Dopo l’attacco aereo vicino a un mercato nello stato di Rakhine, almeno 50 morti e 60 persone con mutilazioni o ustioni gravi. MSF denuncia un sistema sanitario ormai al limite.
Dichiarazione del dottor Mark Sherlock, responsabile dei programmi medici di MSF in Myanmar
L’attacco aereo vicino a un mercato affollato a Kyauktaw, nello stato di Rakhine, avvenuto lunedì, secondo quanto riportato avrebbe ucciso almeno 50 persone. Ma, da medico, so fin troppo bene che questo numero probabilmente aumenterà. Almeno altri 60 sopravvissuti, tra cui donne e bambini, sono rimasti mutilati o gravemente ustionati. Molti ora necessitano di cure traumatologiche complesse e salvavita che il sistema sanitario del Rakhine è estremamente poco attrezzato a fornire.
Con solo pochi ospedali ancora funzionanti nel Rakhine centrale, dove molti dei feriti vengono trasferiti, il personale sanitario è già al limite. Ogni giorno è costretto ad adattarsi alla carenza di tutto: farmaci, attrezzature mediche, personale e perfino il cibo necessario a sostenere la ripresa dei pazienti.
Gestire, in aggiunta a tutta questa carenza, un afflusso di massa di feriti di guerra sta spingendo i servizi sanitari sull’orlo del collasso. Lo so perché negli ultimi 5 anni ho ricoperto il ruolo di responsabile dei programmi medici di MSF per il Myanmar. Nel Rakhine, come in molte altre aree del paese colpite dal conflitto in cui MSF lavora, il sistema sanitario è appeso a un filo.
Ferite da esplosione, fratture, perforazioni polmonari, emorragie interne e ustioni gravi richiedono tutte cure mediche immediate, e spesso specialistiche, tra cui chirurgia d’urgenza e assistenza post-operatoria. Ci risulta che almeno 17 pazienti siano in condizioni critiche. Ma anche mentre questi pazienti giacciono gravemente feriti, la loro sicurezza – e quella di chi si prende cura di loro – non è garantita.
Nonostante le protezioni riconosciute agli ospedali e alle infrastrutture civili dal diritto internazionale umanitario, negli ultimi 9 mesi ci sono stati 2 attacchi contro strutture precedentemente supportate da MSF.
Nel dicembre 2025, l’ospedale generale Mrauk-U è stato bombardato, causando la morte di 33 persone e il ferimento di 70. Nel marzo 2026, l’ospedale generale Sittwe è stato colpito da bombardamenti e il suo magazzino medico è stato distrutto. Questi sono solo 2 dei quasi 2.000 attacchi contro l’assistenza sanitaria documentati da Insecurity Insight in Myanmar tra il 2021 e il 2026.
Mentre il sistema sanitario del paese continua a essere distrutto dalla violenza, quanto stiamo sentendo oggi dal Rakhine non mi sorprende. Con l’intensificarsi della violenza, sappiamo che le persone hanno sempre più paura di spostarsi per cercare cure mediche. Sono costrette a valutare il rischio di restare a casa e ritardare le cure rispetto a quello di recarsi in ospedale, dove gli assembramenti potrebbero renderle un bersaglio per il prossimo attacco.
Le attività su base comunitaria, comprese attività come le cliniche mobili che portano le cure più vicino ai luoghi in cui vivono le persone, sono state costrette a ridursi. Alcuni centri di assistenza sanitaria primaria hanno chiuso per evitare di attirare folle e ridurre la propria visibilità e l’esposizione alla violenza.
Questo livello di insicurezza per le persone che cercano di accedere alle cure mediche e per gli operatori sanitari che cercano di fornirle non può essere accettato come normale. L’assistenza sanitaria deve essere protetta – non solo dagli attacchi, ma anche dalla grave privazione di tutto ciò di cui un sistema sanitario ha bisogno per funzionare. Basta bombardare i civili. Basta bombardare gli ospedali. Permettete alle cure mediche salvavita di raggiungere chi ne ha bisogno.