Il dramma dei profughi ceceni lettera aperta di MSF all OCHA

Egregio Signor Oshima,

In seguito alla ripresa del conflitto in Cecenia, circa 180.000 ceceni si sono rifugiati, dal 1999, in zone di relativa sicurezza in Cecenia e nei territori vicini (Inguscezia, Daghestan e Georgia).

I profughi ceceni sono sparsi in questi territori in tendopoli, “centri collettivi” (di solito edifici pubblici e commerciali) e alloggi privati. Dal 1999, Medici Senza Frontiere (MSF) fornisce assistenza a queste popolazioni e, attraverso il contatto diretto con i pazienti, è fermamente convinta che la maggioranza dei profughi considera l’ipotesi di rientrare in Cecenia priva delle fondamentali garanzie di sicurezza. Questa paura trova fondamento nelle continue azioni di violenza indiscriminata che colpiscono i civili che ancora vivono all’interno della Cecenia.

In seguito allo spostamento forzato di profughi da Znamenskoye (vedere comunicato stampa di MSF del 9 luglio), MSF è preoccupata che vengano riadottati gli stessi schemi di intimidazione ripetuti in Inguscezia. Qui, le autorità federali russe, le nuove autorità dell’Inguscezia e quelle cecene esercitano sui profughi delle pressioni che rendono la loro vita così difficile al punto da lasciar loro solo la possibilità di tornare in Cecenia.

Il 29 maggio 2002, il ministro federale Yelagin, il ministro plenipotenziario delegato del presidente Kazantsev, il Presidente dell’Inguscezia Zyazikov e il Direttore dell’amministrazione cecena Kadyrov hanno firmato un piano formale in 20 punti per il rimpatrio di tutti i profughi ceceni in Inguscezia entro l’ottobre 2002. Il piano prevede la chiusura completa delle tendopoli in Inguscezia, senza prevedere alcuna sede alternativa per coloro che non volessero tornare.

L’11 luglio 2002, Stanislav Ilyasov, capo del governo ceceno, ha confermato questa decisione in una conferenza stampa citando l’ordine del Presidente russo Vladimir Putin di “liquidare” i campi prima dell’autunno.

Nello stesso tempo, sono state posizionate delle forze armate in vicinanza dei campi per i profughi ceceni in Inguscezia (un esempio è il presidio militare di Troitskaya, appena installato a circa cinque chilometri dalle tendopoli di Sputnik e Alina a Sleptovskaya, nell’Inguscezia orientale). Simultaneamente, è aumentato il numero di arresti e di “sparizioni” di profughi da questi campi. Questi avvenimenti accrescono l’insicurezza e la paura e spingono ulteriormente i profughi ceceni a fuggire di nuovo.

La prima fuga di civili ceceni verso l’Inguscezia e il Daghestan era stata causata dalla guerra civile e dalle diffuse violazioni dei diritti umani. In realtà, la Cecenia è ancora in uno stato di guerra civile e le violazioni dei diritti umani sono frequenti. Inoltre, a causa della strategia di “minima assistenza” attuata dalle autorità russe fin dall’inizio della seconda guerra nel 1999, i profughi ceceni che si trovano in Inguscezia vivono in condizioni spaventose.

La scarsa assistenza e le pressioni descritte qui sopra sono concepite per costringere queste persone a tornare in Cecenia senza dar loro una reale possibilità di scelta.

Pur riconoscendo che sono stati effettuati dei seri tentativi per indagare sulle condizioni del rientro e che le Nazioni Unite hanno fatto delle dichiarazioni pubbliche nelle quali esponevano queste preoccupazioni, Vi chiediamo ora, come abbiamo precedentemente chiesto al Vostro rappresentante a Mosca, che le Nazioni Unite agiscano in modo appropriato nell’esaminare alcuni fatti che potrebbero essere interpretati come una loro complicità nel ricollocamento forzato del popolo ceceno.

Anche se in un comunicato stampa del 23 luglio, avete dichiarato che il “ricollocamento [degli sfollati ceceni da Znamenskoye] potrebbe non essere considerato come interamente volontario”, non avete condannato i rientri forzati, nonostante essi siano vietati dalla legge umanitaria internazionale.

Nei campi per gli sfollati ceceni in Inguscezia, il Ministro dell’Interno della Federazione russa ha fatto circolare dei volantini contenenti le informazioni divulgate dal Primo Ministro ceceno Ilyasov sui servizi disponibili per coloro che volessero tornare in Cecenia. Nel volantino si dichiara che, a coloro che volessero rientrare, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) avrebbe fornito del cibo su base costante e che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) avrebbe fornito dei pacchi non alimentari, monitorato le condizioni di vita e fornito delle tende e materiali da costruzione per costruirsi un eventuale rifugio.

Nessuna delle due agenzie ha preso un impegno formale per la fornitura di questi servizi. Ma né il WFP né l’ACNUR ha ufficialmente smentito queste dichiarazioni.

Anche se le Nazioni Unite hanno ricevuto il mandato di fornire assistenza umanitaria ai profughi ceceni in Inguscezia, il personale di MSF sul terreno è preoccupato dalla generale riduzione di presenze e di assistenza del personale delle Nazioni Unite nei campi visitati durante le ultime settimane. Questa situazione spinge ancora maggiormente gli sfollati ceceni verso un ritorno al loro paese.

Le Nazioni Unite devono fare molto di più per occuparsi della situazione umanitaria in deterioramento in Inguscezia e Cecenia e prendere delle decisioni concrete per garantire i diritti e i fabbisogni elementari del popolo ceceno, in Inguscezia o in Cecenia. Pertanto Vi esorto, nella Vostra qualità di SottoSegretario generale dell’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari, a garantire che le Nazioni Unite:

– forniscano un’assistenza adeguata e continua ai profughi ceceni in Inguscezia a seconda dei loro bisogni;
difendano il diritto fondamentale del popolo ceceno a cercare rifugio e a rimanere in Inguscezia;
– prevengano qualsiasi spostamento forzato di popolazioni verso la Cecenia, in conformità con la legge umanitaria internazionale;
– rafforzino la protezione ai profughi ceceni attraverso l’impiego di un numero adeguato di responsabili della protezione internazionale in Inguscezia e in Cecenia;
– forniscano delle informazioni accurate direttamente ai profughi ceceni sulle reali condizioni in Cecenia, le loro opzioni e la posizione delle Nazioni Unite;
– correggano immediatamente tutte le informazioni sbagliate e/o fuorvianti relative all’assistenza delle Nazioni Unite in Cecenia che potrebbero circolare nei campi profughi.
Distinti saluti.

Dott. Morten Rostrup,
Presidente di MSF International

(La lettera è stata inviata a Kenzo Oshima
Sottosegretario generale per gli affari umanitari e coordinatore dei soccorsi di emergenza delle Nazioni Unite)

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