Repubblica Centrafricana: migliaia di rifugiati dal Sud Sudan senza assistenza

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Le équipe di MSF hanno portato assistenza medica salvavita a circa 4.000 rifugiati fuggiti, a fine 2015, dalle violenze in Sud Sudan, e che attualmente vivono in condizioni deplorevoli a Bambouti, un villaggio di 1.000 abitanti nel sud-est della Repubblica Centrafricana (RCA). In fuga da un conflitto, hanno trovato rifugio in un altro paese anch’esso colpito da conflitto, instabilità e con un sistema sanitario al collasso. I rifugiati sud sudanesi non hanno ricevuto alcun tipo di assistenza per molti mesi e non hanno avuto accesso al sistema sanitario e ad acqua potabile. La maggior parte di loro vive in piccole abitazioni di fortuna fatte di foglie di palma che non offrono alcuna protezione dagli agenti atmosferici.
 
Molti rifugiati hanno raccontato alle équipe di MSF di essere scappati dai propri villaggi in Sud Sudan dopo essere stati aggrediti da uomini armati. Molti hanno perso i contatti con i loro parenti durante la fuga.
 
Atenina Koubaka, 38 anni, è scappata da Source Youbu, in Sud Sudan, lo scorso novembre e, dopo aver viaggiato per mesi, finalmente si è ritrovata a Bambouti con i suoi tre figli e il marito. “Il principale problema qui è la mancanza di cibo, acqua e medicine, almeno fin quando non è arrivata MSF”, ha detto. “Finché non finirà il conflitto non ce ne andremo” ha aggiunto. Alcune famiglie hanno perso dei membri per via delle dure condizioni di vita. Poche settimane dopo essere arrivata a Bambouti, Martine Barifue, 28 anni, ha perso suo marito a causa di una malattia che non poteva essere curata. Ora lavora nel frutteto di una famiglia del luogo per ottenere un po' di cibo, per lo più riso e manioca (un tubero locale), per nutrire il suo unico figlio.
 
Durante un intervento di 5 giorni alla fine di aprile, l’équipe di emergenza di MSF ha portato avanti una serie di attività di prevenzione per migliorare l’immunizzazione dei bambini e delle donne incinte contro le epidemie. In totale, 499 bambini di età compresa tra le 6 settimane e i 5 anni hanno ricevuto la vaccinazione pentavalente e anti pneumococco, una combinazione di cinque vaccini in uno. Inoltre, 589 bambini tra i 6 mesi e i 10 anni sono stati vaccinati contro il morbillo, e le donne incinte contro il tetano. L’intervento non è stato rivolto solo ai rifugiati ma anche alla popolazione di Bambouti che non ha ricevuto assistenza sanitaria per diversi anni.
 
Portare assistenza umanitaria a Bambouti, situato in una zona remota e inaccessibile della Repubblica Centrafricana, è estremamente difficile. Diversi gruppi armati operano nella zona e la situazione è in continuo cambiamento.
 
“Le sfide logistiche per la nostra équipe di emergenza sono state enormi” dice Maria Simon, coordinatrice di MSF in RCA. "Con l'aiuto della popolazione locale siamo riusciti a riabilitare la pista di atterraggio, che non era utilizzata da diversi anni, per assicurarci che lo staff e le forniture mediche arrivassero senza rischi”.
 
A partire da marzo, MSF ha supportato la riapertura della struttura sanitaria locale attraverso la donazione di medicine e la formazione di personale sanitario. Più della metà delle consultazioni nel centro sono legate alla malaria. “Con l’inizio della stagione delle piogge, ci aspettiamo un ulteriore aumento dei casi perché i rifugiati non hanno ripari adeguati e zanzariere”, spiega Juan Rodilla, coordinatore dell’emergenza per MSF. Molti pazienti soffrono inoltre di infezioni alle vie respiratorie e diarrea.
 
MSF ha formato alcuni operatori sanitari del luogo per affrontare il prossimo picco di malaria e continuerà a monitorare la situazione a Bambouti. L’organizzazione ha fatto enormi sforzi per far fronte all'estrema vulnerabilità della popolazione e sollecita le altre organizzazioni a usare tutti i mezzi possibili per fornire assistenza umanitaria.
 

Le nostre attività nel Paese

MSF lavora in Repubblica Centrafricana dal 1997 e ha attualmente più di 300 operatori internazionali e oltre 2.000 operatori locali nel Paese. MSF ha raddoppiato il suo intervento in risposta alla crisi scoppiata a fine 2013, e gestisce 6 progetti per i rifugiati dal Centrafrica nei vicini Ciad, Cameroon e Repubblica Democratica del Congo. 
 

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