Lampedusa la morte dei richiedenti asilo evidenzia i gravi fallimenti della politica italiana sull immigrazione.

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Roma 23 ottobre 2003. L'organizzazione medica internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) esprime le sue profonde preoccupazioni circa il destino dei richiedenti asilo che approdano sull'isola di Lampedusa.

Domenica 19 ottobre 2003 all'una del mattino una barca che trasportava 24 richiedenti asilo provenienti in maggioranza dalla Somalia è arrivata a Lampedusa. 13 di loro non sono sopravvissuti al viaggio, i restanti 11 sono stati trasportati nel CPT (Centro di Permanenza Temporanea) dell'isola siciliana, all'interno del quale MSF fornisce assistenza medica. La maggioranza dei sopravvissuti, a causa delle drammatiche condizioni di salute riscontrate all'arrivo, è stata trasferita presso il reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Palermo.

Nelle ultime settimane episodi drammatici come questo sono diventati una tragica costante.

Il 3 ottobre, almeno 100 persone, incluse 17 donne e 17 bambini, sono partiti da Tripoli, capitale della Libia. Quattro ore dopo la partenza il motore del natante si è rotto, i passeggeri della barca avevano provviste di acqua e cibo per sole 36 ore. Al quarto giorno è avvenuto il primo decesso. Dieci giorni dopo, al loro arrivo a Lampedusa, tutti i bambini erano morti e solo due delle 17 donne erano ancora vive, una di queste versa ancora in stato di coma.

"Durante i 10 giorni passati in mare ci siamo persi, ogni mattina raccoglievamo i corpi delle persone che erano morte durante la notte e le gettavamo in mare per evitare epidemie" dice Mohammed, uno dei sopravvissuti, un richiedente asilo somalo proveniente da Johar, una città a nord di Mogadiscio. "Sulla barca si gelava e non avevamo acqua. Dopo circa due giorni sei dei miei compagni hanno utilizzato del legno per costruire una zattera improvvisata. Dicevano che la terra era solo a poche miglia di distanza, l'avrebbero raggiunta e da li avrebbero potuto chiedere aiuto per tutti noi. Partirono poco dopo ma da quel momento non abbiamo mai più avuto notizie di loro"

"Il governo italiano, semplicemente, non è preparato a prevenire questo tipo di tragedie a Lampedusa" spiega Loris De Filippi, Capo Missione di MSF-Missione Italia. "Nonostante l'Italia non sia sotto assedio, da metà giugno del 2003 circa 5000 rifugiati sono arrivati sull'isola. Ad ottobre, circa 600 rifugiati sono arrivati e quasi ogni girono c'è una barca in arrivo. A causa delle manchevolezze delle autorità italiane nell'assumersi le proprie responsabilità, l'accoglienza rimane disorganizzata, il livello di assistenza è minimo e i rifugiati che sopravvivono non sono nemmeno informati dei loro diritti più elementari".

Appare chiaro come la posizione italiana rifletta l'attuale trend presente in tutta l'Unione Europea, focalizzandosi principalmente sulla deterrenza invece che investire in un sistema di seconda accoglienza ed un'assistenza di più alto livello. "Cercare di respingere persone che fuggono disperate da conflitti e persecuzioni non funziona, come dimostrano gli ultimi avvenimenti. Quando queste persone arrivano sono degne di ricevere le cure di cui hanno bisogno, i diritti che gli sono riconosciuti e, soprattutto, di essere trattati con dignità", conclude Loris De Filippi.

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