MSF ad Amman offre chirurgia ad alta tecnologia per salvare le vittime del conflitto in IRAQ.

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 Ahmed era rimasto talmente sfigurato dal bombardamento dello scorso ottobre che suo padre e suo zio hanno trascorso mezz’ora nella stessa stanza all’ospedale di Baghdad senza riconoscerlo. Il bambino, scioccato dall’esplosione, non parlava.

“Stava lì da solo” racconta il padre di Ahmed attraverso un interprete. “Ha subìto un’amputazione senza nessuno della famiglia vicino. Nessuno lo conosceva. Era solo un bambino in un ospedale”. Padre e figlio si sarebbero riuniti solo tre giorni dopo.

Nel dicembre del 2006, dopo numerose operazioni di ricostruzione del volto andate fallite, tra cui molteplici trapianti di pelle, Ahmed e suo padre sono arrivati al Red Crescent Hospital di Amman, in Giordania, dove dall’agosto del 2006 Medici Senza Frontiere (MSF) gestisce un programma di chirurgia ricostruttiva per i feriti di guerra iracheni. Ad aprile del 2007 il piccolo aveva già subito due interventi di ampia microchirurgia ricostruttiva ed era in lista per almeno altri tre interventi finalizzati alla ricostruzione del naso e delle labbra. Dall’avvio del progetto di MSF sono stati ricoverati 210 pazienti e Ahmed è tra questi.

MSF fornisce farmaci essenziali e scorte mediche a una serie di ospedali iracheni ma il progetto di chirurgia con sede ad Amman ( il cui staff è in gran parte composto da chirurghi iracheni) rappresenta l’azione più diretta intrapresa da MSF per soccorrere la popolazione irachena da quando, nel novembre del 2004, l’organizzazione fu costretta a ritirare il suo staff dall’Iraq a causa dell’inaccettabile livello di insicurezza.

La paralisi del sistema sanitario

Il sistema sanitario iracheno è ormai al collasso. Gli ospedali, soprattutto a Baghdad, sono a corto di farmaci, di attrezzature chirurgiche e addirittura di elettricità. Oltre ai bisogni materiali, secondo alcune stime dell’Associazione Medica Irachena, dei 34.000 medici iracheni registrati precedentemente al 2003, oltre la metà è fuggita all’estero e almeno 2.000 sono stati uccisi.

“Oggi è quasi impossibile essere operati in Iraq” dice il dottor Bassam, chirurgo ortopedico che collabora con MSF. “a maggior ragione da quando tanti medici si sono trasferiti al nord o hanno lasciato il paese in cerca di un posto più sicuro. Di conseguenza ci sono sempre meno specialisti e per giunta sono anche particolarmente presi di mira. Dall’inizio della guerra nel 2003, molti di loro sono stati rapiti. Questi medici si trovano tra l’incudine e il martello”.

Questo insieme di fattori ha avuto un effetto devastante sul sistema sanitario iracheno. Quasi quotidianamente si ripete questa scena: dopo un attacco che provoca un alto numero di vittime, le strutture mediche vengono sommerse dai feriti. I pazienti vengono spesso rimessi in sesto alla meglio, stabilizzati e mandati a casa dove inevitabilmente vanno incontro a complicazioni mediche. Alcuni pazienti hanno paura di andare negli ospedali gestiti da determinati gruppi politici o religiosi o da gruppi armati.

“L’intero sistema di medicina di emergenza è in una situazione gravissima, a partire dal momento del ferimento, all’evacuazione, al pronto soccorso fino agli interventi risolutivi o programmati” dice il dottor R., coordinatore medico di MSF ad Amman e uno dei più eminenti chirurghi ortopedici iracheni. “Vediamo molti casi di lesioni non diagnosticate o malcurate e tanti casi di complicazioni post-operatorie perché gli interventi andavano fatti in modo diverso”.

Ad Amman

Amman offre un ambiente sicuro nel quale i chirurghi di MSF possono lavorare bene e nel quale i pazienti come Ahmed possono ristabilirsi dall’intervento chirurgico. Una rete di chirurghi in Iraq invia i pazienti nel progetto di Amman. L’anamnesi di ciascun paziente viene attentamente riesaminata dal team di MSF. Una volta che il paziente viene accettato dal programma, MSF si occupa dei trasporti e di tutti gli aspetti burocratici necessari per il suo trasferimento, un’operazione difficile e che richiede molto tempo.

Procedure ad alta tecnologia per trattare le lesioni più devastanti

La complessità e gravità delle lesioni riportate dai feriti di guerra iracheni richiedono le più sofisticate e innovative tecniche chirurgiche. Per riparare il viso di Ahmed, un chirurgo di MSF ha trapiantato la pelle e il muscolo della schiena del bambino. I chirurghi maxillo-facciali di MSF utilizzano dei modelli tridimensionali al computer per la fase di pianificazione e preparazione preoperatoria.

“Per quanto riguarda la chirurgia plastica, ci occupiamo dei casi più complessi di ustioni, cicatrici e contratture (assenza di mobilità)” dice il dottor R. “Non facciamo chirurgia estetica, ci occupiamo soprattutto di chirurgia ricostruttiva. Facciamo interventi che durano 11 o 12 ore. Alcuni pazienti necessitano di sei o sette interventi e vengono ricoverati dai quattro ai sei mesi”.

Infezioni resistenti ai farmaci

Circa la metà dei pazienti che necessitano di procedure ortopediche arriva ad Amman con ossa e piaghe gravemente infette che spesso sono resistenti a molti antibiotici. I pazienti sono soggetti a infezioni a causa delle condizioni antigieniche degli ospedali iracheni e anche per il ritardo con il quale vengono curati.

“Dall’Iraq arrivano pazienti con infezioni molto difficili da curare” dice il dottor R. “In Iraq la cattiva gestione e l’uso scorretto degli antibiotici provocano la comparsa di batteri resistenti. Questi batteri sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici tranne a uno o due di nuova generazione che però sono molto costosi”.

È solo l’inizio

Mediamente ogni mese arrivano 40 pazienti nel progetto di Amman e l’obiettivo di MSF è quello di raddoppiare la capacità ricettiva del progetto. Tuttavia, anche allora, il numero di pazienti trattati da MSF rappresenterà solo una piccola parte dei civili iracheni con un disperato bisogno di cure chirurgiche adeguate. Altri team di MSF stanno anche valutando altre modalità per fornire assistenza diretta alla popolazione irachena vittima del conflitto.

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