Ebola 2026: quando e dove è iniziata l’epidemia in Congo?
L’epidemia di Ebola 2026 è iniziata nella Repubblica Democratica del Congo, nella zona sanitaria di Mongwalu, provincia dell’Ituri. Nel fine settimana del 9-10 maggio, MSF ha ricevuto segnalazioni di un aumento del numero di decessi dovuti a una sospetta febbre emorragica virale nella zona sanitaria di Mongwalu, un’area a nord-ovest di Bunia, capoluogo della provincia dell’Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo.
In collaborazione con il Ministero della Salute congolese, un team di MSF si è recato sul posto per valutare la situazione e ha riscontrato che 55 persone erano morte dall’inizio di aprile. Abbiamo, inoltre, ricevuto successive segnalazioni secondo cui casi erano stati identificati anche nelle zone sanitarie di Bunia e Rwampara.
Diversi casi sospetti e confermati sono stati notificati nella provincia del Nord Kivu, in particolare a Goma. Due casi sospetti sono stati segnalati presso l’ospedale di Kyeshero, già supportato da MSF nei reparti di pediatria, nutrizione e isolamento nel contesto di epidemie come morbillo o colera. Un paziente continua a essere curato nell’ospedale. Abbiamo collaborato strettamente con le autorità sanitarie locali dal sospetto iniziale di questi casi e continuiamo a farlo anche una volta ricoverati presso l’ospedale di Kyeshero.
La situazione Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda: quanti casi ci sono stati e quanto è grave l’emergenza?
Casi sospetti sono stati segnalati già settimane fa e oggi la situazione epidemiologica è poco chiara e in rapidissima evoluzione. Una delle nostre maggiori preoccupazioni è che non conosciamo realmente il quadro completo a causa della scarsità di strumenti diagnostici e della conseguente sottostima dei casi.
Si tratta, inoltre, di una regione estremamente instabile, caratterizzata da un importante flusso migratorio lungo i confini con il Sud Sudan e l’Uganda, dovuto al conflitto armato in corso, alle attività minerarie e al commercio, tutti fattori che potrebbero accelerare la trasmissione del virus e complicare gli sforzi volti a contenere l’epidemia. Le misure di prevenzione e controllo delle infezioni in molte strutture sanitarie — già sotto pressione e con risorse limitate — non sono adeguate alla gestione dei casi di Ebola.
Qual è stato il primo caso di Ebola Bundibugyo 2026?
Secondo il Ministero congolese della Salute Pubblica, dell’Igiene e del Welfare Sociale, il presunto primo caso della malattia è stato quello di un’infermiera di età sconosciuta morta il 24 aprile 2026 presso il Centro Medico Evangelico di Bunia, nella zona sanitaria di Rwampara.
L’infermiera presentava sintomi compatibili con la malattia da virus Ebola: febbre, emorragie e vomito accompagnati da grave debolezza.
Tuttavia, diversi elementi fanno pensare che i primi casi siano iniziati molto prima, ma non siano stati segnalati a causa dell’insufficiente sistema di sorveglianza.
Cos’è il virus Ebola Bundibugyo e come si differenzia dalle altre specie?
La “malattia da virus Ebola” è causata da alcune specie appartenenti al genere Orthoebolavirus. Le specie più note sono il virus Zaire, il virus Sudan e il virus Bundibugyo.
A differenza della maggior parte delle epidemie di Ebola verificatesi nella Repubblica Democratica del Congo, questa è causata dal virus Bundibugyo. Si tratta della terza epidemia causata da questo virus, dopo quelle avvenute in Uganda nel 2007-2008 e nella Repubblica Democratica del Congo nel 2012.
Il virus Bundibugyo è stato identificato per la prima volta nel 2007 nel distretto di Bundibugyo, nell’Uganda occidentale, durante un’epidemia che registrò 131 casi e 42 decessi. Sulla base di queste due epidemie, si stima che il tasso di letalità del virus Bundibugyo sia compreso tra il 25% e il 40%, lievemente inferiore rispetto al virus Zaire che ha una letalità del 70%.
I farmaci e i vaccini ad oggi disponibili contro Ebola sono stati approvati per il virus Zaire, quello più comune, ma non ne conosciamo l’efficacia contro il virus Bundibugyo. Per questo virus ad oggi non esistono terapie né trattamenti specifici approvati.
Anche la diagnosi è complicata: i test GeneXpert usati finora riconoscono solo il virus Ebola Zaire e quindi non riescono a identificare il virus Ebola Bundibugyo. Questo significa che oggi non possiamo affidarci al GeneXpert, un test rapido e semplice perché completamente automatizzato. Dobbiamo invece usare la PCR convenzionale, una tecnica più complessa che richiede personale con una formazione specialistica.
Esiste un vaccino contro l’Ebola Bundibugyo?
Attualmente non esiste un vaccino approvato specificamente contro il virus Ebola Bundibugyo. Il vaccino Ervebo (rVSV-ZEBOV) è uno dei due vaccini approvati contro il virus Ebola Zaire.
Dati disponibili da piccoli studi su primati mostrano che Ervebo potrebbe avere un’efficacia di circa il 75% nella prevenzione dei decessi causati dal virus Bundibugyo.
Questi risultati sono incoraggianti, ma sono ancora necessari studi clinici per dimostrarne l’efficacia su larga scala negli esseri umani.
Inoltre, nel mondo sono disponibili circa 500.000 dosi di Ervebo: una quantità limitata, considerando la potenziale ampiezza di un’epidemia e la necessità di riservarne almeno una parte alle epidemie causate dal virus Ebola Zaire, per il quale la sua efficacia è già stata dimostrata.
Ebola Bundibugyo è curabile? Quali trattamenti esistono?
Attualmente non esiste alcun farmaco specifico approvato per i pazienti affetti da Ebola causata dal virus Bundibugyo.
I due trattamenti a base di anticorpi monoclonali approvati dopo gli studi clinici condotti nella Repubblica Democratica del Congo tra il 2018 e il 2020 sono specifici per il virus Ebola Zaire e non sono efficaci né approvati contro il virus Ebola Bundibugyo.
Alcuni farmaci antivirali e anticorpi monoclonali contro il virus Bundibugyo sono attualmente in fase di studio e la loro efficacia deve ancora essere dimostrata.
Sono in corso interlocuzioni tra le autorità sanitarie congolesi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le aziende produttrici di questi farmaci per approvarne l’utilizzo.
In assenza di una terapia specifica, il trattamento si basa principalmente su terapie sintomatiche e di supporto: reintegrazione dei liquidi, ossigenoterapia e correzione dei parametri ematici e cardiaci.
Quali sono le priorità più urgenti per MSF rispetto all’emergenza dell’Ebola?
I nostri team stanno lavorando senza sosta per preparare una risposta su larga scala, in collaborazione con le autorità sanitarie congolesi e i loro partner, inclusa l’OMS.
MSF sta attualmente mobilitando personale medico e logistico con esperienza nella gestione di epidemie di febbri emorragiche virali.
Forniture mediche essenziali e attrezzature sono in viaggio verso le province colpite da Kinshasa e attraverso il centro logistico di MSF a Kampala, in Uganda.
Sebbene le attività specifiche debbano ancora essere definite insieme alle autorità, una tipica risposta a Ebola si articola in sei pilastri principali:
- cura e isolamento dei pazienti;
- tracciamento e monitoraggio dei contatti;
- sensibilizzazione delle comunità sulla malattia, su come prevenirla e dove ricevere cure;
- svolgimento di sepolture sicure;
- individuazione proattiva di nuovi casi;
- supporto alle strutture sanitarie esistenti.
È, inoltre, fondamentale che MSF garantisca rigorose misure di prevenzione nei propri progetti già attivi per proteggere i pazienti, il personale e l’accesso della popolazione alle cure.
Il coinvolgimento delle comunità sarà cruciale. Se non riusciremo a conquistare la fiducia delle persone, tutto il resto sarà inutile. Vaccini, test, unità di trattamento e tracciamento dei contatti funzionano solo se le persone accettano di partecipare.
Una lezione appresa dalle precedenti epidemie di Ebola è che bisogna mantenere l’accesso alle cure sanitarie ordinarie, come il trattamento della malaria, le vaccinazioni contro il morbillo e i servizi di salute sessuale e riproduttiva.
Ebola non è l’unica emergenza sanitaria pubblica nella RDC. Le principali cause di mortalità nell’est del Paese restano malattie prevenibili come malaria e morbillo.
La RDC, in particolare le regioni orientali, continua a subire molteplici crisi umanitarie. Per questo una delle principali priorità di MSF sarà continuare a garantire le attività mediche esistenti, assicurando alle persone l’accesso alle cure essenziali.
La Repubblica Democratica del Congo ha esperienza nella gestione dell’Ebola?
Prima di questa epidemia, la Repubblica Democratica del Congo aveva già affrontato 16 epidemie di Ebola dal 1976 e ha sviluppato nel tempo una notevole esperienza e competenza nella risposta a questa malattia.
Le autorità sanitarie congolesi, gli operatori sanitari locali, i ricercatori e le comunità sono stati in prima linea in alcune delle risposte a Ebola più complesse al mondo, spesso in condizioni estremamente difficili.
È importante riconoscere che la RDC non parte da zero. Il Paese ha sviluppato una forte esperienza nella sorveglianza epidemiologica, nelle campagne vaccinali, nel coinvolgimento delle comunità, nella capacità laboratoristica e nell’assistenza clinica.
Gli attori internazionali, inclusa MSF, lavorano a supporto — e al fianco — degli sforzi nazionali e locali.
Allo stesso tempo, le epidemie di Ebola nella RDC continuano a svilupparsi in un contesto umanitario sempre più difficile, segnato da insicurezza, sfollamenti, pressioni economiche e sistemi sanitari sotto forte stress.
Queste sfide più ampie fanno parte del mutato panorama umanitario globale che influenza le risposte alle emergenze.
Ebola in Congo: perché è difficile contenere l’epidemia?
Rispondere a una grande epidemia di Ebola è estremamente complesso in un contesto segnato da una grave crisi umanitaria e da conflitti armati in corso nelle province orientali del Paese, in particolare nell’Ituri e nel Nord Kivu.
Le aree colpite sono caratterizzate da insicurezza, infrastrutture deboli, governance complessa, povertà cronica, forti movimenti di popolazione e strutture sanitarie sotto enorme pressione. Tutti fattori che ostacolano la sorveglianza, il tracciamento dei contatti e il trattamento tempestivo — i pilastri fondamentali di una risposta efficace.
Oltre 5 milioni di sfollati interni sono concentrati nel Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri, e il 96% di essi è stato costretto a spostarsi a causa delle violenze armate.
Nella provincia dell’Ituri, in particolare, gli intensi combattimenti tra gruppi armati non statali e forze governative si sono aggravati, lasciando quasi 1 milione di persone sfollate all’interno del Paese.
Nel primo trimestre del 2026, oltre 100.000 persone sono state nuovamente costrette a fuggire nell’Ituri.
Nel Nord Kivu, l’intensificarsi dei combattimenti tra l’esercito congolese e l’alleanza M23/AFC con i rispettivi alleati ha provocato lo sfollamento di quasi 1,2 milioni di persone.
Dall’inizio del 2025, le ostilità hanno raggiunto livelli senza precedenti, colpendo direttamente centri urbani come Goma, Sake e Minova, dove migliaia di famiglie sono state costrette a fuggire più volte.
La maggior parte vive ospitata presso altre famiglie in condizioni drammatiche, con accesso limitato ai bisogni essenziali come l’acqua.
Gli sfollamenti e i combattimenti nelle aree agricole hanno inoltre impedito a molte famiglie di accedere ai propri terreni e alla loro principale fonte di reddito, lasciandole senza possibilità di permettersi cibo e cure mediche.
C’è rischio di diffusione dell’Ebola fuori dall’Africa? Bisogna chiudere lo spazio aereo?
La chiusura dello spazio aereo o l’imposizione di divieti generalizzati di viaggio non sono generalmente il modo più efficace per contenere un’epidemia di Ebola.
L’esperienza dimostra che queste misure possono addirittura ostacolare la risposta, impedendo a team medici, forniture e attrezzature di laboratorio di raggiungere rapidamente le aree colpite.
Possono, inoltre, isolare paesi che hanno urgente bisogno di supporto internazionale.
Ciò che ferma Ebola è il controllo dell’epidemia alla fonte: identificazione rapida dei casi, isolamento e trattamento dei pazienti, tracciamento dei contatti, coinvolgimento delle comunità e solide misure di prevenzione delle infezioni.
Screening sanitari mirati e misure di salute pubblica basate su evidenze scientifiche sono importanti, ma chiusure generalizzate motivate dalla paura più che dall’epidemiologia possono peggiorare la situazione.
Quali altre attività porta avanti MSF nella RDC e in Uganda?
RDC
MSF lavora nella RDC dal 1977.
Nel 2025, MSF ha gestito 17 progetti regolari e risposto a 53 emergenze, con un budget complessivo di 131 milioni di euro.
MSF fornisce un’ampia gamma di servizi medici, tra cui assistenza sanitaria primaria, chirurgia, cure pediatriche e materne e trattamento per le sopravvissute alla violenza sessuale.
La prevenzione e la risposta alle malattie infettive e alle epidemie restano una priorità fondamentale, insieme alla cura dell’HIV e della malaria e al miglioramento dell’accesso alle cure per le persone con disabilità.
Una priorità chiave per MSF è affrontare sia le conseguenze dirette sia quelle indirette della violenza sui civili, in particolare nell’est della RDC, attraverso assistenza medica, servizi idrici e igienico-sanitari nei siti di sfollati e distribuzione di beni essenziali.
I team di MSF intervengono inoltre nelle emergenze legate ai disastri naturali.
Uganda
MSF è presente in Uganda dal 1986.
Supporta gli adolescenti nel distretto di Kasese con cure specializzate, inclusa l’assistenza per l’anemia falciforme, ed è pronta a rispondere alle emergenze nel contesto di epidemie e di afflussi di rifugiati provenienti dai Paesi confinanti.
Cos’è la malattia da virus Ebola: trasmissione, sintomi e contagio
La malattia da Ebola è una febbre emorragica virale infettiva, trasmessa all’uomo attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di animali infetti.
La trasmissione da persona a persona avviene tramite contatto stretto con i fluidi corporei di individui infetti.
I sintomi iniziali possono includere febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Successivamente possono comparire vomito, diarrea, eruzioni cutanee e, in alcuni casi, emorragie.
Chiunque presenti sintomi dovrebbe cercare immediatamente assistenza medica ed evitare contatti con altre persone.