MSF chiede protezione per i rifugiati nordcoreani in Cina.

Sabato 18 gennaio – 48 nordcoreani tra cui diverse famiglie con bambini, che si stavano apprestando a lasciare la Cina via mare e a chiedere asilo alla Corea del Sud e al Giappone, sono stati arrestati dai servizi di sicurezza cinesi nella città di Yantai (provincia di Shandong). Anche i tre operatori umanitari (non appartenenti a MSF) che li stavano assistendo sono stati fermati. Come migliaia di loro connazionali, questi rifugiati sono in pericolo: rischiano di subire duri interrogatori e di essere rimpatriati con la forza in Corea del Nord dove li attende una sorte drammatica. Anche i tre volontari che gli offrivano sostegno rischiano pesanti pene detentive in Cina. Il caso di questi 48 rifugiati è eloquente: testimonia la disperazione di questo popolo e l'urgente bisogno di portare loro soccorso. Traduce una tragedia umana che non verrà risolta dalla repressione. Non si può che condannare il loro arresto e denunciare una volta di più il non-rispetto del loro diritto alla fuga e le persecuzioni di cui sono vittime.

Durante questi ultimi tre anni, la Cina ha arrestato e rimpatriato con la forza migliaia di nordcoreani in fuga dal loro paese per chiedere asilo e assistenza. Dall'inizio del mese di dicembre 2002, come per sbarazzarsi definitivamente della questione dei rifugiati nordcoreani, una nuova caccia all'uomo è partita in Cina con l'attiva complicità delle forze di sicurezza. A metà gennaio 2003, 3.200 civili nordcoreani sono stati respinti in seguito a questa campagna soprannominata "dei 100 giorni". Altre 1.300 persone attendono il loro rimpatrio nei centri di detenzione di Tumen e Longjing. La trappola sistematica organizzata e condotta in Cina non offre altra possibilità ai rifugiati nordcoreani se non la fuga disperata verso un terzo paese, rischiando la propria vita.

Gli operatori umanitari che hanno cercato di soccorrerli sono anch'essi sottoposti alle vessazioni delle autorità cinesi per le quali aiutare un nordcoreano è considerato un crimine. Agli arresti e alle espulsioni, alle multe imposte a chi offre loro aiuto e alle indennità per la delazione, si aggiungono oggi impegni scritti di non-assistenza ai nordcoreani che i residenti di Yanbian, sospettati ai aiutare queste persone, sono tenuti a firmare. In questo contesto, prestare aiuto ai nordocreani in situazioni di difficoltà è sempre più difficile e rappresenta una sfida che pochi organismi di soccorso, ostacolati da questa politica di sanzioni, sono in grado di portare avanti.

Se attualmente l'attenzione internazionale è rivolta al regime di Pyongyang, il destino dei rifugiati nordcoreani resta totalmente ignorato. La violazione accertata delle convenzioni internazionali per la Cina, e i tentativi disperati di centinaia di nordcoreani per trovare rifugio presso delle rappresentanze estere, non hanno permesso di far emergere la questione della protezione dei nordcoreani richiedenti asilo. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) a Pechino, più volte sollecitato, si rivela incapace di assicurare questa protezione.

MSF chiede all'ACNUR di intervenire immediatamente presso le autorità cinesi e di esaminare in maniera concreta e approfondita le richieste d'asilo dei nordcoreani arrestati sabato scorso. MSF, conformemente alle disposizioni del diritto internazionale, chiede che queste persone non vengano rimpatriate in Corea del Nord, rischiando la loro vita, e che venga loro offerta protezione. MSF chiede che vengano immediatamente rilasciati gli operatori umanitari.

Medici Senza Frontiere condanna vivamente la repressione e il rimpatrio forzato dei nordcoreani in Cina e denuncia la politica cinese rivolta a criminalizzare l'assistenza umanitaria apportata ai rifugiati nordcoreani.

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