La rottura dei negoziati dell OMC offre un ultima possibilità di discussione sull accesso ai farmaci generici

  • Accesso ai farmaci

Roma, 24 dicembre 2002 – Riuniti a Ginevra fino alla tarda serata di venerdì, i paesi membri dell'Organizzazione Mondiale del Commercio non hanno trovato un accordo sull'accesso ai farmaci brevettati per i paesi più poveri e precisamente sulle modalità d'applicazione del paragrafo 6 della dichiarazione di Doha, che dava priorità alla salute pubblica rispetto ai diritti della proprietà intellettuale. Nonostante il fatto che il testo in esame conteneva già elementi di pregiudizio nei confronti dei paesi più poveri, è stato il veto degli Stati Uniti – che volevano restringere l'accordo ad una lista ristretta di malattie – a bloccare tutto. I negoziati continueranno l'anno prossimo. Medici Senza Frontiere (MSF) incoraggia i membri dell'OMC ad approfittare di quest'opportunità per rivedere le loro posizioni e proporre un testo equo che dia priorità alla salute delle persone piuttosto che agli interessi dell'industria farmaceutica dei paesi ricchi.

"Oggi, in Malawi, in Honduras o in Cambogia, alcuni malati di aids possono avere dei trattamenti generici con triterapie al prezzo di 300 dollari l'anno a persona, questo perché i produttori indiani o tailandesi sono in grado di esportarli", spiega Ellen 'T Hoen di MSF. " Ma finché non verrà apportata una vera soluzione al paragrafo 6 della dichiarazione di Doha, la fonte dei generici accessibili non farà altro che prosciugarsi. In futuro numerosi pazienti verranno esclusi dall'accesso a un trattamento indispensabile per la loro sopravvivenza perché non potranno affrontare i costi delle medicine di marca."

A novembre 2001, la dichiarazione di Doha sull'Accordo del commercio relativo ai diritti di proprietà intellettuale (TRIPS) e sulla salute pubblica avevano dato ai paesi in via di sviluppo la speranza che la regolamentazione potesse aiutarli a proteggere le reali possibilità di accedere ai farmaci essenziali. La dichiarazione affermava senza equivoci che "l'accordo sulla proprietà intellettuale può e deve essere interpretato e applicato in un senso che favorisca il diritto dei paesi membri dell'OMC a proteggere la loro salute pubblica e, in particolare, a promuovere l'accesso ai farmaci essenziali." Questa asserzione decisiva dava chiaramente la priorità ai pazienti rispetto ai brevetti. Eppure, un aspetto essenziale fu lasciato da parte a Doha: come garantire che un paese che produce sotto licenza farmaceutica, possa esportare verso un paese che ha ottenuto una licenza obbligatoria ma che non dispone dei mezzi di produzione? Il paragrafo 6 della dichiarazione di Doha sottolineava questo difetto dell'accordo sulla proprietà intellettuale. L'OMC aveva dato come mandato al consiglio dei TRIPS di trovare una "soluzione rapida a questo problema e di integrarlo nell'accordo generale dell'OMC prima della fine dell'anno 2002."

Data la disparità delle motivazioni in campo, non è affatto sorprendente che i delegati abbiano fallito a Ginevra.
Sotto l'influenza dell'industria farmaceutica, gli Stati-Uniti, il Canada, il Giappone, l'Unione Europea e la Svizzera hanno utilizzato i loro sforzi per deviare e sminuire lo spirito e la lettera della dichiarazione di Doha. Durante tutte le settimane di negoziati, i testi proposti non hanno fatto altro che conformarsi sempre più alle loro domande, al fine di soddisfare le loro posizioni estreme e intransigenti. L'ultimo modello, quello del 16 dicembre, pendeva pesantemente a loro favore, ma alla fine fu rigettato dagli Stati-Uniti, che lo trovava troppo generoso nello spettro delle malattie.

Nelle discussioni future, è vitale che il testo non limiti le prerogative ad alcune malattie, come lo esigono l'industria farmaceutica e gli Stati-Uniti. La dichiarazione di Dhoa si riferisce semplicemente alla protezione della "salute pubblica". Nessuna logica di salute pubblica può pretendere di ridurre ad alcune malattie una politica definita in origine per aumentare l'accesso di tutti ai farmaci essenziali.

"Se l'accordo è troppo restrittivo, i paesi in via di sviluppo saranno progressivamente costretti ad approvvigionarsi presso le compagnie iniziali, che hanno prezzi almeno doppi di quelli delle società generiche, anche se in un mercato competitivo come quello di oggi", spiega Ellen 't Hoen. "Ci sono circa 30 milioni di persone affette da HIV/aids che vivono nell'Africa Subsahariana, e l'ostacolo principale che impedisce di salvare le loro vite è il costo del trattamento. Il prezzo delle medicine deve calare fino a che questi malati possano avere accesso a questi farmaci. Come potrebbe accadere ciò, se le compagnie che potrebbero produrre farmaci generici vengono soffocate?"

L'accordo non deve costringere i paesi a negoziare "caso per caso", o farmaco per farmaco, non deve comportare condizioni di applicazioni costose né procedure superflue. Se il testo deve offrire una vera "soluzione" all'esportazione della produzione, bisogna che sia semplice, applicabile ed automatico. Bisogna tenere a mente che se una soluzione giusta e razionale non viene trovata, i paesi poveri non avranno la stessa facilità dei paesi ricchi nell'utilizzare le licenze obbligatorie e quindi saranno i pazienti dei paesi in via di sviluppo che ne pagheranno le conseguenze.

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