Le false accuse della Pfizer contro MSF

Le false accuse della Pfizer contro MSF

Tra i cablogrammi della diplomazia statunitense pubblicati sul sito di Wikileaks vi erano dettagli riguardanti un incontro, avvenuto nell’aprile del 2009, tra un funzionario della compagnia farmaceutica Pfizer e membri dell’Ambasciata USA in Nigeria.

Al tempo dell’incontro, la Pfizer si trovava nel pieno di una battaglia legale con il Governo nigeriano per la sperimentazione clinica non etica di un antibiotico per bambini. La sperimentazione clinica aveva avuto luogo nel 1996 nello stato di Kano, durante una massiccia epidemia di meningite.

La Pfizer aveva condotto la sperimentazione dell’antibiotico orale trovafloxacin, denominato “Trovan”, nonostante non vi fossero preventive prove mediche sulla sua efficacia contro la meningite. I ricercatori della Pfizer avevano condotto il test presso l’ospedale “Kano State Hospital”, dove Medici Senza Frontiere stava curando bambini con una terapia antibiotica migliore e clinicamente approvata per la cura della meningite batterica.

Il 30 luglio del 1999 era stato raggiunto un accordo di 75milioni di dollari americani con lo Stato di Kano. Altri casi sono ancora pendenti dinanzi ai tribunali degli Stati Uniti e del Governo federale nigeriano per perseguire vie giudiziarie contro la Pfizer.

È per contrastare questo scenario che, nei cablogrammi della diplomazia USA, la Pfizer ha accusato falsamente MSF di usare il Trovan. Prove documentate hanno dimostrato che queste accuse sono palesemente false. MSF non ha mai, in nessun momento, somministrato il Trovan ai propri pazienti. Il contenzioso legato a questo caso e indagini esaustive sulla questione suggeriscono che i tentativi della Pfizer di riscrivere la storia hanno l’obiettivo deviare la responsabilità per le azioni commesse dalla casa farmaceutica.

MSF non lavorava nell’ala dell’ospedale nello Stato di Kano dove invece operavano i ricercatori clinici della Pfizer e lo staff di MSF non aveva nessun collegamento con la Pfizer. Quando il personale di MSF si è reso conto di cosa stesse facendo la Pfizer, erano inorriditi dalle pratiche messe in atto dal team della casa farmaceutica. Lo staff di MSF ha comunicato le proprie preoccupazioni sia alla Pfizer sia alle autorità locali.

Non era quello il momento per un test clinico,” afferma Jean Hervé Bradol, già Presidente della sezione francese di MSF, il responsabile medico al quale il team di Kano riportava a quel tempo. “Nell’ospedale erano nel panico, sommersi da pazienti gravemente ammalati. Il team era scioccato dal fatto che la Pfizer continuasse il suo cosiddetto lavoro scientifico nel mezzo dell’inferno.”

I funzionari della Pfizer non hanno fatto nessun tentativo per chiarire la loro affermazione e ritirare le accuse infondate contro MSF. Un piccolo numero di rapporti che circolano su internet hanno adottato la versione degli eventi fornita dai funzionari della Pfizer.

Un’inchiesta esaustiva condotta dal Washington Post, con un esaustiva ricostruzione dei fatti e con interviste fornite dalla staff di MSF, pubblicata il 17 dicembre 2000, fornisce una chiara distinzione tra le attività della Pfizer e il lavoro di MSF durante l’epidemia di meningite.

Dietro un cancello assediato da una folla sofferente c’erano due cliniche diverse. Un’organizzazione umanitaria, Medici Senza Frontiere, aveva allestito un centro di cura unicamente con l’obiettivo di salvare vite umane. I ricercatori della Pfizer Inc., una grande casa farmaceutica statunitense, aveva creato un altro centro per usare l’epidemia di meningite in Niveria per condurre esperimenti su bambini con quello che credevano essere un promettente nuovo antibiotico — un farmaco che non era neanche stato approvato negli Stati Uniti.

L’articolo ha poi innescato vari procedimenti legali avviati dalle vittime e dal governo nigeriano contro la Pfizer.

Con farmaci clinicamente approvati e disponibili, la Pfizer ha invece deciso di condurre test per un medicinale non approvato su bambini la cui vita era appesa a un filo. “La gravità della situazione avrebbe richiesto l’uso di un protocollo di cura conosciuto ed efficace, invece di condurre dei test clinici con un nuovo antibiotico dai risultati incerti”, afferma il Dottor Bradol.

Condividi con un amico