Patto UE su migrazione e asilo: il Parlamento europeo accelera lo smantellamento delle garanzie per i richiedenti protezione

Patto UE su migrazione e asilo: il Parlamento europeo accelera lo smantellamento delle garanzie per i richiedenti protezione

Il Parlamento europeo ha approvato due testi legislativi centrali del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo: la lista comune dell’Unione europea dei Paesi di origine sicuri e il nuovo concetto di Paese terzo sicuro.

Si tratta di un passaggio politico di estrema rilevanza, che segna un ulteriore e preoccupante arretramento delle garanzie previste per le persone che chiedono protezione internazionale nell’Unione europea. Le modifiche approvate rafforzano un’impostazione che svuota progressivamente il diritto d’asilo della sua dimensione individuale, sostituendo l’esame effettivo delle singole storie con presunzioni di sicurezza, automatismi e procedure accelerate.

Una lista UE dei Paesi di origine sicuri: armonizzazione al ribasso dei diritti

L’introduzione di una lista comune europea dei Paesi di origine sicuri, attraverso l’emendamento al Regolamento (UE) 2024/1348, viene presentata come uno strumento di armonizzazione. In realtà, essa rischia di tradursi in un’armonizzazione al ribasso delle garanzie, comprimendo il diritto a una valutazione individuale effettiva delle domande di asilo.

Particolarmente allarmante è la previsione che i Paesi candidati all’adesione all’UE siano automaticamente considerati “sicuri”, un criterio giuridicamente debole e del tutto inadeguato a valutare il rischio di persecuzione o di violazioni dei diritti fondamentali. Analoghe criticità emergono nella designazione di ulteriori Paesi terzi come “sicuri”, tra cui

  • Bangladesh
  • Colombia
  • Egitto
  • India
  • Kosovo
  • Marocco
  • Tunisia

sulla base di valutazioni sommarie e di criteri prevalentemente statistici, come i bassi tassi di riconoscimento delle domande di asilo.

Questo approccio compromette inoltre il diritto a una tutela effettiva, favorendo procedure rapide e semplificate che riducono le possibilità di difesa, anche in presenza di rischi concreti per le persone coinvolte.

Tra gli aspetti più critici dell’applicazione delle procedure di frontiera emerge l’impossibilità di garantire uno screening adeguato e approfondito delle vulnerabilità e dei bisogni individuali di protezione. Tempi ridotti, mancanza di valutazioni multidisciplinari strutturate e condizioni di trattenimento limitano gravemente la capacità di identificare correttamente persone con bisogni specifici, con il rischio concreto di esporle a decisioni affrettate e potenzialmente lesive dei loro diritti fondamentali.

Ancora più grave è la scelta di anticipare selettivamente alcune disposizioni del Patto, prima della sua piena entrata in vigore. L’applicazione immediata del concetto di Paese di origine sicuro e l’estensione delle procedure accelerate anche sulla base di soglie statistiche appaiono funzionali a rispondere a specifiche pressioni politiche di alcuni Stati membri.

In particolare, questa accelerazione normativa sembra mirata a legittimare accordi bilaterali come il Protocollo Italia/Albania, aggirando i limiti dell’attuale quadro giuridico e sacrificando le già fragili garanzie previste dal Patto nel suo complesso. Il risultato è un sistema incoerente, disomogeneo e fortemente sbilanciato a discapito dei diritti fondamentali.

Paesi terzi “sicuri” e esternalizzazione dell’asilo

Il nuovo concetto di Paese terzo sicuro abbassa ulteriormente gli standard di protezione. La “sicurezza” viene valutata sulla base di requisiti minimi e formali, senza una verifica concreta dell’effettiva tutela dei diritti, in aperta contraddizione con gli standard della Convenzione di Ginevra del 1951.

Si rafforzano così i meccanismi di inammissibilità delle domande di asilo, consentendo trasferimenti verso Paesi terzi anche in assenza di qualsiasi legame reale con il richiedente, o, in presenza di un accordo bilaterale per l’ammissione dei richiedenti asilo, addirittura in Paesi dove la persona non è mai stata, e prima che sia garantito un ricorso effettivo.

È un modello che istituzionalizza l’esternalizzazione dell’asilo, privilegiando la rapidità e il contenimento dei flussi rispetto alla protezione delle persone. Inoltre, l’estensione del concetto di “Paese terzo sicuro” e il rafforzamento dei meccanismi di esternalizzazione delle procedure di asilo implicano anche il trasferimento delle persone verso contesti in cui il diritto alla salute non è adeguatamente garantito, con gravi conseguenze per la continuità delle cure, in particolare per chi presenta vulnerabilità mediche e psicologiche.

Come organizzazioni esprimiamo forte preoccupazione per un’evoluzione normativa che mette a rischio il cuore del diritto d’asilo nell’Unione europea. Chiediamo alle istituzioni europee e nazionali di fermare questo processo di smantellamento delle garanzie, di rispettare gli obblighi internazionali e di rimettere al centro la tutela dei diritti fondamentali delle persone in cerca di protezione.

Il diritto d’asilo è una responsabilità giuridica e politica che l’Unione europea non può eludere.

Per il Tavolo Asilo e Immigrazione: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, ARCI, ASCS, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CGIL, CIES, CIR, CNCA, Commissione Migrantes Missionari Comboniani Provincia Italiana, EMERGENCY, Europasilo, Fondazione Migrantes, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose/Road Map per il Diritto d’Asilo, Medici del Mondo Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Oxfam Italia, RECoSol, Refugees Welcome Italia, Italiani Senza Cittadinanza, SIMM, UNIRE