e Giordania: nel 29% dei casi, i bambini sottoposti a trattamento medico nelle strutture di MSF sono soli

Tutto a un tratto, abbiamo sentito il rumore di un aereo e, in men che non si dica, una bomba ha colpito la nostra casa. L’ultima cosa che ricordo di mio marito è che giaceva sul pavimento, come se fosse addormentato; potevo sentire i miei bambini gridare “Mamma…mamma”, ma non riuscivo ad andare da loro. Sono venute delle persone ad aiutarci, mi hanno portato prima all’ospedale da campo di Dara’a e, alla fine, sono giunta all’ospedale di Al Ramtha. Prima di essere portata in sala operatoria, ho detto ai medici: ‘Sono incinta. Vi prego, prendetevi cura di noi’. Vari giorni dopo il mio ricovero, seppi che mio marito e mio figlio erano morti, mentre mia figlia si trovava in un altro ospedale ad Amman”, racconta Noor, una donna di 25 anni, ferita a luglio 2015.

Negli ultimi due anni, più di 1.963 feriti hanno raggiunto il pronto soccorso dell’ospedale di Al Ramtha. Circa il 75% presentava devastanti lesioni da scoppio causate dalle armi altamente esplosive usate in Siria. 63 pazienti, tra cui 19 bambini trattati di recente da MSF in Giordania, hanno riferito di essere stati vittime di barili bomba. Altri hanno riportato di essere stati feriti da armi vietate, come le bombe a grappolo e le mine disseminate nei campi. Sono le vittime dirette della violenza che sta dilaniando la Siria e delle numerose violazioni del diritto umanitario internazionale che caratterizzano questi scontri continui.

Dopo la fase di chirurgia d’urgenza, il rischio d’infezioni e di complicazioni mediche per i pazienti rimane elevato. Molti dei feriti di guerra siriani restano con menomazioni permanenti, mentre allo stesso tempo cercano con tutti i mezzi di superare il loro trauma. Ciò spiega perché sia di vitale importanza assicurare ai feriti di guerra siriani un adeguato supporto psicologico, oltre a solide cure postoperatorie e di riabilitazione. L’assistenza psicologica e la fisioterapia sono componenti importanti del progetto di MSF presso l’ospedale di Al Ramtha.

Le testimonianze di due operatrici italiane

(dal reportage su Repubblica.it)

“Ci si sente con un piede in Siria, il più vicino possibile” racconta Letizia Gualdoni, che è stata per dieci mesi il coordinatore medico dell’ospedale a Ramtha.

“Abbiamo operato una bambina di 4 anni con un trauma cranico gravissimo – racconta Luisa Mancini, chirurgo italiano dell’ospedale di Ramtha – la valutazione iniziale era che sarebbe rimasta sorda, cieca e muta, senza mobilità agli arti inferiori. Era orfana ed era rimasta sotto le macerie a lungo. Ma con un lavoro eccezionale degli specialisti, adesso dice qualche parola e si capisce che ascolta”.

Le attività di MSF in Giordania

Da quando il conflitto in Siria ha avuto inizio, oltre quattro milioni di siriani hanno cercato rifugio nei Paesi vicini, tra cui la Giordania. MSF è presente in Giordania dall’agosto del 2006 con un programma di chirurgia ricostruttiva in attuazione ad Amman. Dal 2013, MSF lavora per fornire assistenza a rifugiati e pazienti attraverso il programma di chirurgia traumatologica d’urgenza di Al Ramtha, che prevede un centro di assistenza postoperatoria situato nel campo profughi di Zaatari, nonché un ospedale per madri e bambini, e due cliniche per il trattamento delle malattie non trasmissibili a Irbid per dare sostegno ai rifugiati siriani in comunità di accoglienza, così come ai giordani indifesi.

Leggi il rapporto “Life after the rubble” in inglese

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